L’insostenibile leggerezza dell’essere Italia

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I soliti noti a guidare il mondo e la “Giovane Italia” sul fondo schiacciata dall’eterna zavorra del dolce far niente- di Antonino Papa-

Oscar Wilde sosteneva che il rischio era una delle chiavi per aprire la porta che conduce al successo, ed infatti diceva: “ciò che non abbiamo osato, abbiamo certamente perduto”.

Ripercorrendo la storia del nostro Grande Paese potremmo senza dubbio adottare questa celebre massima come una costante che ha sempre accompagnato le scelte dei nostri ben 71 Governi che si sono succeduti in appena 77 anni e le scelte dei cittadini che hanno consentito che ciò accadesse.

Se si considerano le risorse intellettuali, la capacità produttiva, creativa e la ricchezza che l’Italia aveva, oggi non vi sarebbe alcun Paese al mondo degno di occupare insieme all’Italia un posto sul podio delle nazioni più competitive, saremmo stati soli al comando, eppure, esclusi brevi periodi, siamo sempre sul fondo ad inseguire Paesi che hanno spiccato il volo dal dopoguerra ad oggi senza mai atterrare per rifornirsi, USA, Giappone, Germania, ora anche Spagna e Francia, per non parlare di Cina (con le debite riserve) Corea del Sud e Malesia e tante altre realtà che stanno crescendo economicamente, socialmente e qualitativamente ad un ritmo molto più elevato del nostro ed avendo meno know-how che in Italia.

Evito di chiedermi il solito “perché”, evito definizioni di qualsiasi genere (magari potrei essere scambiato per qualcuno che “rema contro” il proprio Paese, non si sa mai… ), cito le appropriate parole di Daniel Gros, economista tedesco a capo del Center for European Policy Studies, il quale sostiene che in Italia siamo “bravi a fare programmi e progetti, ma mai a realizzarli e che ciò, da sempre, è la principale causa della perdita di credibilità internazionale oltre, ovviamente, alla costante instabilità politica”, dovuta a litigi di bassa lega per accaparrarsi il potere, mi permetto di aggiungere. Sarà un luogo comune sostenere che è il sistema normativo e costituzionale italiano, sebbene il “migliore al mondo”, a zavorrare il Paese alla base della piramide del successo? Sarà forse un luogo comune sostenere che non esiste un’organizzazione Governativa tale da mettere “le persone giuste ai posti giusti”? Sarà un luogo comune sostenere che nel nostro Paese si pretende di arrivare al successo e guadagnare “senza sforzo” ma per “nomine ricevute” o per “assistenza piovuta dal cielo” ? Sono certamente tutti luoghi comuni ma sono anche nel loro insieme una nitida fotografia del nostro Paese in cui la “presunzione di essere i migliori al mondo perché alle spalle c’è una grande storia” autorizza i cittadini a pensare di dover “campare di rendita o per grazia ricevuta” ed i politici a litigare per le poltrone assegnando ruoli chiave ad “amici” e non alle famose “persone giuste”.

E mentre qui i medici pensano come dei filosofi (litigando tra loro), il malato muore, nello stesso tempo altrove si formano (da decenni) menti politiche pensanti, scienziati per i ruoli chiave in un percorso di crescita tecnologica, economisti per gestire al meglio le finanze dei Governi ed alleviare la pressione fiscale ai cittadini e soprattutto elettori responsabili per poter trarre i benefici che i sistemi democratici concedono. Non bisogna scomodare premi Nobel per comprendere le ragioni che spingono in cima alla famosa piramide nazioni come USA, Germania, Giappone e Sud Corea le quali hanno scommesso su se stesse responsabilmente e senza pensare ad eventuali ripercussioni elettorali che alcune scelte impopolari avrebbero potuto causare; in questi Paesi si è osato e si è messa da parte la storia ed il colore politico, ad esempio imponendo ai rispettivi sistemi bancari di supportare con i fatti (e non sui depliant) le imprese ed i cittadini in difficoltà e di finanziare agevolmente e rapidamente startup senza richiedere milioni di documenti e la fedina penale fino alla quarta generazione. Il tanto vantato progressismo non può neanche avere un inizio se a guidare il processo si mettono persone senza una visione aperta del futuro e senza il coraggio di assumere responsabilità al fine spingere il proprio Governo ad osare in un’ottica di lungo periodo. Un capitolo a parte la solita corruzione. Ad ulteriore conferma di questo stato di cose il probabile settantaduesimo Governo Della Repubblica … ai posteri l’ardua sentenza.

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