Toscana. Liceo Classico- Linguistico di Orbetello: la prof orgogliosa dei suoi ragazzi

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-di Denata Ndreca-

 È stato il vostro primo vero esame e, anche se ne affronterete altri cento, questo rimarrà con voi a lungo.

Forse è vero, qualcuno vi ricorderà come i maturandi del 2020, ma io che ho vissuto questa esperienza particolare con voi posso assicurarvi che questo non vi sminuisce rispetto a chi vi ha preceduto. 

Siete stati forti, non vi siete scoraggiati, vi siete impegnati a seguire una nuova didattica dando, nella maggior parte dei casi, il meglio di voi. 

In questi giorni sono riuscita a percepire le vostre emozioni, le paure, le incertezze, la confusione di un attimo ma, anche se ho dovuto mantenere la distanza di sicurezza, posso dire che sono orgogliosa di come avete affrontato l’imprevisto, di come vi siete impegnati, di come avete reagito alla “sfortuna” di un argomento poco favorevole. Noi tutti abbiamo camminato al vostro fianco, fieri di come siete cresciuti in questi ultimi mesi e della maturità e la consapevolezza che avete acquisito. 

Adesso che tutto è finito tutti avrete modo di dimostrare al mondo di che pasta siete fatti e di quanto valete.

Si apriranno davanti a voi nuove strade, non abbiate paura di percorrerle, non perdete la determinazione che vi ha portato fin qui e fate tesoro di tutto ciò che tutta questa esperienza vi ha portato.

Ora siete pronti per volare quindi spiccate il volo e dirigetevi più in alto che potete.

Vi voglio bene.

Ad maiora semper

Elisabetta

Con queste le parole la prof. del Liceo Classico- Linguistico di Orbetello, Elisabetta Rinaldi, saluta i sui studenti che hanno appena sostenuto gli esami di maturità.

Siamo in Toscana, in provincia di Grosseto e la professoressa Rinaldi parla chiaro.

Scuola si, scuola no. Abbiamo sentito di tutto, dimenticando ciò che di bello c’è nelle nostre aule, puntando il dito sul brutto. Possiamo dire tante cose, ma che non sia stata scuola – quello no; no, perché a prescindere di tutto, ciò che non è mai mancato, è stato il contatto umano tra docenti e ragazzi.

È di questo che la prof. orgogliosa, ci parla.

Da noi, come in tutta Italia, la “scuola” non ha mai chiuso. L’edificio scolastico è stato reso inaccessibile, ma “la scuola” non si è mai fermata.

Il Dirigente si è subito mosso per attivare una piattaforma che ci consentisse di avere delle “classi virtuali” che fornissero un luogo di incontro che andasse oltre l’arido registro elettronico.

In realtà, ancor prima dell’accreditamento in piattaforma, la maggior parte di noi non ha mai perso il contatto con i ragazzi. Secondo il mio punto di vista il contatto era proprio l’elemento che andava coltivato affinché i ragazzi non fossero disorientati in un momento in cui già noi adulti lo eravamo. Poi è stato uno scambio: da parte nostra cercare strategie diverse per facilitare l’apprendimento, senza lasciare indietro nessuno, da parte loro rispondere attivamente ai nostri stimoli.

I ragazzi sono stati fantastici. Hanno lavorato in modo responsabile e a tutti coloro che dicono “va be’ tanto sono tutti promossi, c’è stato il 6 politico per tutti”, andrebbe risposto che i ragazzi sono stati “ammessi” alla classe successiva con tutti i loro voti, compresi quelli negativi e che il primo settembre saranno nuovamente a scuola, spero, per poter colmare le lacune non colmate.

Per i ragazzi grandi è stato diverso. Loro erano già proiettati in avanti, anche se fino all’ ultimo non hanno saputo verso che cosa. Esame sì, esame no; scritti sì, scritti no; presenza o distanza. Abbiamo dovuto attendere in un limbo indefinito, fermi ad un bivio senza sapere quale strada prendere.

Noi docenti abbiamo vissuto con loro tutto il percorso, l’attesa al bivio e la scelta della strada per arrivare al traguardo. Abbiamo cercato di fare loro da guida e di metterli in grado di dare il meglio di sé.

Ho sperato con tutto il cuore che si tornasse all’esame in presenza: ne avevano bisogno. Non hanno fatto la cena benaugurale dei 100 giorni, hanno dovuto rinunciare al viaggio di classe a Londra. Mi dirai: “di fronte alla crisi che abbiamo avuto, di fronte a tutti coloro che hanno perso la vita è poca cosa” ed avresti tutte le ragioni per dirmelo, ma mettiamoci nei loro panni: tutti questi step fanno parte di una specie di “rito di iniziazione” che ti traghetta nell’età adulta.

Io faccio parte dei nostalgici, non mi piace la nuova definizione di “Esame di Stato”, mi sa di freddo esame di abilitazione ad una professione, qualcosa che affronti quando sei già maturo, a me piace il caro, vecchio “Esame di maturità” perché è questo che hanno dimostrato tutti: essere maturi per affrontare le difficoltà e tutto ciò che li porterà a scegliere la propria strada personale. E la maturità l’hanno dimostrata tutti, ognuno con le sue peculiarità, ognuno con le proprie strategie, ognuno con le competenze acquisite.

Indipendentemente dal voto ottenuto, adesso sono pronti a volare, a far vedere di che stoffa sono fatti ed auguro a tutti loro di riuscire a “superare” i loro maestri perché per noi non potrebbe esserci soddisfazione migliore.

 

 

 

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