Jonathan Rizzo, il poeta nomade

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Jonathan Rizzo – il poeta nomade- di Denata Ndreca-

Jonathan Rizzo è un poeta e performer elbano di formazione parigina e studi in Storia. Giunge alla quarta pubblicazione con “Le Scarpe del Flaneur” edito da Ensemble. Speaker radiofonico sulla web radio Garage Radio col programma “Al Bar della Poesia” e direttore artistico per il Caffè letterario Volta Pagina, a Pisa. Si definisce marinaio e nomade.

Diario di bordo

Lettere dal mare d’oriente.

Nel porto dalla bonaccia rinsecchita

ascolto il ricordo sordo del libeccio

tonante memoriale guerriero

sulla tempesta fiammeggiante.

Vibra la tromba del giudizio universale

allo schianto lampo della saetta

vendetta terribile degli Dèi in festa.

Ma ognora è calma arenati nella rada.

Le corde fradice riposano libere

sulle vele flosce

impigrite al sole.

Tra l’albero di maestra abbandonato

al cielo terso e la carena sprofondata

nelle tenebre d’abisso.

Sommerso capovolto attendo il ritorno

del viaggio

raggio prigioniero in questo diario di bordo.

Dell’inchiostro a consumarsi

lesto succhiando linfa nera al calamaio

Efesto dal pennino mesto ad insudiciarsi sordo

al fiero pasto.

Nel caro foglio il porto fermo

tra cielo calmo e mare sonno

fondo della pagina

sfiorato leggero dorso

perso nell’ultima riga.

Confino d’orizzonte, baffo d’inchiostro, amaro tramonto

nell’attesa quiete della rada.

Una serenata del mare

Fuggendo dall’inverno infinito,
dai suoi ossuti colpi sotto la cintola
con un desiderio abulico da tossico
barcollando in astinenza
passeggiare ad occhi chiusi
col maestrale sotto braccio,
amico fedele per danzare
accarezzando il mare nel suo suonare
il pianoforte astrale
sulla battigia terriccia di sabbia Tirrenia
delle isole febbrile arenile e favorito davanzale.

Come donna in amore
a raccogliere conchiglie e foglie di sole,
farne ghirlande d’arcobaleni a venire
per le mie palme di silicio e sale,
sparse piccole perle perse
dalle tasche riarse,
per le dita terse, forse il mare.

Ogni Venere in volo
un pensiero a nolo
in meno
contro cui remare.

Ospite in un angolo vertice,
vertigine luminoso silenzio di Dio,
armonioso brusio,
nota muta serenata lieta
alla luna piena piegata di pietà.

Come uomo leggero col suo dono sorriso
nelle corrose orme cancellate
dall’assolo d’archi delle onde.

Lezioni di danza per innamorati selvatici
e zanzare leziose.

Lasciare la luna al balcone delle sue memorie,
innaffiare i gerani con le lacrime delle mie sirene,
scrivere lettere al mare e fuggire.

 Otto, Fritz und Herman

Ho litigato con la mia donna
e me ne sono andato di casa.

Mi sono vestito di tutto punto
ed ho preso l’uscio.

Lei in pigiama mi ha rincorso per la strada
nella notte calda di prima estate.

Le davo le spalle e lei seguiva.

Ad un certo punto incerto sul da farsi
mi sono voltato di scatto verso il suo volto spaventato
e le ho lanciato contro il portafoglio gridando,
:- “Dove mi stanno aspettando non servono documenti
e soldi. Hanno estratto il mio numero da tempo”.

Camminando nel buio
mi sono infilato in un vecchio cimitero senza cancello
e lei dietro, in ciabatte attendeva sulla soglia
lo sviluppo possibile di ogni mia follia.

Era un campo Santo della prima guerra.

Passeggiando tra le croci di legno e ferro
di quei ragazzi morti ventenni cent’anni a dietro,
mi sono fermato a respirare sotto il bianco caldo dei fiori,
canto d’amanti
sotto la luna immutabile nel tempo.

Ho respirato forte e sono tornato da lei,
l’ho baciata per strada,
davanti alle stelle e le croci lontane.

Siamo tornati a casa sua
ed abbiamo dormito abbracciati
per il resto del tempo rimasto.

Fine.

Ah no, c’è un altro particolare.

Eravamo in Germania.

Le stagioni del limone

Caldo profumo dal violino delle cicale.

Dolce sudore tagliente l’afa
ricorda l’estate
circonda l’oasi d’ambra,
ombra a firma gialla
tra i rami foglia
e l’agrumeto in festa.

L’umanità ha perso un anno della sua vita,
pulviscolo nell’universo.

Leggi della biochimica impallidiscono
in controluce alla ragnatela lucida
nella fisica che cigola
al vento scirocco
Mediterraneo figlio.

Giallo, intenso giallo nelle mani,
pepita rugosa, perla della terra.

Un uomo ricco s’addormenta
sotto una montagna d’oro.

Le tasche vuote nelle scarpe scalze.

I limoni crescono grandi in questa stagione.

Sogna la libertà vestita in giallo
roteante la sua gonna leggera
fidanzata da balera.

Sogna e russa rugosa.

La nuova estate è alle porte,
ed i limoni crescono bene questa stagione.

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