Tartan: storia di un tessuto, tra tradizione e moda

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-di Marianna Giugliano-

Il tartan, in Italia conosciuto come “scozzese”, è un disegno a quadri ottenuto intrecciando dei fili colorati, precisamente un tessuto in lana delle Highland scozzesi; fili di colore diversi che si ripetono in un gioco di schemi definiti chiamati sett, uguale per trama ed ordito.

La storia di questo tessuto ha origini molto antiche: infatti già nel medioevo veniva utilizzato solo sottoforma di toga o plaid. Soltanto intorno al 1600, quando nasce il kilt (la tipica gonna scozzese), il tartan assume le caratteristiche che tutt’ora possiede, diventando un vero e proprio simbolo della tradizione scozzese.

Secondo alcuni, questo tessuto veniva utilizzato dalle famiglie dell’alta società scozzese (i clan), ma in realtà fino alla metà del XIX secolo, gli “highland tartan” venivano utilizzati dagli abitanti delle diverse regioni in modo da potersi differenziare tra di loro.

Per quasi 40 anni, a seguito della Battaglia di Culloden, l’uso del tartan fu abolito dal governo britannico, per cercare di fermare la rivolta dei clan gaelici giacobiti che sostenevano la restaurazione della famiglia degli Stuart al trono d’Inghilterra e Scozia. Fu solo al termine della guerra, nel 1782, grazie alla legge dell’Act of Proscription che il tartan venne reintrodotto come tessuto delle divise degli Highland Regiments (il reggimento di reclutamento scozzese).

Nel 1800 poi nacquero i veri “clan tartan”, ossia i tartan legati ad un clan in particolare: infatti, la Highland Society of London, chiese ai capoclan di indicare il proprio tartan, trasformandoli così in un segno distintivo. Sempre in quegli anni il tartan divenne anche un vero e proprio status symbol, grazie alla regina Vittoria e suo marito che indossarono abiti con questo tessuto durante il loro soggiorno al castello di Balmoral in Scozia. Nasce così il Balmoral tartan (dal nome del luogo della residenza reale), ancora oggi utilizzato dalla famiglia reale inglese.

Soltanto molti anni dopo, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il kilt diventa un capo utilizzato anche dal popolo e il tartan inizia ad essere disegnato anche su altri capi di abbigliamento: molte star di Hollywood lo indossano, tra cui Audrey Hepburn, che nel 1950 viene fotografata a Londra con indosso una giacca scozzese e un papillon, o ancora, nel 1964, Brigitte Bardot indossa un kilt abbinato ad un maglione rosso a mezza manica. Negli anni ’70 vediamo che il tartan viene sottoposto ad un processo di personalizzazione come fa, ad esempio, Vivienne Westwood che trasforma questo tessuto nel protagonista dello stile punk, utilizzandolo su gonne stravaganti o kilt strappati.

Il disegno tartan è anche alla base del successo del famosissimo marchio Burberry che è riuscito a rimanere un grande classico anche nel mondo fashion contemporaneo. Il marchio ha utilizzato per la prima volta il tartan chiamato “Burberry check” nella fodera dell’iconico impermeabile, e da allora questo motivo è diventato il grande segno distintivo della casa di moda. Sulla scia di Burberry tanti altri marchi famosi hanno introdotto il tartan nelle loro collezioni: Fendi lo utilizza rendendolo molto simile ad un tetris, Gucci lo combina con motivi floreali e Versace lo avvolge con i colori che caratterizzano il suo stile.

Con le sue 33 tipologie, il tartan è da sempre un tessuto di tendenza,  e quello in red, fatto di sovrapposizione di quadri in cui a spadroneggiare è il colore rosso, ci riporta Natale. E proprio nelle collezioni dei grandi stilisti da Valentino a Jean Poul Gaultier, il tartan resta un evergreen soprattutto nei gironi di festa, tra abeti e candele.

 

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