Punto di non ritorno?

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-di Antonino Papa-

Il Covid ha riaperto vecchie ferite del sistema Italia, l’unico modo per uscirne potrebbe essere una difficile ma risolutiva “auto-tassazione” di solidarietà.

“Mal comune mezzo gaudio”, il modo di dire più diffuso nel nostro Paese dall’inizio della pandemia, la coperta per nascondere mali atavici ed auto-convincersi che questo stato di cose, non il virus bensì le difficoltà economiche e sociali che attanagliano la nostra penisola, siano poi anche criticità presenti in altri Paesi europei.

Che vi sia stato un temporaneo livellamento dei comportamenti collettivi in tutto il mondo è sacrosanta verità, ma le basi di partenza sono i dettagli che fanno la differenza; noi venivamo già da una situazione economicofinanziaria instabile ed eravamo sotto la supervisione della BCE e delle istituzioni europee che da tempo ci
avevano chiesto riforme e riduzione del debito che espone l’Italia per il 170% del PIL, in pratica eravamo sorvegliati speciali in attesa di “giudizio”.

Al contrario, le nostre concorrenti, quali Germania e Francia in primis, nonostante tutto hanno evidenziato minore esposizione finanziaria, maggiore stabilità politica e completamento di riforme che noi ancora dobbiamo porre in essere e, soprattutto, una popolazione non divisa da una guerra civile ideologica i cui attori principali strumentalizzano ogni punto e virgola pur di portare acqua al proprio mulino.

I malcontenti tra la popolazione a seguito della gestione  dell’emergenza somigliano in maniera impressionante a quanto accaduto in Grecia in prossimità del default, se è vero che tutte le altre nazioni annoverate nel club delle potenze economico-industriali hanno anch’esse interrotto ogni attività produttiva di beni e servizi è altresì verosimile che lo hanno fatto avendo spalle forti e la possibilità di supportare, tempestivamente, ogni singolo cittadino in difficoltà con erogazioni immediate di denaro per il semplice fatto
che i soldi li avevano già, cosa che non possiamo affermare per quanto riguarda i nostri conti per niente in ordine e sotto zero ai quali si aggiunge la solita corruzione ed instabilità politica nonché sprechi inarrestabili.

Attendiamo il Recovery Fund (di circa 200 miliardi) e probabilmente il famigerato MES (di circa 35 miliardi) allo stesso modo con il quale un malato grave di Covid attende l’ossigeno per sopravvivere ma in
cambio, a chi ci salverà, dovremmo restituire, oltre i soldi, riforme efficaci e “tattili”, e dettagliarle fino all’ultimo centesimo messo in preventivo; dovremmo impegnarci ad eliminare quasi del tutto l’evasione fiscale (170 miliardi l’anno) e riformare il sistema sanitario, rientrare dalla procedura d’infrazione per il sovraffollamento delle carceri, e pertanto costruire nuovi edifici a tale scopo (e non liberando i delinquenti con depenalizzazione di reati), digitalizzare il Paese con una massiccia ed efficiente (in termini di
prestazioni) diffusione della banda ultra-larga ed eliminare la corruzione e rifondare l’istruzione …

Tutto chiaro ?
Se la matematica non è un’opinione, e considerando che persino Spagna e Portogallo, tanto per citare due Paesi non tanto “virtuosi”, si avviano a rinunciare agli aiuti europei, come si pensa di venir fuori da questo buco nero in cui siamo precipitati ?

Al famoso 170% di rapporto debito/PIL (circa 3.000 miliardi di euro) dovremmo naturalmente aggiungere gli eventuali 235 miliardi che prenderemo dall’Europa e metter in conto il dato di fatto che prima della metà del 2021 (se tutto andrà liscio) non vedremo un centesimo, tradotto significa che per sopravvivere fin quando
arriveranno gli euro dal cielo dobbiamo iniziare a “svendere” pezzi di tessuto produttivo del nostro Paese, ed è ciò che sta accadendo da tempo ed in modo particolare in questo momento.

Cina, Germania, Francia e Spagna stanno silenziosamente acquistando pezzi di Italia al grande Outlet aperto da circa venti anni, questo per le grandi aziende mentre le piccole e medie stanno chiudendo e lasciando per strada migliaia di dipendenti perché non hanno i mezzi per sopravvivere né il famoso blocco dei licenziamenti ha evitato la perdita di quasi mezzo milione di posti di lavoro.

Quindi, a conti fatti, dovremmo indebitarci per restituire soldi presi a prestito … ovvero arriveremo ad un punto in cui i nostri creditori (leggi Europa) diranno stop e ci chiederanno in cambio infrastrutture
strategiche come porti ed aeroporti alcuni dei quali già in mani Cinesi (Taranto) e tedesche (Trieste) e di “ristrutturare” il debito, ovvero di svalutarlo con conseguente terremoto sul nostro sistema bancario.

A tutto ciò si aggiunga che già migliaia di italiani non riescono più a pagare mutui e finanziamenti, e tasse ovviamente.

Le soluzioni sono poche, o meglio poco percorribili di cui la prima è il recupero dei circa 170 miliardi di evasione fiscale, cosa pressoché impossibile, la seconda è una patrimoniale e la terza è attaccare direttamente i risparmi degli italiani che sono il popolo che ne possiede di più in tutto il mondo.

Paradossalmente se decidessimo di auto-tassarci, almeno in 20 milioni di noi, con circa 12.000 euro a testa saremo in grado di raccogliere quei 235 miliardi di cui abbiamo bisogno ora e non faremo altro che ristabilire la situazione pre-covid tutt’altro che rosea.

Con circa 150.000 euro a testa estingueremo tutti i debiti della Nazione …

Ecco, provocazioni a parte, questa è la cruda realtà dei numeri e se non si inventa qualcosa di efficace nessun cervellone o Nobel per l’economia sarà capace di dirci dove trovare le risorse per rialzarci.
L’unica arma è la solidarietà ma dubito sia una strada percorribile, soprattutto se continuano le guerre fratricide e governi non all’altezza (di ogni colore) nonché corruzione e giustizia allo sbando.

In bocca al lupo Italia.

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