LA COMMEDIA DIVINA

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LA COMMEDIA DIVINA

Ogni domenica mattina alle 11,00, al Museo Archeologico Provinciale di Salerno, in via San Benedetto28, la Fondazione di Poesia e Storia diretta da Rino Mele propone la lettura critica della Commedia di Dante.
Domenica 20 maggio, il canto XVI del Purgatorio.

Il XVI del Purgatorio, insieme al canto precedente, è dedicato al peccato dell’ira e alla sua purificazione. La pena è il buio assoluto, tanto che Dante può muoversi soltanto tenendosi stretto al suo maestro “sì come cieco va dietro a sua guida / per non smarrirsi”. Il canto XVI segna il centro della Commedia. I canti del “poema sacro” sono 100 e questo – a metà del Purgatorio – è il cinquantesimo: protagonista, un fascinoso personaggio di cui poco si sa, un uomo di corte, di alta moralità tanto che, nel suo deciso profilo, sembra quasi essere proiezione dello stesso Dante e del suo sdegno. È Marco Lombardo che, nella suggestiva complessità di questo canto, parla della libertà dell’uomo nel dover decidere, e rischiare l’eterno. È il difficile tema del libero arbitrio e della responsabilità umana. Scrive Corrado Bologna: “La centralità del libero volere dell’uomo nella sua vita e nella vita dell’universo si intenderà come il fondamento strutturale e ideologico dell’intero viaggio di Dante”. Nella condizione di totale oscurità della pena del terzo girone, le parole che Marco Lombardo rivolge a Dante, sono strette nella morsa di una dolorosa icastica verità: “Lo mondo è cieco e tu vien ben da lui”. Negli ultimi versi, infine, è evocato un personaggio femminile, Gaia da Camino, di cui non sappiamo che il nome e quello di suo padre, il “buon Gherardo”. Grande è il fascino di questa sfuggente presenza nella duplicità delle interpretazioni sulla sua misteriosa figura. (Rino Mele)

Immagine in alto: particolare del Giudizio Universale di Giotto

In basso: incisione di Alberto Martini

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