Fico l’esploratore alla ricerca della maggioranza perduta

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-di Pierre De Filippo-

Dopo il primo giro di consultazioni, che hanno visto l’alternarsi al Colle di tutte le forze politiche, e che ha evidenziato, in soldoni, la possibilità di creare un Conte ter con la medesima maggioranza del precedente, il Presidente Mattarella ha incaricato Roberto Fico, che dirige i lavori della Camera dei Deputati, di esplorare questa possibilità.

Prima di entrare nel merito delle consultazioni, è bene chiarire che l’incarico esplorativo è una procedura, ormai consolidata, attraverso la quale il Capo dello Stato delega la facoltà di ascolto e confronto con le forze politiche ad un altro soggetto, spesso istituzionale, come in questo caso.

Il mandato esplorativo va distinto dal pre-incarico che è, invece, affidato al Presidente del Consiglio in pectore e che serve a saggiare la consistenza della sua maggioranza.

Dopo aver visto naufragare un governo con i responsabili, troppo divisi e arraffazzonati per essere veri, Roberto Fico – a partire dal pomeriggio del 30 gennaio – ha iniziato ad incontrare i gruppi parlamentari delle forze politiche che componevano la precedente maggioranza.

Scontato il nulla osta di Leu, che esprime il Ministro della Salute, e anche quello del PD che, per bocca del suo segretario, aveva proposto un “patto di fine legislatura, con Conte a Palazzo Chigi”, più complessi gli incontri con i maggiorenti del M5S, che avrebbero potuto imporre un veto su Renzi, e proprio quello di Italia Viva, il vero ago della bilancia.

La conferenza di fine incontro, infatti, non ha lasciato delusi quei cronisti e quegli ascoltatori che si aspettavano da Renzi parole al vetriolo: non sono mancati i riferimenti alle pecche sul Recovery Plan, generico e caotico, all’operato di Domenico Arcuri, del quale il senatore di Rignano vorrebbe la testa, e la citazione a Mario Draghi, sempre in odore di nomina.

La mancanza di una quadra ha reso necessario un secondo giro di consultazioni, con gli stessi protagonisti attorno ad un tavolo a discutere di nomine e programmi.

Le dichiarazioni sono sempre le stesse: “non ci interessano le poltrone ma discutere nel merito” – sentenzia da Italia Viva Ettore Rosato, in odore di ministero.

È evidente che le cose non stanno così o, almeno, non solo così, perché – come ci ricordava Giovanni Falcone – “le idee camminano sulle gambe degli uomini”.

Catalfo, Azzolina, De Micheli, Lamorgese, i nomi dei ministri (rectio, delle ministre) maggiormente in bilico; e poi, certo, quell’Alfonso Bonafede – titolare della Giustizia – che rappresenta un vero spartiacque, perché la sua prosecuzione al governo significa la continuazione di un approccio giustizialista, sgradito ai più.

Intanto, Roberto Gualteri ha ottenuto il non scontato appoggio di Confindustria. Per Bonomi “per il bene del Paese, Gualteri va confermato”, e chi conosce un po’ queste dinamiche sa quanto il mondo imprenditoriale sia stato poco tenero con l’ultimo Esecutivo.

Renzi, da par suo, intende rafforzare la sua posizione con un ministero di peso: oltre al già citato Rosato, che potrebbe ambire al Viminale, e a Teresa Bellanova – che del renzismo è diventata la sineddoche – alla quale potrebbe essere affidato il Lavoro o lo Sviluppo Economico, il senatore di Rignano potrebbe “pretendere” una partecipazione attiva di Maria Elena Boschi, nome indigeribile per i grillini, che colmerebbe la casella dei servizi segreti come Sottosegretario a Palazzo Chigi.

Un gioco ad incastro per nulla semplice ma che si riduce a due possibilità: o questa maggioranza raggiunge una quadra, ed in tempi brevi, oppure il Conte ter è destinato a tirare le cuoia prima ancora di essere nato.

Giuseppe Conte ha sentenziato che “se cado io, c’è Draghi”.

Non abbiamo ben capito se era un avvertimento o una istigazione.

Oggi, 2 febbraio, Fico – che dovrebbe forse ripassare un po’ la prassistica dell’esploratore, che lo vuole parte terza e non parte attiva, quale pare essere stato – resoconterà al Quirinale gli incontri della ultima due giorni e da lì si capirà qualcosa in più sul nostro futuro.

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