“Una donna in controluce” per conoscere Vivian Maier

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Le donne fotografe hanno un fascino indiscutibile.

Non tanto perché fotografe più o meno capaci ed in grado di raccontare la realtà in un modo tutto personale, il loro fascino nasce nel momento in cui si affacciano in mondo ed in un mestiere che nell’immaginario collettivo è prevalentemente individuato nella figura maschile.

Questo succede soprattutto se le fotografe in questione appartengono ad una generazione lontana, un tempo in cui la fotografia muoveva i primi passi ed il mestiere di reporter era impossibile immaginare che potesse essere appannaggio delle donne.

Ma la loro sensibilità, la loro intelligenza, il loro romanticismo e soprattutto un innato senso della realtà in cui vengono naturalmente immerse grazie al loro istinto materno e protettivo, le rende, spesso, fotografe molto più interessanti e stimolanti di loro colleghi reporter di sesso maschile.

Qualche anno fa vinse il Premio Strega Helena Janeczek, scrittrice tedesca naturalizzata italiana, con il romanzo “LA RAGAZZA CON LA LEICA” ispirato alla figura di Gerda Taro, compagna di Robert Capa, noto fotografo di guerra fondatore dell’agenzia Magnum.

Ora, invece, la casa editrice Solferino ha pubblicato “UNA DONNA IN CONTROLUCE” di Gaëlle Josse, testo a metà strada fra il romanzo e la biografia, che racconta la storia di Vivian Maier.

Vivian Maier, classe 1926, è un caso del tutto a sé stante nel mondo della fotografia: ha conosciuto il successo solo dopo la sua morte.

Di lei si sa pochissimo o nulla, addirittura sul cognome non esistono certezze, ma, una cosa è inconfutabile: il suo archivio di negativi realizzati con una Rolleiflex che ci ha restituito uno sguardo lucido sull’America degli anni 50. Lo sguardo di una bambinaia, perché questo era il suo mestiere, che si muoveva sempre con la sua pesantissima macchina fotografica desiderosa di fermare su pellicola il suo modo di vedere.

Oggi le sue immagini sono considerate esemplari nella street photography, ovvero in quel ramo della fotografia istantanea, veloce, rapida che non conosce mediazioni che ferma il quotidiano e cerca di raccontare i cambiamenti della società. Non ci sono soggetti in posa e nessuna delle persone immortalate e ritratte è consapevole (almeno così sembra) che qualcuno li stia fotografando.

Quello che, giustamente, il testo cerca di raccontare è il mistero che avvolge questa figura che in maniera del tutto insolita è diventata uno dei maestri della fotografia contemporanea,  inconsapevolmente e senza aver potuto godere in alcun modo del successo che il mondo le ha tributato e continua a riconoscerle.

Da leggere assolutamente

Umberto Mancini

 

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