Il Salvini furioso

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-di Pierre De Filippo

Il 5 ottobre, è andato in scena il primo, vero, grande scontro all’interno della maggioranza Draghi. Fino ad ora c’erano state piccoli screzi, frasi equivoche e frecciatine. Niente di che.

Ieri, Salvini ha indetto una conferenza stampa, ufficialmente per commentare i dati delle elezioni amministrative, ma che si è trasformata in un radicale j’accuse nei confronti di Mario Draghi e del suo governo.

Andiamo con ordine: dopo mesi di lavori in Commissione Finanze, finalmente giunge in Consiglio dei Ministri una legge delega sul fisco, tema scottante e divisivo sempre e comunque.

In conferenza stampa, Draghi e Franco mettono le mani avanti: “è solo una legge delega generica, ci sarà tutto il tempo per discutere nel merito” e chiarendo che la riforma del catasto, vero tasto dolente, è essenzialmente a somma zero: non comporta aumenti di tasse in capo ai cittadini. Al Consiglio dei Ministri, però, i ministri leghisti – Giorgetti, Garavaglia, Stefani – non si presentano. È il primo segnale di rottura tra le parti.

A spiegarne il motivo Salvini, che imputa al Premier l’aver fornito carte, documenti e informazioni su quanto deciso mezz’ora prima del Consiglio. Troppo poco affinché dalle parti di via Bellerio le studiassero e accondiscendessero.

“Si parla di IVA ma non si specifica se sale o se scende; si parla di riforma del catasto ma giù le mani dalle case degli italiani; la flat tax (il regime forfettario per le imprese) passa dal 15% al 23%…” si sgola il segretario del Carroccio.

Una delega in bianco che proprio non si sente di dare.

E le elezioni amministrative? Sono andate una bellezza. Risultati trionfanti, sindaci che si moltiplicano e consiglieri che aumentano, nonostante i giornalacci assegnino la vittoria all’altro fronte, la Lega è viva e vegeta, parola di Matteo Salvini.

Questi sono i fatti, rispetto ai quali qualche interpretazione va pur data.

Non c’è dubbio che il dossier tasse sia uno dei più spinosi, anche perché Salvini vorrebbe abbassarle a tutti, mandare tutti in pensione prima ed avere servizi migliori e più capillari. Se a molti ricorda la favola della botte piena e della moglie ubriaca sì, è esattamente quella.

Ma colpisce anche la tempistica: le amministrative – al netto delle dichiarazioni di facciata – sono andate male per la Lega, che nelle grandi città esce ammaccata non solo per le sconfitte – alcune più scontate di altre – ma anche per i risultati di lista. A Milano, il PD prende tre volte i voti della Lega, due volte e mezzo a Torino e Roma, non parliamo di Bologna.

La Lega di governo non paga, quella di Cernobbio di Giorgetti, delle banche, dei poteri forti, degli europeisti…

La Meloni lo incalza, gli succhia il sangue e lui si vede costretto a tornare sui suoi passi: sfrontato, polemico, pronto ad elencare, con quel ditino malizioso, ogni pecca ed ogni colpa, a inventarsi programmi sempre più fantasmagorici.

Tornerà nelle piazze, c’è da starne certi; tornerà a strizzare l’occhio ad ambienti di ambigua provenienza e di discutibile moralità; tornerà a insistere su quanto insicura sia l’Italia, su quanti immigrati siano arrivati, su quanto sia sbagliato tutto ciò. Ma, con difficoltà, tornerà ad essere il Capitano, ora che il padre della Bestia, Morisi, è un attimo in altre faccende affaccendato. Con difficoltà tornerà quello che è stato perché, nel frattempo, è successa una cosa che non aveva considerato: ha governato ed i cittadini se ne sono accorti. E se le promesse fatte non sono state ritenute mantenute si va avanti, verso la biondina della Garbatella che, dura e pura, invoca le elezioni un giorno sì e l’altro pure.

L’Italia è davvero un Paese meraviglioso.

 

 

“MEPs discuss situation in Hungary – Matteo Salvini (ENF, IT)” by European Parliament is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

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