Rose e Madonne: grazia e soavità dipinte su tela

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Rose Belle de Crecy

-di Clotilde Baccari-

Le grandi coltivazioni di rose descritte dagli autori latini, dopo la caduta dell’Impero romano, non sopravvissero e la rosa, come fiore consacrato alle feste pagane, fu dimenticata dalla nuova religione che non rivolgeva l’attenzione agli sfarzi imperiali ma amava tutto quanto fosse stato espressione di umiltà  e semplicità di cuore.

Ben presto, però, venne reintegrata nel suo ruolo di “fiore tra i fiori”, dal momento che il Cristianesimo  finì per assorbire alcune credenze pagane, modificandole ed adattandole a nuove filosofie e alla nuova religione.

La rosa, pertanto, un tempo offerta agli dei  falsi e bugiardi, espressione di mondanità, sfarzo e paganesimo, fu consacrata alle Sante e in particolare alla Vergine. Così, se nel corso dei secoli si ammanterà frequentemente di mondanità ricordando, grazie a rosaisti e ibridatori, nel  proprio nome nobildonne rese famose dalla storia, sovrani indimenticabili, intellettuali e artisti, esploratori e missionari, la  più nobile connotazione le perviene dalla tradizione cristiana che la assimilò all’immagine della Vergine Maria che la regina dei fiori  onorava  con il suo profumo e i suoi colori, in corona con altre rose senza spine nella preghiera del Rosario.

Il re di Castiglia e Leon, Alfonso X, detto il saggio, già nel ‘200 celebrava Maria come: –Rosa delle rose, fiore dei fiori, donna fra le donne, unica signora, luce dei santi e dei cieli -.  Così pure il domenicano Enrico Suso di Costanza, mistico tedesco, si rivolgeva alla Madonna: –Sii benedetta tu aurora nascente, sopra tutte le creature, e benedetto sia il prato fiorito di rose rosse del tuo bei viso, ornato con il fiore rosso rubino dell’ Eterna Sapienza!-

Ed ancora la Rosa d’Oro, dono simbolico la cui origine risale al sec IX, è il gioiello aureo che i Papi sono soliti benedire nella quarta domenica di Quaresima: un cespo di rose d’oro con incastonate pietre preziose e con al centro un fiore che si distingue dagli altri per le maggiori dimensioni, a forma di coppa contenente balsamo e muschio.

La conferma del binomio rosa -Madonna è fortemente espressa nell’arte che, interpretando  lo spirito dei tempi e l’immaginazione popolare, rappresenta la Madonna sempre circondata di rose, rosa Ella stessa, la più profumata.

La simbologia cristiana vede proprio nella rosa il simbolo di Maria “Rosa Mystica”; così il dipinto del1520-21, di Bernardino Luini, la ”Madonna con Bambino”, detto anche la  “Madonna del Roseto”, rende pienamente la sacralità dell’Immacolata Concezione e la sua totale estraneità al peccato, soprattutto nel  particolare rilievo dato dall’autore al pergolato di rose, che funge da sfondo alla scena.

L’ hortus conclusus che accoglie Maria e Suo figlio diventa un elemento pittorico teso ad esprimere la purezza della Vergine  soprattutto nel colore bianco delle rose “damascene”, allusive all’umiltà e alla castità della Vergine, evidenziando nella storia lella rosa il suo più importante significato.

Rosa Damascena

La Rosa Damascena, nata  da  una ibridazione tra la rosa gallica e la rosa bifera e portata in Occidente dalla Terrasanta ad opera dei Crociati, ha permesso la realizzazione di molte  altre cultivar come la ”York and Lancaster”, dedicata alla riconciliazione tra le due famiglie  inglesi e la “M.me Hardy”, una varietà particolarmente apprezzata per il portamento, la perfezione ,il profumo.

Molti artisti per la forte presenza nei loro dipinti di elementi botanici si prestano  particolarmente come fonte di studio per indagini fitoiconologiche, utili a valutare i contenuti botanici come viatico per una migliore lettura di un’opera d’arte, per chiarire lo stile di un’artista, per ricostruire alcuni elementi spazio-temporali, utili anche alla cronologia e alla filologia.

Rosa York and Lancaster
Rosa Madame Hardy

William-Adolphe_Bouguereau (1825-1905)-The Madonna of the Roses 1903 

 Il dipinto mostra la Vergine e il Bambino immersi nella bellezza di un verdeggiante e fiorito roseto. La purezza della Madonna, rosa senza spina, la si  legge nella delicatezza di ogni particolare  della tela : i colori pastellati , il  bambino senza abiti quasi ad alludere alla vulnerabilità cui potrebbe essere esposto e la Vergine che lo stringe in un abbraccio dolcemente avvolgente , come a volerlo proteggere da un futuro doloroso. Il tramite di questo abbraccio è il rosario che congiunge ,nel contempo , le due figure tra loro ed esse stesse  alla natura che le accoglie.

Tale legame è ancor più accentuato dalla veste di Maria lambita da rose di varie tonalità, quasi a raccogliere nei colori utilizzati i valori di una vita ”santa”: castità, candore, amore.

Rose di Pierre Joseph Redoutè

Non bisogna tralasciare la riflessione che negli anni in cui Bouguereau compone questa opera grande influenza esercitava la pittura floreale di Pierre Joseph Redouté, acquarellista e incisore che ebbe come mecenate Giuseppina Bonaparte la quale fece immortalare dal “Raffaello dei fiori” che ospitava a corte tutti gli esemplari botanici ma soprattutto le bellissime rose, circa seicento specie, presenti nel  giardino del Castello di Malmaison.

Quelle dipinte nella “Madonna della rosa “sembrerebbero rose galliche; l’affollarsi di petali nelle loro corolle  e il portamento arbustivo farebbero pensare alla Rosa “Belle de Crecy” selezionata a metà dell’800 dal Parmentier. La rosa, dal profumo molto intenso, si apre con boccioli cremisi per passare dal ciliegia al rosa scuro, al magenta, al lilla, al malva fino a colorare i suoi petali di un  grigio sfumato.

Rose Belle de Crecy
Jeanne Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour,

La  bellezza del fiore è anche nelle particolari variazioni cromatiche che, alternandosi dal centro  fino ai margini dei petali più esterni, si poggiano su un ricco  fogliame verde opaco. I riferimenti nella denominazione della rosa ci riportano al castello di Crecy, nel nord della Francia, e la “Bella” cui si fa riferimento, potrebbe essere forse la Madame de Pompadour cui fu donato il castello da Luigi XV di cui la dama fu l’amante.

Tra le altre rose raffigurate nel dipinto di Bouguereau sembra esserci  anche la rosa “Belle Isis” ibridata anch’essa  dal Parmentier nel 1845 nei Paesi Bassi.

Il rosa chiaro dei petali, con toni più accesi al centro, ben si intona anche con il suo fogliame grigio verde e nella sua sfolgorante  bellezza  dipinta sembra quasi per una magica  forza sinestetica, percepirsi il suo intenso profumo di mirra. La rosa è tipicamente una gallica e secondo Graham Thomas potrebbe essere un ibrido derivato da una centifolia. Il fiore fu ibridato proprio negli anni in cui era di moda la passione verso la civiltà egizia, suscitata dalla  riscoperta dell’Egitto verificatasi  con la conquista di Napoleone di quella terra. Infatti se da punto di vista militare l’occupazione francese fu un fallimento, il suo impatto culturale fu enorme in tutta l’Europa

Ed anche i fiori subiscono questa moda :la “Belle Isis”  porta il nome della dea egizia Iside, dea dell’amore, saggezza e bellezza  ma anche della maternità, fertilità e magia.

Ancora una volta la rosa  ci stupisce e, schiudendoci le infinite vie della storia ,della scienza e della fede, ci invita alla conoscenza e a alla ricerca di  accattivanti  curiosità per arricchirci alla magica fonte del sapere …del resto, sulla statua di Iside, a Sais, si apparivano incise le celebri parole:-Io sono tutto ciò che è stato, che è e che sarà; nessun mortale ha mai sollevato il mio velo…-

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Rosa Damascena “Rosa Damascena” by suesviews is licensed under CC BY-NC 2.0

“File:Rosa York and Lancaster 2019-06-05 8361.jpg” by Salicyna is licensed under CC BY-SA 4.0

“Rosa ‘Madame Hardy'” is licensed under CC BY-SA 3.0

“François Boucher, Madame de Pompadour (detail of bust), oil on canvas, 1750” by profzucker is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

“Rose ‘Belle Isis’ (Gallica)” by wallygrom is licensed under CC BY-SA 2.0

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