Caos istituzionale, stabilità sempre più lontana

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di Antonino Papa-

Il periodo che stiamo vivendo è caratterizzato, oltre che dai segni di ciò che ha lasciato dietro di se il coronavirus, da altrettante crepe e derive autoritarie e non che stanno trascinando il Paese in un disordine sociale ed economico senza precedenti.

L’instabilità è sempre stata una costante nell’assetto istituzionale italiano, lo confermano non solo i 72 Governi che si sono succeduti dal 1943 ad oggi (http:// www.governo.it/it/i-governi-dal-1943-ad-oggi/191) ma soprattutto le innumerevoli derive (o devianze) di parte delle istituzioni che si sono avvicendate parallelamente alle legislature assumendo tratti e forme di svariata natura attraverso le quali si è messo un cappio al collo della Repubblica all’estremità del quale è stato legato un macigno che sta lentamente trascinando nel fondo del mare il nostro Paese.

I cittadini (da tempo immemore ormai) non hanno più fiducia nelle istituzioni, l’astensionismo elettorale è in costante crescita e coloro che decidono di votare o lo fanno per odio nei confronti di avversari politici, o perché preferiscono il meno peggio al vuoto istituzionale o perché hanno interessi di natura clientelare; sono veramente in pochi coloro che sono realmente consapevoli di quali conseguenze ha il  voto, a prescindere dai colori, e che si recano alle urne con convinzione.

Questo stato di cose non è altro che la conseguenza di anni di cosiddette ruberie, deviazioni di organi di controllo, corruzione imperante ad ogni livello e politici che non sono degni di esser definiti tali, gli spettacoli (di ogni colore) cui assistiamo in media ogni 12 ore sono da repubblica sudamericana guidata da guerriglieri, basti pensare agli ultimi accadimenti in ambito giudiziario o alle passate infiltrazioni criminali ad alti livelli istituzionali ed alla preponderanza della corruzione alla quale non si pone mai un freno e così via, insomma amenità che conosciamo tutti nei minimi dettagli, anche perché i media, siano essi carta stampata o TV, social o blog, dedicano ogni giorno l’80% dei loro palinsesti e del tempo a loro disposizione alla politica. I cittadini non ne possono più.

Se in passato siamo riusciti a cavarcela perché abbiamo avuto qualche raro esempio di politico autorevole e coraggioso oggi, ed intendo oggi 27 maggio 2020, neanche il Presidente della Repubblica muove un dito per riportare ordine nel caos che ci sta mandando a fondo.
La popolazione è divisa ed è come in una guerra civile virtuale che si combatte su social e media ma con enormi probabilità che possa arrivare nelle strade.  Quando si arriva a questi livelli di disordine istituzionale si è quasi in regime di anarchia, o se preferite, regime vero e proprio focalizzato sulle necessità di tenere a galla le famose caste che tutti volevano eliminare ma che sono ancora saldamente ai loro posti.

Uscire da questa palude richiederebbe una maturità che il nostro popolo non ha, altrimenti non saremmo mai arrivati a tanto; resta una spettrale ipotesi di una deriva tale che lascia pensare o a Governi di quella parte sana della Magistratura o, nella peggiore delle ipotesi, ad un’assunzione di potere da parte dei militari.
Non voglio spaventare nessuno ma il quadro è questo se non si corre ai ripari; se anche tra le più alte cariche dello Stato continuano ed aumentano casi di corruzione, abusi di potere, violazioni della Costituzione e così via, senza che nessun controllore intervenga, la strada è segnata, l’alternativa è la gente nelle strade, ci siamo molto vicini.
D’altro canto i Romani con il famoso Divide Et Impera (ed anche attraverso la corruzione) hanno mantenuto il potere per lunghissimo tempo ed hanno conquistato mezzo mondo …

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