La modella anticonvenzionale di Gucci

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-di Marianna Giugliano-

Da qualche giorno sui social non si parla altro che di lei: Armine Harutyunyan.

Modella armena, nel 2019 ha sfilato per Gucci durante la Fashion Week, per presentare la collezione Primavera/Estate. Secondo alcune voci è riuscita ad entrare a far parte della classifica delle 100 donne più sexy al mondo. Ciò che ha dato il via alle “polemiche” degli haters è la bellezza non convenzionale della modella: infatti, le foto pubblicate da Armine sui social sono state immediatamente inondate di commenti negativi riguardo il suo aspetto. In particolar modo si sono concentrati sulle sopracciglia “molto folte” della ragazza e il suo naso “troppo grande” come è stato definito da alcuni haters.

La cosa che ha sorpreso molto Armine, però, è proprio il fatto che la sua collaborazione con Gucci risale ad un anno fa (2019), infatti in un’intervista su Repubblica ha detto “Non so perché stia accadendo proprio ora. Ho sfilato per Gucci un anno fa e non c’è nulla di nuovo su cui discutere”.

In realtà, però, quello che forse non tutti sanno è che da un bel po’ di tempo le case di moda non si servono più dei soliti modelli di bellezza classici perché anche questo settore, come tutti gli altri, deve adeguarsi ai cambiamenti e riuscire a comunicare con i nuovi target.

Nonostante tutte le critiche, Armine non si scoraggia continuando a non rispondere ai continui attacchi che le vengono rivolti sui social; è sicura di se stessa e della sua bellezza non convenzionale: “Le persone sono spaventate da quello che è diverso. Non posso impedire loro di sparlare ma io posso ignorarle. Ci sono molti modi diversi di essere belli: consiglio di concentrarsi su di sé, su chi si è e su cosa si ama davvero.”

Armine però, non è la prima ad essere andata contro gli standard convenzionali di bellezza: ad esempio prima di lei una modella inlgese, Lily Cole, con i suoi tratti atipici è riuscita a conquistare le passerelle ed essere protagonista di numerosi scatti per alcune delle più grandi case di moda degli ultimi anni; o ancora il modello statunitense, afroamericano albino Shaun Ross che, secondo Vanity Fair, con la sua “fisionomia atipica” è riuscito a conquistare brand come Givenchy e McQueen ed è apparso su alcune riviste di moda sia inglesi come Paper Magazine sia su quelle italiane come Vogue.

Questi e moltissimi altri modelli sono riusciti a superare le convinzioni secondo cui la bellezza è oggettiva,non si è belli, dunque, solo se si rispettano determinati canoni dettati dalla società in cui viviamo. E’ proprio questo che ha voluto fare Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci: secondo la rivista ioDonna “voleva comunicare quanto fossimo vittime e prigionieri di concetti, canoni e idee che in realtà dovrebbero essere fluidi, in movimento”.

Nonostante tutto, però, c’è ancora molto su cui lavorare poiché il mondo della moda (purtroppo) si divide ancora in due tra chi ancora è fermo ai canoni tradizionali di bellezza e chi invece riesce a guardare oltre andando ad eliminare quel muro tra ciò che viene definito “bello” e ciò che invece viene considerato “brutto”.

“È meglio essere diversi che omologati al resto, anche se non tutti ti capiranno. Tanto alla fine è un problema loro, non mio”. -Armine Harutyunyan.

 

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