Che cos’è il price cap e quando se ne discuterà?

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di Pierre De Filippo-

Mario Draghi si era seduto in Consiglio europeo con una richiesta chiara: chiedere al suo presidente, il belga Charles Michel, di convocare un Consiglio straordinario già a luglio per parlare e discutere di price cap, un tetto massimo al costo dell’energia.

Gli è stato fatto notare – e su questo il Premier italiano ha convenuto – che ancora le fasi di studio, analisi e proposta sono troppo embrionali e, anzi, appena abbozzate per poterne discutere in maniera che abbia un senso ed una ricaduta politica già in estate.

Il vertice, però, si è chiuso con ottimismo e senza lasciare che tutto andasse alle calende greche: il Consiglio – che è legislatore, insieme al Parlamento, nell’ordinamento della Ue – chiederà alla Commissione di redigere un report sul tema entro settembre, in maniera tale che se ne possa discutere nel prossimo incontro “ordinario”, quello di ottobre.

Alla domanda della stampa italiana a Draghi: “ottobre non è troppo tardi [visto che si approssima l’inverno]”, il Premier ha fatto capire che più di così non è riuscito a strappare, dichiarandosi comunque più che soddisfatto per questa road map sul tema.

Ma cos’è il price cap e quale senso dovrebbe avere?

Il price cap è essenzialmente, o così si immagina che sia, un tetto sopra il quale le imprese del settore non potranno acquistare fonti energetiche, gas in particolare, e che questo tetto venga imposto a livello europeo, che è l’unica possibilità che ha per avere un senso ed una sua efficacia.

“L’imposizione di un tetto al prezzo del gas russo consentirebbe di ridurre i flussi finanziari verso Mosca” ha detto Mario Draghi, che ha poi aggiunto: “è stato detto in modo esplicito [in Consiglio]: non faremo passare due mesi e mezzo nel caso in cui dovessero avvenire altre cose sul fronte dell’energia”.

Un tetto per pagare tutti meno e per vederci tutelati rispetto a delle commodities di cui proprio non possiamo fare a meno. A chi ha obiettato, ha spiegato Draghi, che, in questo modo, Putin avrebbe potuto ridurre ancora di più l’offerta di gas, il Premier ha risposto candidamente che è quello che sta già succedendo, dunque perché preoccuparsi di una conseguenza che stiamo già vivendo?

A questo ha aggiunto che la nostra dipendenza energetica da Mosca – alta ad inizio conflitto – è rapidamente passata dal 40% al 25%: un buon risultato ma che non deve farci interrompere la strada della diversificazione.

Tra i principali oppositori alla misura c’è, come era facile prevedere, l’Olanda del falco liberale Rutte.

“Non siamo contrari per principio ma, sulla base delle prove che abbiamo, pensiamo che potrebbe non funzionare come alcuni pensano…”. Rutte potrà anche avere ragione – non è l’unico a sostenerlo, dello stesso parere Gianclaudio Torlizzi, esperto di commodities – ma nelle sue valutazioni conta anche il fatto che l’Olanda è un grande venditore di gas e che la sua capitale è sede del principale mercato dell’energia in Europa.

Col price cap anche loro perderebbero qualcosa.

La posizione della Germania s’è fatta, invece, più morbida: dopo aver clamorosamente bloccato tutto nella costruzione del gasdotto Nord Stream 2, che avrebbe legato proprio Berlino con Mosca, il cancelliere Scholz è diventato più prudente e sensibile rispetto alle richieste provenienti, in particolare, da Parigi e Roma.

In conclusione, un tetto al prezzo del gas – al quale, ricordiamo, si legano i prezzi di tutte le altre fonti energetiche, rinnovabile in testa – è essenziale in un momento di così alta inflazione. Bloccare o, perlomeno, arginare la crescita dei prezzi del gas è, dunque, necessario.

La seconda e conclusiva considerazione è che, come abbiamo visto in altri ambiti, una leadership forte ed autorevole è fondamentale.

Personalmente non dubito che ad ottobre di price cap si discuterà, con buone possibilità di passare dalle parole ai fatti.

Ergo, la politica italiana non esasperi Mario Draghi.

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