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Napoli-Salerno: prima il rispetto reciproco, dopo il calcio

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di Antonino Papa

Sono settimane che a Salerno imperversa la tempesta dell’anno tra due “scuole di pensiero”, se così possiamo definirle, tra coloro che pretendono di colonizzare (sportivamente) l’Hippocratica Civitas e dall’altra parte della barricata chi gradirebbe più “rispetto” per una Città, sebbene storicamente non importante come Napoli, che ha comunque una sua identità storica, culturale e sociale per decenni adombrata (per lassismo e negligenze dei salernitani) dal “Borbonismo” imperante.

Chiariamo un concetto storico basilare, Salerno non è una costola di Napoli, non lo è mai stata e mai lo sarà.

L’influenza Longobarda e la contiguità con il Sannio e la Lucania hanno lasciato il segno, soprattutto in usi e consuetudini che hanno plasmato il tessuto sociale in maniera profondamente differente da quanto accaduto per i neoborbonici.

Pertanto, Napoli e Salerno (in rigoroso ordine alfabetico per non offendere nessuno) sono divise soltanto da 60 chilometri e differenti evoluzioni storiche, ed entrambe sono città degne di rispetto, incluse le popolazioni che le abitano.

Purtroppo, però, come sempre accade, esistono dinamiche e fenomeni sociali che generano rivalità che non di rado sfocia in atteggiamenti irrispettosi.

Uno di questi fenomeni, appunto, è proprio la fede calcistica intorno alla quale si fanno erroneamente ruotare i due interi mondi sociali delle Città consentendo ad una dinamica con una precisa identità di sconfinare in argomenti di tutt’altra natura.

Lo sport, il calcio in questo caso, sia esso un motivo di vanto o meno per una realtà sociale, deve rimanere tale e mai, ripeto, mai deve essere un pretesto per far di tutta l’erba un fascio ed essere strumentalizzato al fine di generare sterili ed inutili “contese atte a stabilire chi è superiore e chi inferiore”.

Veniamo quindi al presente ed all’oggetto del contendere, questioni secondarie e demandate al buon senso ed all’educazione di tutti coloro che intendono celebrare due differenti probabili successi sportivi appena la matematica lo consentirà: lo scudetto al Napoli e la permanenza in serie A per la Salernitana.

I Salernitani non avrebbero nulla da ridire nel vedere cortei o bandiere azzurre per le vie della Città, eccezion fatta se l’esuberanza si dovesse trasformare in maleducazione e mancanza di rispetto per Salerno, la sua squadra e la sua gente.

Noi Salernitani siamo un popolo aperto ed accogliente e non certo neghiamo l’espressione, anche plateale, della propria fede sportiva a chiunque voglia mostrarla in qualsiasi modo.

La questione, però, è purtroppo alimentata troppo spesso in maniera errata da più giornalisti, rispettabilissimi, che, con dichiarazioni a limite dell’ironia, esasperano gli animi delle due tifoserie, fomentando una parte e provocando disappunto nell’altra.

L’informazione, anche nel mondo del calcio, dovrebbe diffondere sani valori insiti nella cultura sportiva e gettare acqua (e non benzina) sul fuoco delle rivalità.

Non è normale, alle porte dell’era della conquista dell’universo, allertare questure e centinaia di agenti delle Forze Dell’Ordine in previsione di eventuali disordini per la celebrazione un semplice successo sportivo.

Ciò vale per tutta Italia, naturalmente, non solo per Napoli o Salerno.

L’unicità della coincidenza, ossia entrambe le squadre nella massima serie, ed entrambe in combutta per differenti traguardi, è arricchita dal fatto che a Salerno hanno stabilito dimora fissa molti amici di Napoli e di conseguenza la Città, tra napoletani doc ed altri sostenitori degli azzurri, è praticamente quasi divisa in due.

Prima di ogni genere di festeggiamento ognuno dovrebbe porsi due semplicissime domande …1 – “sono disposto a tollerare che migliaia di supporters di un team non della mia città celebrino i successi della propria squadra a casa mia come se fossero a casa loro?”

2 – “se io mi trovassi in un’altra città, nella situazione opposta, come mi comporterei?”

Le risposte a questi due quesiti elementari possono dare la misura di quanta sportività alberghi in ognuno di noi, dando naturalmente per assodato il rispetto per “la città ospitante” e per la sua popolazione.

La rivalità sportiva deve restare circoscritta in tale sfera e chiunque tenti di condurla oltre il suo naturale perimetro d’azione commette atti non proprio da fair play, se proprio vogliamo restare in ambito calcistico.

Esorto, come salernitano, ma come sportivo innanzitutto, tutti gli addetti ai lavori, siano essi giornalisti sportivi e non, conduttori radiofonici o televisivi, e chiunque abbia voce in capitolo, soprattutto di due Presidenti, a chiedere ai rispettivi supporters di non eccedere, in ogni senso, e di celebrare i successi, anche con la massima esuberanza, senza però creare le condizioni che una festa che dovrebbe unire due culture possa sfociare in spiacevoli contrasti e conseguenti disordini.

Chiunque è libero di esporre le bandiere e gli striscioni che desidera, a patto che la stessa legge non scritta, ma di buon senso, sia applicata in entrambe le realtà cittadine.

Sì alle bandiere azzurre a Salerno, idem per le bandiere granata a Napoli.

Per una volta almeno mostriamo di essere uniti nelle diversità, napoletani e salernitani si stringano la mano in segno di rispetto e mostrino a tutto il Paese la grandezza della civiltà meridionale.

 

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