La campagna elettorale è già iniziata

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di Pirre De Filippo-

Se dicessi che la campagna elettorale è già iniziata, sorprendendomi della rapidità con la quale i partiti politici hanno iniziato ad affilare le proprie armi, qualcuno – certamente più saggio e lucido – potrebbe rispondermi: adesso te ne accorgi? È iniziata mesi fa, subito dopo l’elezione – rectio, la rielezione – di Sergio Mattarella.

E sarebbe vero. Assolutamente.

Ma è da quando il Capo dello Stato ha sciolto le camere che le esternazioni si sono fatte più frequenti, ripetute e, soprattutto, più ambiziose.

Salvini aveva iniziato prima ancora che il governo cadesse: via subito la Lamorgese, rea di non aver saputo controllare l’immigrazione dilagante in quel di Lampedusa. Sono tornati – a qualcuno erano mancati? – quei post retorici della serie “arrivo io e li rispedisco tutti a casa. Siete d’accordo amici?”, corredati con paninelli alla nutella e gattini spelacchiati.

Aveva poi già richiesto uno scostamento di bilancio di 50miliardi, che notoriamente si trovano sotto al tappeto o nelle federe di cuscino delle nonne, e la pensione a sessant’anni. Perché la Fornero era e continua ad essere il male assoluto.

Ma il vero grande ritorno sulla scena politica è quello di Silvio Berlusconi. Lucidissimo nel senso di abbronzato, tirato, impomatato, oleato. Meno lucidissimo nel senso di presente a se stesso.

Per non sbagliare, infatti, ha deciso d’evitare profonde riflessioni sul programma di governo, ritenendole ultronee. E allora, un milione di alberi alla settimana e le pensioni minime a mille euro. Due cavalli di battagli che rimontano, addirittura, alle politiche del 2001. Bei ricordi.

Avrebbe inserito anche qualche riferimento all’Imu sulla prima casa ma, gli hanno fatto notare, sono già tanti i concittadini che non la pagano. Lui avrebbe fatto spallucce: mettiamolo lo stesso, magari non se ne accorgono.

Il Movimento 5 Stelle tornerà, c’è poco da avere dubbi, all’origine: no a questo, no a quello e no a quell’altro. No al termovalorizzatore – e questo c’è chiaro –, no al rigassificatore. No, in pratica, alla transizione ecologica. Che si chiama transizione e non bacchetta magica ecologica proprio perché necessita di tempo e di misure che ci accompagnino verso un futuro green.

Per il resto, Reddito di cittadinanza che guai a toccarlo, superbonus che 110% è poco, meglio portarlo al 285%, cashback, salario minimo, taglio del cuneo fiscale, botte piena e moglie ubriaca.

E stiamo coperti.

Dalle parti del Nazareno, invece, s’è sposata – sic et simpliciter – l’Agenda Draghi: quell’insieme di provvedimenti, di posizioni, di temi che il Premier avrebbe portato avanti se non fosse stato abbattuto, come argutamente scriveva Massimo Gramellini, alle idi di luglio da qualche Bruto.

Sì, per chi se lo stesse chiedendo, anche cannabis e ius scholae faranno parte del programma. I temi divisivi che, a parere di Salvini, sarebbero i veri pugnali insanguinati che hanno colpito Draghi alle spalle.

Ma l’Agenda Draghi è strattonata anche da altri lidi: lo fa Renzi, lo fa Calenda, lo fa tutto il mondo moderato e liberale. Lo fa certamente anche Di Maio.

Parlare oggi di alleanze, coalizione e schieramenti è pressoché impossibile: tra veti incrociati e matrimoni combinati chiusi all’ultimo minuto, l’orizzonte pare fosco, annebbiato.

Prevedo una partecipazione ridotta al lumicino ed un astensionismo record. Già gli italiani sono distanti dalla politica quanto lo è il polo nord dal polo sud, se poi si pretende che si seguano campagne, comizi e twit ad agosto, allora stiamo freschi.

Un consiglio, giusto per fare una sintesi e consentire a tutti di godersi il mare: fidatevi di chi vi dice da dove prende i soldi. Chiedete loro: vuoi portare le pensioni minime a mille euro? Come lo finanzi.

Non fidatevi di chi vi dice che lo farà combattendo l’evasione fiscale. Non è vero.

Nel 2018 dovevamo cambiare e abbiamo cambiato in peggio. Questa volta cerchiamo di ragionarci un po’ in più perché, in fondo, la democrazia riguarda ciascuno di noi.

 

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