Se son rose fioriranno…la via della resilienza

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di Clotilde Baccari Cioffi –

Se son rose fioriranno…è l’espressione dell’ingegnere e matematico Michele Besso in risposta ai continui dubbi di Albert Einstein nel corso delle loro ricerche e dei loro costanti e continui studi. Con la sua espressione, oggi comune e popolare, Besso voleva invogliare l’illuminata mente dello scienziato a proseguire nei loro esperimenti indipendentemente dalla riuscita. Ma perché il riferimento proprio alla rosa?

Evidentemente il matematico alludeva alle infinite risorse di una rosa. Un fiore che si fa in quattro: gemma, pianta, fiore e seme per poi ricominciare in un infinito carosello di bellezza secondo i tempi del ciclo vitale.

Per comprendere una rosa botanicamente occorre addentrarsi nel funzionamento della vita….

La rosa, pur nel suo essere solo un fiore, come qualsiasi altra creatura vivente, sembra, nel breve tempo della sua durata, perseguire un progetto biologico ben preciso…assicurare la sopravvivenza della specie.

Il fiore, che immediatamente attira lo sguardo ammirato del comune fruitore, è solo uno stadio di passaggio per arrivare a quello finale che è la produzione di semi.

 Non sono, dunque, i fiori lo scopo della pianta; essi sono solo un regalo per l’uomo e per il senso del bello che egli nutre. Il loro peso non può consistere unicamente in questa funzione estetica bensì trova la sua ragione nel compiere e completare il processo di vita della pianta.

Il profumo, i colori, l’incanto di una rosa, cara ad Afrodite, non deve farci prescindere dal vero essere di questo fiore…fogliame, stelo, spine e gemme…e ogni gemma ha in sé una nuova rosa e quindi i semi e poi una nuova pianta e ancora altre gemme e altre rose uguali.

Solo alla luce di queste riflessioni possiamo comprendere Gertrude Stein, scrittrice statunitense, cresciuta professionalmente nel clima d’avanguardia artistica parigina tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 nella sua espressione ”Una rosa è una rosa, è una rosa, è una rosa….”. Poche parole lapidarie ma profondamente significative per farci cogliere la completezza della rosa, fiore della grazia, della bellezza, regina dei fiori, gloria della terra, figlia del cielo, ornamento di eroi, di fanciulle, di giovinetti, fiore dell’Imeneo, compagna di Venere nel suo uscire dallo spumeggiante mare, lacrima  di dea diventata fiore, espressione di caducità, emblema di amore e di rinascita ma, soprattutto, simbolo primo del segreto della vita.

Ed è così che la rosa diventa espressione di forza, tenacia, resilienza… ed ecco che oltre la bellezza del fiore, riusciamo a vedere il senso delle spine  e l’utilità delle gemme in quella riscoperta capacità di leggere il peso di ciò che è poco visibile, di  cogliere il significato ineffabile delle piccole cose, di quei particolari poco evidenti, di trarre in ogni occasione una traccia di positività, realizzando, talvolta, l’esperienza della conoscenza anche attraverso la sofferenza e oltre la sofferenza. Ed è proprio in questo nostro tempo di pandemia, un tempo certamente non ordinario, fatto di vulnerabilità e di scoperta, di fiducia e di fragilità di debolezza e di resilienza che ancora una volta è il caso di affidare le nostre speranze al popolare detto “se son rose fioriranno…”

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