Grillo-Conte: è scontro

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-di Pierre De Filippo-

È scontro tra Giuseppe Conte, l’avvocato, e Beppe Grillo, il comico. Uno scontro chiaro, preciso, pulito. Uno scontro che, di fatto, sa tanto di rievocazione medievale: era, infatti, da anni che non si vedevano certe dinamiche democristiane in maniera così cristallina.

Non sono io ad essere fuori dal Movimento 5 Stelle, è Grillo che deve decidere da che parte stare, pare dire Conte, che ormai ci ha preso gusto alle conferenze stampa e al quale piace sempre di più sentire la sua voce.

Meno diplomatico è stato Grillo: “sono un garante, non un coglione”, che sa tanto di L’allenatore nel pallone, prima di rincarare la dose: “vuole mettere al voto lo statuto? Col cazzo!”

Riporto questo testuale non per infarcire il racconto di un linguaggio rozzo e discutibile ma per rappresentare un’idea: in politica è necessario, diceva Schmitt, distinguere noi da loro, ed è questo, mi pare, il principale obiettivo di Grillo, distinguersi dall’ossequioso e allusivo avvocato del popolo, tornare alle origini – per così dire – quelle del Vaffa.

Giuseppe Conte, però, non le ha mandate a dire: non apprezza la diarchia al potere – e non gli si può dare torto –, vorrebbe un potere sconfinato e non avere più guardie, guardiani e garanti tra i piedi.

A chi gli ha chiesto cosa sarebbe diventato il Movimento 5 Stelle nelle sue mani si è affrettato a rispondere che sarebbe un partito di centro, collocato nella coalizione di centrosinistra.

Una bella trasformazione per chi, non più tardi di tre anni fa, stringeva tra le mani il cartello che ratificava il “Decreto Sicurezza” accanto al suo Ministro degli Interni.

Estromettere Grillo dal Movimento però rappresenterebbe una rivoluzione: dall’atto fondativo, il comico è stato presente e, se vogliamo, decisore finale di ogni scelta importante della sua creatura: dall’umiliazione impartita a Bersani nel 2013, alle europee del 2014, dal “siamo un po’ la nuova Democrazia cristiana” dopo l’epocale risultato del 2018, all’insospettabile governo col PD, nato a casa sua a Marina di Bibbona.

È Grillo che estromette la candidata a sindaco di Genova perché non le confà, è sempre Grillo che crea il direttorio a cinque ed è sempre Grillo a smontarlo, è Grillo che attribuisce a Luigi Di Maio il ruolo di capo politico ed è sempre lui che lo assegna a Vito Crimi, volutamente un primus inter pares.

Estromettere Grillo significherebbe – e questa credo sia l’intenzione di Conte – istituzionalizzare definitivamente il Movimento (ecco perché Grillo riparte alzando i toni), renderlo un partito delle stanze e non delle piazze, un partito post-ideologico e pragmatico.

Rimane da capire un punto fondamentale: come verrà individuata la classe dirigente. Per sorteggio? come, sostanzialmente, ha fatto il Movimento in questi anni perché “uno vale uno” e quindi competenze e capacità non rilevano, oppure in altro modo?

Grillo s’è portato avanti dicendo che sì, dai, di superamento del vincolo del doppio mandato si può parlare, per ingraziarsi gli attuali eletti.

Simpatico è stato, poi, il tweet di Toninelli – da sempre un po’ l’ideologo del partito – che, sostanzialmente, dice che tra mamma Grillo e papà Conte non vuole scegliere e che, in fondo, vuole bene ad entrambi.

Certo è che mai nessuno si sarebbe immaginato uno scontro tra queste due fazioni: ce lo si sarebbe potuto aspettare tra Di Maio, l’attendista, e Di Battista, il barricadero; ce lo si sarebbe potuto aspettare tra Fico, il falceemartello, e Patuanelli, il tessitore di rapporti.

Ma non tra Grillo e Conte, due adulti e vaccinati.

E su cosa, poi? Secondo alcuni, Conte avrebbe il dente avvelenato perché, meno di ventiquattr’ore dopo la presa di posizione di Crimi – “non sosterremo il governo Draghi” – Grillo aveva incontrato il Premier in pectore e se n’era uscito dicendo “Draghi è un grillino”, confermando anche la valenza del capo politico.

Mentre Conte si barcamenava con Ciampolillo, Grillo progettava già il Ministero della Transizione Ecologica, questo il senso.

Eppure era stato lo stesso comico genovese a chiedere all’avvocato pugliese di prendere in mano il partito, pur non essendone formalmente iscritto, e lui lo aveva fatto esponendosi da un traballante – e questo qualcosa doveva pur dirgli – banchetto fuori Montecitorio e, soprattutto, scegliendo i nomi per le regionali in Calabria e le amministrative napoletane.

Tutto ciò pare non essere bastato. Cosa succederà ora? Si accettano scommesse.

La mia è questa: Conte gode di una popolarità imponente sia all’interno del partito e, cosa più importante, dei suoi gruppi parlamentari, sia tra la gente. E lui è perfettamente conscio di questo.

Grillo pare rievocare Bossi: amato, adorato, verso il quale provare gratitudine ma adesso basta, tuo figlio deve camminare da solo.

Conte leader indiscusso del Movimento? Da lì in poi si aprirebbe un’altra fase, del partito e della politica nazionale. Non ci resta che stare a vedere.

 

 

“Full of strange ideas: Beppe Grillo in Bologna” by antonella.beccaria is licensed under CC BY-SA 2.0

“Llegada de Giuseppe Conte, primer ministro de Italia” by G20 Argentina is licensed under CC BY 2.0

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