Lega, Movimento 5 Stelle e la Fattoria degli animali

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di Pierre De Filippo-

La Lega è sempre stato un partito monolitico che non ha avuto dei leader, ha avuto degli dei: quella antiterronica, un po’ sguaiata – “ce l’ho duro” – e federalista venerava l’Umberto nazionale, Umberto Bossi, il senatur.

Quella di oggi, antimigranti, nazionalista e altamente diabetica, tra pane e nutella e sagre varie, l’ha trovato in Matteo Salvini da Milano, erede più o meno degno di Alberto da Giussano.

Un pregio politico la reificazione: vedevi Bossi e vedevi la Lega, sentivi Bossi e sentivi la Lega, vedi Salvini e vedi la Lega, senti Salvini e senti la Lega. O forse no?

Qualche dubbio ultimamente è emerso: Giancarlo Giorgetti, che è al governo per espressa richiesta di Mario Draghi, ha messo in discussione, in questi mesi, più di un pilastro della “cultura” leghista: siamo europeisti o antieuropeisti? I poteri forti ci piacciono o ci stanno antipatici? Diventiamo moderati o ci radicalizziamo?

Pare che Giorgetti abbia anche detto di voler allontanare la Lega da Le Pen, Orbàn, Kaczynski e farla entrare addirittura nei Popolari europei, il partito di Forza Italia. Per tutta risposta, Salvini ha ribadito – a parole e con i fatti – il suo posizionamento internazionale andando ad omaggiare addirittura Bolsonaro, che pare però non averlo riconosciuto molto: “c’era anche Salvati che forse è stato Primo ministro”. Non un figurone.

Dall’altra parte il M5S, che in molti vorrebbero far entrare nel S&D, nel gruppo dei socialdemocratici europei e, per questo, si attendeva il placet del PD che, puntualmente, è arrivato. Certo, oggi ci pare di capire che il placet del PD rispetto al M5S arriverebbe anche se gli proponessero un’abiura verso Enrico Berlinguer ma tant’è, è questione di feeling.

Il Movimento, però, rimane spaccato: i governisti legati a Di Maio, gli oltranzisti legati al Dibba, i “boh, non so, entro, faccio un salto e mi regolo” legati a Conte. Lo si è visto in occasione della nomina del nuovo capogruppo al Senato: Conte puntava sulla rielezione del fedele Licheri mentre Luigi Di Maio – il De Mita del terzo millennio – puntava sulla protetta Mariolina Castellone. Com’è finita? Semplice, quando uomo che sembra De Mita incontra uomo che sembra Mastella, uomo che sembra Mastella è uomo morto. E la Castelloni festeggia.

Ci sono i Movimenti, tanti e diversificati. Che hanno obiettivi diversi e anche confliggenti. Conte punta a tornare a Palazzo Chigi quanto prima: ha inzuppato il pane nella zuppa e gli è piaciuto; Di Maio punta a rimanere al governo per l’eternità, anche se dovessero chiedergli di fare il passacarte o portare i caffè lui rimarrebbe lì, per questione di principio.

Il Dibba, invece, gioca a fare il Che Guevara dei noantri: polemico, barricadero, oltranzista, radicale. Ha il peggior difetto che un politico potrebbe avere: l’idealismo.

Dunque, cosa aspettarci? Una Lega che entra nel PPE e un Movimento che entra nel S&D?

Molti auspicano una soluzione del genere. È sempre preferibile parlare con moderati che non con testardi antisistema che rifiutano le regole del gioco.

Personalmente, la vedrei come la peggiore soluzione tra le tanti possibili per due motivi, uno egoistico ed uno altruistico.

Quello egoistico è che, la storia insegna, quando il rapporto tra destra e sinistra, tra berlusconiani e antiberlusconiani si è radicalizzato – si è scioccamente radicalizzato sulle persone, perché sui temi era molto più in accordo di quanto si potesse credere – sono poi arrivati dei mostri veri, che hanno messo in discussione l’ordine costituito. Quindi è bene che le “parti politiche estreme” rimangano tali, almeno le conosciamo.

Il motivo altruistico è che, se effettivamente i leghisti dovessero diventare popolari e i grillini socialdemocratici, presto o tardi gli elettori comincerebbero a guardarli e a guardare Forza Italia e Partito Democratico e, presto o tardi, finirebbero per non notare più alcuna differenza.

Voi cosa preferireste? L’originale o la copia?

 

 

“MEPs discuss situation in Hungary – Matteo Salvini (ENF, IT)” by European Parliament is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

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