Il sodalizio fotografico unico e irripetibile di Anton Corbijn e gli U2

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Per gli amanti della musica quest’anno ricorrono diversi anniversari: si è parlato a lungo dei 50 anni di SGT PEPPERS dei Beatles, ma ricorre anche il trentennale dell’uscita di THE JOSHUA TREE degli U2, l’album che ha portato la band irlandese ai primi posti delle classifiche di tutto il mondo.

Non parlerò di musica, ma questo trentennale è lo spunto per parlarvi di Anton Corbijn, fotografo olandese vero e proprio deus ex machina della comunicazione degli U2 e punto di riferimento anche per un altro gruppo importante come i Depeche Mode. Non a caso sono le due band “mainstream” che restano degli anni 80. Tutti gli altri non hanno avuto lo stesso successo.

Anton Corbijn è considerato tra i più importanti ritrattisti degli ultimi anni. Celebri i suoi scatti a moltissime star internazionali. Personalmente amo una foto leggermente sfocata di Isabella Rossellini scattata a New York. Una foto che considero tra le più belle che abbia mai visto.

Tra i fotografi che sono diventati celebri negli ultimi anni Anton Corbijn è quello che più di altri riesce ad imprimere la sua firma, la sua cifra stilistica che rende gli scatti che realizza riconoscibili come un marchio di fabbrica. Guardi un suo ritratto e capisci immediatamente chi lo ha realizzato. Uno stile fatto di forti contrasti, sia nel colore che nel bianco e nero. Immagini spesso sfocate ma, proprio per questo “difetto”, evocative e perfette per raccontare di musica e di arte in generale a cui conferire un ulteriore valore estetico.

Giusto per farvi capire, e visto che chi scrive ama molto gli U2, prendiamo a riferimento due album, e quindi le due copertine, di questa band: THE UNFORGETTABLE FIRE del 1984 e THE JOSHUA TREE l’album uscito nel 1987 di cui quest’anno ricorre il trentennale.

Visualizziamo la copertina dell’album del 1984: una copertina completamente porpora/viola, un colore difficile da classificare e al centro una foto onirica, dall’atmosfera sognante ed evocativa. In basso 4 figure che, immaginiamo, siano i componenti della band. Sono loro! Una foto assolutamente poco definita o meglio, se definisce qualcosa, è la perfetta introduzione ad un disco dalle atmosfere cupe e distorte. È la porta d’ingresso per comprendere da subito il suono intrappolato in quei microsolchi. Corbijn riesce a comunicare, con la semplicità apparente di quello scatto, incorniciato da una grafica minimalista, fin dal primo sguardo dell’osservatore/ascoltatore, il contenuto del disco, l’essenza della musica, tanto sperimentale quanto  innovativa, degli U2.

Dopo qualche anno, il gruppo sempre pronto, in quegli anni tanto creativi, a rimettersi in gioco e a percorrere sentieri sconosciuti, cambia completamente registro e pubblica il nuovo album THE JOSHUA TREE,  un album dove, a differenza del precedente, a fare da padrone sono le canzoni con le loro melodie e i loro testi. Ogni brano di questo disco è entrato nelle Top Ten di tutto il mondo. Un disco di canzoni potenti, efficaci e dirette eseguite con basso, chitarra, batteria e voce. Una formazione essenziale per canzoni da ricordare. Corbijn è chiamato per raccontare proprio questo. Qualcosa di essenziale e di potente che colpisca con immediatezza l’immaginario di chi avrebbe amato questo disco. Copertina nera, una foto panoramica in bianco e nero molto contrastata come nel suo stile e la band posizionata tutta su un lato, quasi un’intrusa, come se si trattasse di un dettaglio in un paesaggio scarno ed essenziale, ma un dettaglio che cattura tutta l’attenzione dell’osservatore. Due bordi sottili dorati staccano la foto dal resto del fondo, a mettere in evidenza qualcosa di prezioso come l’identità di una band che ha scritto la storia della musica rock.

Ad osservarle bene le due copertine hanno un’impostazione molto simile eppure Corbijn non si ripete, da vero artista qual’è, gestisce molto bene la sua arte e sa come usarla per fare in modo che foto apparentemente semplici ed essenziali veicolino esattamente il messaggio che la band vuol trasmette con la propria musica e le proprie canzoni. Il gruppo è lo stesso, gli album sono totalmente diversi, addirittura opposti tra loro, e Corbijn riesce nell’intento di comunicare perfettamente la forza, la credibilità e l’identità di una band che avrebbe potuto fare ciò che voleva, andare in direzioni sempre diverse e al contempo rimanere se stessa, sempre riconoscibile, come solo la sua arte fotografica è in grado di fare.

P.S. “The Joshua Tree” non è il mio disco preferito degli U2, “The unforgettable fire” per me è il loro disco migliore. Ci tenevo a precisarlo.

Umberto Mancini

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