Mio padre e Maradona

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“Ma come è possibile? Sei napoletano e non hai un ricordo con Maradona? Ma che napoletano sei?”

Queste sono le cose che mi sono sentito dire in questi giorni, in maniera amichevole sia chiaro, ma mi sono sentito un po’ in colpa perché è vero, io non ho ricordi calcistici legati a Maradona, ho ricordi privati e volevo avere il mio tempo per condividerli.

Quelle che vedete qui sono due foto realizzate nella Chiesa di santa Maria La Nova, a Napoli, all’inaugurazione di una mostra dedicata all’arte presepiale, l’anno credo sia il 1985. Credo perché non ho memoria a riguardo e perché sulle foto di cui ho fatto la scansione non è indicato nulla.

Come mai ho queste foto? Sul lato sinistro della foto, dietro le spalle di Maradona, si vede una testa calva, piccola e con lo sguardo sorridente di un bambino felice di essere vicino ad un mito.

È mio padre.

Appassionato di arte, di cultura e di tutto ciò che raccontasse la bellezza, aveva messo in piedi un associazione culturale e promuoveva mostre e concorsi legati all’arte. Conosceva molti artigiani specializzati nell’arte presepiale e fu coinvolto nel realizzare questa imponente esposizione nei locali e nel chiostro della chiesa partenopea. Quei giorni in casa c’era una frenesia indescrivibile: il telefono che squillava sempre, mia madre che si preoccupava solo di cosa dovesse cucinare, mia sorella era piccola e forse non ha memoria di tutto ciò, ed io ero solo un adolescente che viveva tutto intensamente alla ricerca della mia strada. Poiché le feste natalizie si avvicinano e visti gli interessi di mio padre, ci tengo a precisare che io non amo il presepe, sono più per l’albero di Natale. Sono fatto così, ma questo poco importa.

Quello che mi piace immaginare di queste foto, guardando Maradona, è che lui fosse stato trascinato in quel contesto e che ci sia andato per grande curiosità. Forse, dal suo punto di vista, conoscere cosa fosse il presepe napoletano lo avrebbe aiutato a capire meglio la città in cui stava andando a vivere un pezzo importante della sua vita.

Sorride e non su un campo di calcio. Sembra contento, interessato ed incuriosito da quello che stava vivendo e vedendo, e mi piace immaginare, da suo grande ammiratore, che soffermarsi ad ammirare una cosa bella anche se solo per pochi minuti potesse aiutarlo a confrontarsi col mondo. Mi piace immaginare, e spero che sia così.

Purtroppo i media tradizionali se parlano del privato di Maradona, accentuano per lo più gli aspetti cupi e negativi, il torbido che lo ha coinvolto e che non ha saputo gestire forse perché insicuro e circondato da persone interessate unicamente ad usarlo.

In queste foto ci vedo un lato diverso ed insolito che non tutti conosciamo e mi piace pensare che in qualche modo ed in maniera del tutto inconsapevole, mio padre abbia contribuito a fargli apprezzare la bellezza. Ora stanno insieme da qualche parte e mio padre con la sua logorrea starà certamente cercando di spiegargli perché il presepe è importante, o perché i pastori di pregio hanno la testa in terracotta. Maradona magari lo ascolta pure, e col capo acconsente per educazione anche se probabilmente vorrebbe mandarlo a quel paese: ora dobbiamo fermarci, e godiamoci questo momento. Forse con queste parole cercherebbe di fermare le chiacchiere sull’arte di mio padre. A Diego che forse mi sta leggendo gli chiedo di avere pazienza: è un rompiscatole, lo so perfettamente, ma è un’ottima persona.

Perché parlo di queste cose in una rubrica dedicata alla fotografia? Perché è questo che deve fare la fotografia: testimoniare, emozionare e raccontare. E quando troviamo fotografie un po’ accartocciate, vecchie, polverose e datate, fermiamoci a guardarle perché la memoria è un pezzo importante della nostra vita.

 

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