La dittatura digitale

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Dagli smartphones alla moneta virtuale, come la tecnologia prende possesso della nostra vita- di Antonino Papa-

Quante volte, quando eravate poco più che ventenni, vi siete chiesti come sarà il futuro ?

Credo che la maggior parte di noi della generazione Prima Repubblica, i nati tra gli anni ’60 e ’70, se preferite, avrà fantasticato con amici ed immaginato il tanto atteso 2000 come Spazio 1999, o simile ad una realtà rappresentata in molti lungometraggi di fantascienza.

Tutta questa immaginazione intrisa di desiderio di futuro ha distolto l’attenzione da quale sarebbero potute essere le dinamiche sociali conseguenti all’ascesa rapida della tecnologia ed alle implicazioni derivanti dal conferire il potere alle macchine. Solo in pochi, scrittori, registi e filosofi, hanno affrontato la questione in maniera globale mentre il grande pubblico (gli attori della vita umana del mondo) ha continuato a sognare “mondi automatizzati” ed oggetti futuristici capaci di facilitare la vita di ogni giorno.

In realtà, tutto ciò è già accaduto, ma la rapidità con la quale il mondo si è trasformato è stata tale che potremmo definirla, parafrasando il titolo di un film cult (che non ha nulla a che vedere con la fantascienza ed il futuro), Tutto in una notte  del regista John Landis.

Ci siamo letteralmente addormentati una sera e risvegliati il mattino seguente con internet, smartphones, criptovalute, droni e quasi tutto ciò che abbiamo visto in Star Wars o Quinto Elemento di Luc Besson, tanto per restare in ambito cinematografico.

L’entusiasmo di possedere gli oggetti che immaginavamo da ragazzi ha scatenato una irrefrenabile corsa al possesso che, a sua volta, ha fatto da eco per le aziende tecnologiche che hanno iniziato ad aumentare gli investimenti destinati alla ricerca, produrre ogni anno un modello nuovo dello stesso prodotto (anche con una sola funzione in più) e scatenare un consumismo diffuso e spasmodico.

Questa è soltanto la parte visibile e tangibile del progresso ma, come in ogni cosa, esiste anche un’altra faccia della medaglia ed è rappresentata dall’ormai controllo totale delle vite che hanno gli oggetti su di noi.

È infatti un dato di fatto assodato, ed ampiamente dimostrato, che la crescita della tecnologia ha causato la perdita di posti di lavoro, la perdita del contatto umano, o meglio definito come relazione, sempre minore etica e solidarietà sostituita dai ratings assegnati da algoritmi attraverso computers come quelli a colui che chiede  un finanziamento, senza tener conto se sia una persona moralmente sana o meno;  a colui che cerca lavoro tramite questionari autovalutativi  ma soprattutto, la tecnologia attuale, registra, memorizza, controlla e indirizza, attraverso i sistemi operativi degli smartphones ed i software dei browser, tutto ciò che facciamo durante la giornata, quali sono le nostre preferenze in ogni settore, che tipo di donna o uomo preferiamo, come siamo colorati politicamente e tanto altro.

Inoltre, il progresso tecnologico viene utilizzato in molti paesi del mondo per controllare le masse unitamente al debito, ovvero, spinge a spendere anche se non si hanno i soldi per poi ritrovarci schiavi di banche con i governi che decidono delle vite degli individui e producono il cosiddetto bisogno, spingendo le persone ad assecondare le richieste di chiunque pur di riprendere in mano la propria vita.

Altra criticità è costituita dalla sempre minore occupazione, in relazione alla popolazione mondiale, che di anno in anno aumenta. Ed ecco che si arriva al punto: quanto possiamo reggere, considerando anche lo spazio fisico che il pianeta offre e la necessità di guadagnare per vivere, o sopravvivere?

Quali effetti silenti, latenti, o se volete subliminali, vengono provocati nella mente umana degli individui più deboli psicologicamente ? E soprattutto, pensiamo agli adolescenti i cui videogames  non sono più puri ed innocui, come quelli della nostra generazione, ma insegnano ad uccidere e distruggere tutto e tutti e con mezzi irreali…

Il mondo è drogato in ogni suo ambito, lo sono gli atteggiamenti collettivi che, senza alcuna legge scritta, fanno sì che ogni individuo si pieghi senza accorgersene alla dittatura della tecnologia, avendo sviluppato degli schemi mentali che lo imprigionano come in una gabbia, dandogli l’illusione della libertà.

Le macchine sono frutto dell’uomo e non hanno etica, né sentimenti quali la solidarietà.  E’ necessario che i computers non prendano il sopravvento sul genere umano e che si rallenti il progresso in attesa, che vi sia un sostenibile equilibrio tra “occupazione delle macchine e degli umani” in modo tale che nessuno resti senza lavoro. E  soprattutto, è fondamentale che determinati compiti vengano assegnati ad umani e non alle macchine,  quei lavori in cui conta la relazione.

La tecnologia deve migliorare la vita di ognuno di noi e non sostituirla. A  chi giova questo stato di cose ? Non certo alle masse, paradossalmente bisogna allontanarsi dalla tecnologia e demandare sempre meno alle macchine alcune piccole azioni quotidiane,  come una disintossicazione che ripulisca la nostra mente e ci riporti alle nostre naturali inclinazioni, ovvero alle relazioni tra umani.

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