VIRUS E COMUNICAZIONE

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Domenica scorsa è esploso il fenomeno coronavirus in Italia.

Nel cercare di informarmi e di capirci di più, in serata ho iniziato a vedere la trasmissione di Fabio Fazio su Rai 2 dove venivano intervistati politici, virologi, sindaci e tutta una serie di personaggi che in qualche modo avrebbero dovuto fare chiarezza sul problema che il nostro paese stava affrontando.

Dopo un paio d’ore ho spento la televisione con la certezza ed assoluta consapevolezza che nessuno ci stava dicendo cose corrette e soprattutto che tutti erano impreparati a quanto stava accadendo.

Il mio dubbio principale è stato: ma se si tratta di un’influenza di cui si conosce poco e non c’è un vaccino, perché si isolano dei paesi e gli si impedisce di vivere in maniera serena ?

Ho trovato profondamente contraddittorio il messaggio che tutti i programmi televisivi, e tutti quelli che operano nella comunicazione in generale, stavano trasmettendo.

Il ruolo di chi scrive e comunica, soprattutto in questi frangenti, è determinante.

Saper spiegare con chiarezza può fare davvero la differenza.

Io, ad esempio, ho trovato folle ed aberrante l’uso della parola CHECKPOINT nel descrivere i varchi di accesso alle zone lombarde e venete che sono state isolate per la quarantena prevista dai protocolli sanitari.

Il termine CHECKPOINT evoca gli orrori della guerra, indica un confine difficile da oltrepassare, ricorda il muro di Berlino in pratica qualcosa di pericoloso e orribile.

Non si possono usare i termini varco, ingresso, zona di verifica….la nostra lingua è ricca di termini analoghi che consentirebbero in maniera più morbida ed efficace di descrivere la situazione.

Altra cosa: giornali, siti internet e tv stanno diffondendo a macchia d’olio cartine con puntini rossi più o meno grandi che indicano i focolai o le zone pericolose del nostro paese.

A cosa serve sapere che in Veneto e Lombardia ci sia un determinato numero di contagiati ?

E’ necessario indicare le zone pericolose e da evitare, in un momento storico in cui l’odio verso l’altro è ampiamente diffuso ?

Giornali, tv e media dovrebbero spiegare cosa fare e cosa non fare per evitare come prendere questa influenza anomala, non dovrebbero fomentare un linguaggio che amplifica sentimenti di diffidenza verso gli altri.

In un mondo globalizzato dovremmo tutti contribuire a costruire un percorso comune che aiuti tutti ad andare avanti.

L’informazione ha e sta avendo enormi responsabilità in questa situazione visto che le notizie arrivate dalla Cina, paese da cui è partita la diffusione di questo virus, sono sempre state incerte e di difficile interpretazione a mio giudizio.

Invito tutti ad usare un linguaggio più adeguato in questa situazione perché ci dovremo convivere per un periodo lungo e nessuno è in grado di stabilire delle regole precise soprattutto se non ne ha le competenze.

 

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