Rose missionarie…lungo le vie del Cristianesimo  

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-di Clotilde Baccari-

La rosa è una lente attraverso la quale si può mettere a fuoco la storia del mondo. È un romanzo fluviale, tolstojano, che si snoda nei millenni e nei secoli, in un avventuroso ramificarsi di protagonisti e comparse, colpi di scena, sorprese, cadute e riscatti, in un continuo avvicendarsi. Al suo fascino concorre la suggestione che nasce dalla fantasia dei vivaisti: ci sono nomi che sembrano dei racconti in miniatura, ritratti di signora, promesse di emozioni rare» – (Ernesto Ferrero)

Ci sono sicuramente più di una possibilità per ovviare alla finitezza della nostra esistenza sulla terra; la prima la si ritrova nel seminare, seminare e, ancora seminare sempre amore, affinché da tale semina si possa raccogliere un fiore duraturo e dolce nel suo profumo: il ricordo, la memoria di ciò che ha significato la nostra permanenza terrena.

Le altre vie utili a lasciare di noi traccia in questo mondo potrebbe essere la realizzazione di un’opera d’arte, di uno spartito musicale, di un progetto meritorio, di un libro che racconti di noi o di altri, di cose o di persone, di emozioni o di esperienze.

Un percorso di immortalità è, a mio parere, quello intrapreso da Anna Peyron, appassionata vivaista, che nei primi anni Ottanta apre a Castagneto Po, in Piemonte, un vivaio di cacti. Poi fu folgorata, durante una visita al Chelsea Flower Show di Londra, dalla insolita e straordinaria bellezza di uno stand dove vi erano profumi e colori di gigli e garofanini, rose seducenti e variegate, corolle pronube insieme a quelle a petali semplici dai fiori ricadenti o svettanti; tutto le sconvolse i sensi e generò in lei un insolito e ammaliante stupore.

Sarà quella folgorazione ad orientare l’attenzione di Anna Peyron alla coltivazione  di rose, facendole intraprendere  nel suo libro Il romanzo della rosa: storie di un fiore, un viaggio  letterario secolare in cui, attraverso il ricordo di giardinieri , botanici, esploratori ed artisti , dal castello di Malmaison di Giuseppina di Beauharnais, moglie di Napoleone Bonaparte e dalla San Pietroburgo dello zar, lungo i viali della reggia di Caserta fino ai giardini del Sudafrica, alle terre d’Oriente e all’isola di Alcatraz fa rivivere insieme ai fiori, uomini e donne, filosofia e religione storia e letteratura, economia e società, insieme mito e realtà.

Parallelo al suo percorso letterario è quello professionale da vivaista che continua attraverso i suoi progetti come quello di un piccolo roseto con dieci varietà di rose dedicato a figure femminili, tutte adagiate su un leggiadro tappeto di erba cipollina ed ancora un roseto al maschile in cui disegna un percorso su un prato rasato dove si alternano dieci rosai, ciascuno con le rose dedicate a uomini un tempo navigatori, re o poeti. Un suo ulteriore progetto raccoglie le rose dei missionari in cui fanno da protagoniste quattro rose dedicate ad altrettanti missionari in modo che insieme all’atmosfera agreste, con materiali, manufatti e vegetali si viene a realizzare l’equilibrio tra materia e pensiero, armonia e continuità tra passato e presente. Un percorso emozionante ed appassionante quello dei missionari dediti al recupero di anime e di piante…

Buon Dio!  Quando penso al triste destino di così tanti appassionati di botanica sono tentato di chiedermi se sono in possesso delle loro facoltà mentali uomini che così temerariamente rischiano la vita e tutto il resto per la loro mania di raccogliere piante.”(Cacciatori di piante. Storie avventurose di esploratori botanici raccontate da Gabriella Assirelli)

Così scriveva il grande Linneo nel 1737; possiamo concordare che non c’è solo follia, in queste storie….. ; con Anna Peyron sappiamo  bene che le gesta di questi uomini sono dettati dal desiderio di dare un senso alla vita, di lasciare una traccia, di vivere una passione…Un passione che già molto prima del risveglio missionario del XIX sec, dopo la Rivoluzione Francese, animava la dinamica esplorativa. Il percorso della nostra vivaista lo dimostra attraverso la storia di una rosa, la “Rosa richardii”.

Essa si presenta con grandi fiori semplici, con un solo filare di   petali un po’ sgualciti di color bianco-rosa che si intensifica dal centro fino ai margini dei petali facendo lievemente contrasto con il bel ciuffo centrale di stami dorati. Questo tipo di rosa, che nel portamento ricorda le rose galliche, forma ampi cuscini di dolce profumo, donando allo spettatore una macchia di color rosa su un fogliame verde –scuro.

La storia di questa rosa è legata al mondo degli esploratori, dei missionari, della evangelizzazione della Nubia a sud dell’Egitto avvenuta nel 300 d.C. per opera di Frumenzio ed Edesio, due fratelli provenienti da Tiro che di ritorno da un viaggio dalle Indie. Essi, avendo fatto lì scalo, videro morire tutti i loro compagni di viaggio per mano della popolazione locale che, invece per la giovane età, risparmiò loro, offrendoli in dono al re dell’Abissinia. Accolti dal sovrano, i due fratelli furono apprezzati da lui, ebbero importanti incarichi e Frumenzio che al Cristianesimo convertì molti di quel popolo insieme al loro re, venne soprannominato Abba Salama, rivelatore di luce e fu addirittura consacrato vescovo.

Si pensa che nell’approdare su quella terra il giovane avesse ancora con sé la rosa, portata da Tiro che da lui prese il nome di Rosa Assa Salama ma molto più tardi, nel 1840 l’esploratore Achille Richard, giunto in quella terra scoprì il fiore che chiamò Rosa Sancta alla quale, solo successivamente, i botanici diedero il nome Rosa richardii.

Nel progettare il giardino delle rose dei missionari, la Peyron tiene conto che l’Ottocento vide sicuramente forti figure di missionari-esploratori, spinti dalla diffusione delle idee politico-liberali e del pensiero umanista che proclamava i diritti dell’uomo,  la tutela dei popoli emarginati e la lotta alla schiavitù. Non trascuriamo il particolare che forte era a quell’epoca l’impatto emotivo esercitato dalle pagine del Visconte di Chateaubriand, autore de Le Gènie du Christianisme e che fortemente favorevole all’ attività missionaria fu l’espansione coloniale insieme all’avvento della rivoluzione industriale con il conseguente potenziamento dei mezzi di comunicazione.

Tutte queste condizioni favorirono le relazioni culturali e spirituali, le conoscenze e le esplorazioni. E allora ecco ricordato nel giardino di Anna un altro missionario, il francese Armand David, collezionista di storia naturale ed esploratore della Cina del XIX secolo, il cui desiderio fu esaudito nell’ attuazione del suo viaggio a Pechino dove, pur onorando i suoi doveri missionari, arricchì le sue conoscenze accresciute dai tanti reperti raccolti. Si recò in Mongolia e, anche, in Tibet dove ebbe modo di apprezzare la Rosa davidii che lo folgorò nella sua splendida fioritura sulle Montagne dei fiori a nord di Pechino, a 3000 metri d’altezza. Ramificata con parsimonia, è una rosa dalla fioritura tardiva: raccolta e custodita dai sepali in tutta la sua magia cromatica che si arricchisce del color rosa tenue del fiore, solitario o a grappoli, del color verde chiaro del fogliame, dell’arancio tendente al rosso delle bacche a forma di fiasco estremamente decorative, della morbida lanosità degli steli sottili. Questo esemplare avrebbe sortito grande fascino sui rosaisti dei secoli successivi e avrebbe arricchito i giardini che si sarebbero ammantati della sua esclusività.

Il novero dei missionari e delle loro rose continua nella narrazione di Anna Peyron che riprende il percorso ricordando l’intensa attività esplorativa di un altro missionario, il savoiardo Jean –Marie Delavay, meritevole di essere ricordato per il suo supporto alle scoperte botaniche: trascorse molti anni in Cina e diffuse il verbo di Cristo nello Yunnan, terra particolarmente varia per esemplari botanici.  A circa 2500 metri o poco più scoprì esemplari straordinariamente rari di rose. Tra questi inviò al Museo di Parigi la Rosa sericea pteracanta: una rosa botanica, particolare nella bellezza delle sue spine rosse e traslucide, ancor più belle se osservate in controluce. I suoi fiori a quattro petali bianchi sono contornati da foglie frastagliate simili alle fronde delle felci e contrastano dolcemente con il colore delle spine. Questa rosa non ha una rifioritura e ha bisogno dell’uomo che proceda alla potatura per favorire   la crescita di nuovi gettiti.

Né meno bella è la Rosa fargesii con i suoi insoliti rami ricurvi e con abbondanti spine. Luminosa nel suo fiore rosa intenso in contrasto piacevole con il centro di un giallo molto pronunciato  per le antere cariche di polline e con il caldo verde opaco delle foglie alquanto allungate. Il nome di questo esemplare è legato alla storia  del missionario che la individuò, padre Farges, il raccoglitore caritatevole che tra la Cina, il Giappone e il Sud Est Asiatico, per rendere meno misera la vita dei suoi poverissimi parrocchiani, incominciò ad occuparsi di agricoltura fino a scoprire esemplari botanici che meritarono l’attenzione del Museo di storia naturale di Parigi. Padre Farges scoprì, così, che poteva trasformare la sua passione per le piante in una piccola risorsa aggiuntiva per soccorrere il suo gregge. Davvero uno straordinario piacere suscita in noi ripercorrere  non solo le pagine  ma anche i progetti botanici di Anna Peyron  lungo  antichi percorsi, lontani viaggi le cui tracce sono ancora tra noi,nei nostri giardini nei nostri occhi risvegliando in noi una “ nostalgia irrimediabile; nostalgia che ancora ci spinge a rileggere, per restare con loro, le avventure delle piante e dei cacciatori; irrimediabile nostalgia di quell’evocato altrove, di quell’universo altro di presenze vegetali di inedite dimensioni, forme, proporzioni, colori, fragranze, che da secoli ci ostiniamo a voler possedere e replicare presso di noi, a ricomporre in una permanente globalizzazione ante litteram, un meticciato che però già da tempo, spesso inconsapevolmente, vive nei nostri giardini e nel paesaggio, non soltanto vegetale, e che ci appare così familiare”. (Prefazione di Andrea Di Salvo alla riedizione italiana di Michael Tyler Whittle   I cacciatori di piante. Delle avventure di piante, botanici ed esploratori che hanno arricchito i nostri giardini,)

Lo spirito che anima la nostra vivaista nello scrivere le pagine del suo libro e nel lavorare nei giardini che realizza è lo stesso che anima molti religiosi interessati a temi scientifici, dettata dalla passione per l’uomo e per l’habitat che lo ospita, in piena armonia con l’esortazione rivolta dall’abate napoletano Antonio Genovesi a quanti stessero per avviarsi alla carriera ecclesiastica “Ella vuol essere un teologo …. ma non il sarà mai senza un poco di matematica, di geometria e di fisica; poiché quelle le formeranno l’arte di ragionare e questa le farà conoscere il primo libro di Dio che è il mondo”.

 

 

 

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Rosa richardii Helena Verghese Borg, CC BY-SA 2.5 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5>, via Wikimedia Commons

Rosa davidii “File:Rosa davidii1ANLU.jpg” by Anna Lundborg is licensed with CC BY 2.5. To view a copy of this license, visit https://creativecommons.org/licenses/by/2.5

Rosa sericea pteracanta Wendy Cutler from Vancouver, Canada, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons

“Rosa ‘Fargesii’” is licensed with CC BY-SA 3.0. To view a copy of this license, visit http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/

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