Una lezione di scrittura creativa, intervista a Domenico Notari

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Racconti in libertà- di Claudia Izzo-

Metti uno scrittore ed una classe di un Liceo Classico. Siamo al Tasso di Salerno, classe II H. Gira per i banchi e dispensa parole fatte pescare ai ragazzi in un sacchetto di raso grigio che dà l’idea del cappello di Mary Poppins. La persona in questione, però, non ha ombrelli magici, nessun trucco, nessun inganno. E’ uno scrittore e, per dirla tutta, è in primis un architetto che ha risvegliato la sua passione per la scrittura. Parliamo di Domenico Notari, qui per un corso di scrittura creativa. Assisto all’incontro, interviene in apertura la Preside del Liceo, Carmela Santarcangelo ed è presente la Professoressa Marina Di Mauro, docente di Italiano, Latino e Greco.

Un incontro sui generis perché si sa, la potenza della parola non ha limiti ed i ragazzi sono bauli che contengono tesori. Ma a rendere perfetto il tutto è necessario che ci sia una sorta di demiurgo, in grado di farli uscire questi tesori.

Le parole che ogni ragazzo ha pescato, sembrano astruse, invece esistono davvero e diventano l’incipit per le composizioni che i ragazzi andranno a scrivere. E le hanno scritte davvero. Incredibilmente belle, corredate anche da disegni. Da una parola, un viaggio sulle strade dell’immaginazione e le parole, ancora incomprese, hanno aperto ai ragazzi scenari nuovi.

Scoperto da Goffredo Fofi che lo ha inserito nella sua antologia Luna nuova, Notari ha scritto racconti apparsi sulle principali riviste italiane, statunitensi ed elvetiche. E’ autore di romanzi, “L’isola di terracotta”, (Avagliano, 1999, seconda edizione 2009); “9, la rabbia del rivale”,  (Castelvecchi, 2018) e del documentario “Salerno, un archivio della memoria”, per Radio RAI. Conduce l’Officina del racconto ed ha insegnato scrittura creativa all’Università di Salerno.

-Come nasce la Sua passione per la scrittura?

“Sono sempre stato un grande lettore. Rubavo i libri nella grande biblioteca di famiglia, classici soprattutto. Scrivo poi quello che mi piace e le storie vengono da sole”.

-Come definirebbe il suo stile?

“Sono contrario ai messaggi espliciti, vivo di elementi subliminali, particolari, sfumature. Direi che la mia scrittura è molto cinestetica, una sorta di realismo magico. La dura realtà si può riscontrare solo con il momento magico, altrimenti non ci sarebbe soluzione. E’ in Calvino ne “Il sentiero dei nidi di ragno”che riscontriamo la realtà che sembra fantasia e la fantasia che sembra realtà”

-Cos’è la scrittura oggi?

“E’ una delle tante forme d’arte, è in realtà quello che è sempre stato, libertà. E’ un modo per esprimersi, un modo per trovare riscatto nell’arte, ci sono anche forme d’arte non letterali come l’architettura, ma la letteratura come il cinema sono per me quelle più dirette. “

-Quanto l’essere architetto influenza il Suo modo di scrivere?

“Io utilizzo il metodo dell’architettura per scrivere. Il romanzo per me è come una casa, l’incipit è paragonabile all’ingresso, può essere comprensibile o meno. Poi si passa al corridoio in cui vedo il climax, quella figura retorica in grado di portarci da un concetto all’altro via via più intenso; poi si può intravedere una scala in un salone. Non a caso, in inglese il termine per indicare la trama è “plot” come la pianta di una costruzione !…”

-Che differenza c’è nello scrivere oggi, rispetto a ieri?

“Oggi è tutto cancellabile e riscrivibile. Non si dà più importanza a quanto si scrive, parole a casaccio, proprio perché si può cancellare in un secondo. Sono gli Ebrei ad avere parole che non sono nominabili, che possono avere ripercussioni. Oggi si è bombardati da parole, slogan, tantissimi stimoli e la scuola non insegna la concentrazione. Per quanto riguarda la parola scritta, nelle scuole primarie vieterei  il bianchetto e mi viene in mente “Il libro degli errori” di Gianni Rodari…per sfatare l’errore, sminuire le responsabilità dello sbagliare. La parola va vista come responsabilità. E’ con la parola che si è creato il mondo, il Logos ha dato vita a tutto. Oggi vi è solo un rumore di fondo. Quindi se oggi la parola non viene ascoltata, meglio scriverla, di qui l’importanza della memoria e  “archivio della memoria”  è stata proprio una trasmissione radiofonica RADIO RAI., “Cento Lire”, che accoglieva uno scrittore che raccontava l’Italia attraverso le voci della gente. Io parlai di Salerno, dei suoi eventi: l’alluvione, la perdita del mare per la costruzione del porto, il rione Fornelle…E’ comunque il libro che resta per me il mezzo in grado di parlare nella sua silenziosità.”

-Come avvicinare alla lettura i ragazzi?

“Il desiderio di leggere, come l’amore, non accetta l’imperativo”.

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