Elezioni del 1987: un sistema che cambia o un sistema che muore?

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Italian politician Bettino Craxi and Giulio Andreotti, Milan, Castello Sforzesco, Italy, 22nd April 1985. (Photo by Leonardo Cendamo/Getty Images)

di Pierre De Filippo-

Pur non essendoci preveggenti, non è difficile capire nell’aria che qualcosa stia cambiando, che il vento rema in direzione ostinata e contraria, che l’agenda politica cambia rapidamente, che le priorità si modificano.

Il governo Craxi inaugurato nel 1983 si è rivelato straordinariamente duraturo per gli standard italiani ed infatti è ancora in carica. Certo, la classe dirigente è sempre la stessa, immobile, livida, mummificata. Ma, in un certo qual modo, le parole d’ordine del craxismo – personalismo, presidenzialismo, leaderismo – pare si stiano imponendo più per prassi che per via formale.

In realtà, la discussione sulla modifica della Costituzione è sempre presente: dal «decalogo Spadolini» del 1982 alla «commissione Bozzi», i tentativi di virare verso la modernità sono più d’uno e vedono il Presidente del Consiglio costantemente impegnato.

Il vento sta cambiando anche rispetto alle tempistiche: non è più possibile la lunga tessitura diplomatica che aveva in Moro il suo protagonista; ora serve rapidità d’esecuzione, prontezza, immediatezza.

Le parole d’ordine di Craxi.

Come è facile prevedere, in un Paese gattopardesco, di quelle riforme proposte, discusse e paventate alla fine nemmeno l’ombra. Le aspettiamo ancora.

Ma sono tanti i temi caldi di quegli anni.

In primo luogo, Craxi si trova a dover contenere il costo del lavoro, decidendo di tagliare dei punti dalla «scala mobile» (quel meccanismo che adeguava salari a prezzi), attirandosi l’ira dei comunisti e del sindacato.

È, però, un provvedimento necessario che serve a ridurre la galoppante inflazione che ancora in quegli anni vivevamo.

C’è poi la famosa «questione di Sigonella», che vede una particolare triangolazione: Italia, Stati Uniti e mondo arabo. Infastidito per la resistenza italiana alle rimostranze americane, Reagan scriverà una famosa lettera al Presidente italiano intitolata “dear Betino”, con una sola T.

Tutto il mondo “non allineato” con Washington apprezzerà molto l’autonomia di Craxi e la sua reputazione ne uscirà migliorata.

In terzo luogo, la firma – nel 1984 – del nuovo Concordato con la Chiesa cattolica, che superasse quello fascista. È Craxi, da laico, a volersene fare carico e, più da un punto di vista simbolico che sostanziale, sarà un’altra vittoria.

Così si spiega la lunga durata del suo governo.

Il PSI era finalmente entrato “nella stanza dei bottoni”, ed era ciò che i comunisti gli attribuivano rispolverando un loro evergreen: la questione morale.

La morte di Berlinguer, nel giugno del 1984, ha un impatto potente non solo in casa comunista ma più in generale nella politica italiana: alle elezioni europee dello stesso anno, per la prima ed unica volta, il PCI supererà la Democrazia cristiana. Non è un cambio al vertice strutturale, si sa; è solamente dovuto alla forte emozione e commozione che la repentina scomparsa del leader ha determinato. Ma fa impressione.

E questo si aggiunge ad un quadro internazionale profondamente modificato, in particolare per due eventi: l’elezione al soglio pontificio di Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla, che orienterà la direzione della chiesa in chiave decisamente politica e, più precisamente, anticomunista; e la nomina di Michail Gorbaciov a capo dell’Unione sovietica che, con le parole d’ordine perestroika e glasnost, rivoluzionerà il mondo.

Un’epoca sta per chiudersi. Ma di ciò che verrà dopo ancora nessuna certezza.

 

[[File:Bettino Craxi in 1985.jpg|Bettino_Craxi_in_1985]]

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