Il giorno della manovra: si torna a parlare di pensioni

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-di Pierre Di Filippo-

Scusate ma ho un altro impegno”.

Pare siano state queste le parole con le quali Mario Draghi ha abbandonato il vertice coi sindacati, che si stava facendo lungo, asfittico e senza una via d’uscita.

Il Premier non immaginava – un po’ ingenuo, da questo punto di vista – di trovare i sindacati così allineati e coperti nel difendere quota100. D’altronde, Landini era stato così sfacciato da inserire questo provvedimento tra quelli per i quali si “marciava” e si sfilava per le strade a seguito dei tragici fatti di sabato scorso, con l’aggressione fascista alla sede della CGIL.

Questo per dire quanto ci tenesse. E quanto volesse comunque politicizzare l’accaduto.

Sul tema, Mario Draghi era stato chiaro: “Non concordavo con quota100 e non verrà rinnovata, ora occorre assicurare una gradualità nel passaggio a quella che era una normalità”.

La riforma Fornero era, per Draghi, una normalità. Aveva ragione.

Proprio la Fornero, dalle pagine del Foglio, ha lanciato un appello a Landini, reo di essersi arroccato su posizioni quasi reazionarie. “Le chiedo di riflettere, come segretario della principale organizzazione sindacale del nostro Paese, che in un passato non vicinissimo ha saputo resistere alla tentazione di una popolarità superficiale e fare scelte apparentemente impopolari, come quella di Lama sulla scala mobile”.

Landini sarà Lama, Di Vittorio o s’arroccherà, come hanno fatto gli altri, su un corporativismo ormai stantio? Propendo per la seconda.

Nel vertice a Palazzo Chigi – Bombardieri (UIL) aveva commentato: “non è andato bene” – i sindacati avevano criticato il sistema delle quote e s’erano detti indisponibili al ritorno alla Fornero. Volevano, essenzialmente, che a 41 anni di servizio si andasse in pensione, come proponeva la Lega.

Luigi Sbarra (CISL) era stato categorico: “se le nostre richieste verranno disattese allora gli scioperi saranno inevitabili”. Gli faceva eco Landini: “se il governo confermerà questa impostazione valuteremo iniziative unitarie di mobilitazione”.

A quel punto, Draghi ha confessato di avere un altro impegno. E se n’è andato, lasciando qui, quo e qua cuocere nel loro brodo.

La Cabina di Regia, convocata per dirimere la questione, ha sciolto il nodo: per il 2022 ci sarà quota102: 64 anni di età e 38 di contributi. Vengono prorogati l’APE social, che consente l’uscita anticipata ai lavori gravosi, e Opzione Donna che, ritenendo quelle femminili le carriere più frammentate, concede loro un abbuono di un certo numero di anni.

Draghi è riuscito a mitigare l’opposizione di sindacati e Lega facendo intendere che questo regime transitorio può presupporre che, nella prossima Legge di Bilancio, si discuterà magari di una riforma organica delle pensioni che superi definitivamente la Fornero.

Ce lo vedete Draghi superare ciò che ha definito la normalità? Io no. Ma è un buon modo per fare fessi e contenti coloro che tra la luna e il dito continuano a preferire il dito.

Una domanda, in conclusione, sorge spontanea: che impegno aveva Mario Draghi?

Immagino lo avesse con i giovani, le future generazioni. In una scuola a Bari ha detto che: “Dopo anni in cui l’Italia si è spesso dimenticata dei suoi ragazzi e delle sue ragazze sappiate che le vostre aspirazioni, le vostre attese oggi sono al centro dell’azione di Governo”, che ha poi aggiunto, “Investire nella scuola è un dovere civile ed un atto di giustizia sociale. A voi giovani spetta il compito di trasformare l’Italia. Il nostro compito è quello di mettervi nelle condizioni di farlo al meglio. Il vostro è quello di immaginare il Paese nel quale vorrete vivere. Preparatevi a costruirlo con passione, determinazione e, perché no, con un pizzico di incoscienza”.

Noi abbiamo bisogno, oggi più che mai, di una visione ampia del Paese, che non si chiuda in steccati e corporativismi, che non ragioni di parti ma che guardi all’intero, che non difenda rendite di posizione ma che concili le esigenze. Che unisca e non che divida.

Draghi lo fa. E per questo che dobbiamo tenercelo stretto.

 

 

 

“Mario Draghi presents his credentials as candidate ECB president” by European Parliament is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

 

 

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