Il ritorno di CECITA’ di Saramago

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Ho sempre detto e pensato ( e ne sono fermamente convinto) che praticare la fotografia a qualsiasi livello, sia professionale che per puro diletto, può essere una vera e propria condanna.

Con gli occhi si scava, si cerca qualcosa di nuovo, ossessivamente ci si guarda intorno e si è pronti sempre a dare nuova vita a cosa che si conosce già. Se poi la fotografia diventa un lavoro, aumenta l’inquietudine perché non ci si può fermare e l’occhio ha bisogno sempre di nuovi stimoli e di nuove luci da vedere per poterle fermare.In quest’ottica, la vista è uno dei cinque sensi che può rivelarci cose inaspettate.

Faccio queste riflessioni proprio in questi giorni sospesi che tutti stiamo vivendo, perché nelle classifiche dei libri il romanzo CECITA’ di Saramago è tornato ai primi posti delle classifiche di vendita dei libri.

Il libro parla di una città sconosciuta, in un periodo imprecisato, dove abitanti senza nome vengono improvvisamente colpiti da un virus che li priva della vista, con conseguenze disastrose e drammatiche.

Solo una donna non perde la vista e per poter sopravvivere tra gli orrori della società in cui è ambientata la storia, è costretta a far capire che anche lei è cieca.

Il libro è davvero bello e se non lo avete letto ve lo consiglio. Non vi racconto tutta la trama perché spero vogliate leggerlo.

Le riflessioni che mi sono posto in merito al ritorno in auge di questo libro datato 1995 sono diverse, ma la cosa che mi inquieta è la seguente: perché abbiamo bisogno, in un momento così particolare della nostra società, di leggere un testo così duro e drammatico dove di fronte ad un virus tutti riveliamo i lati peggiori di noi ?

Abbiamo bisogno di capire cosa ci aspetta ? Vogliamo capire chi siamo ? O , più semplicemente, abbiamo bisogno di vedere cose che non sappiamo codificare ?

Io non lo so perché questo testo abbia trovato nuova vitalità nelle librerie, ma una cosa è certa: Saramago e la sua fantasia profetica invita tutti a non soffermarci, a guardare meglio quello che abbiamo intorno.

È un’invito alla riflessione sui tempi che viviamo, CECITA’ racconta come una società futura possa essere disastrosa se non c’è solidarietà.

La donna (tutti i personaggi del libro non hanno un nome proprio) che non viene colpita dal virus è l’unica costretta a vedere cosa può diventare una società dove tutti ci allontaniamo e ci evitiamo, la CECITA’ è uno terribile virus.

Da quello che leggo sui social in questi giorni, dalle notizie che si diffondono attraverso i media, ho la sensazione che la CECITA’ sia già fra noi.

Non sappiamo vedere, non osserviamo, leggiamo con fretta e non approfondiamo perché conoscere vuol dire vedere, e noi non vogliamo vedere.

La CECITA’ è quello d cui siamo affetti , è un virus che ci ha colpito e non ce ne siamo accorti.

Non è un caso che nel romanzo del premio Nobel sia una donna l’unica a vedere e a non essere colpita dal virus: è un elogio alla vita anche in un momento drammatico e atroce che speriamo tutti passi quanto prima.

Saramago ha scritto un romanzo di fantasia, profetico e ricco di spunti di riflessione terribilmente attuale. Uno scrittore che dimostrato di conoscere i tempi in cui viviamo ed è per questo che ha vinto un Nobel per la letteratura.

Umberto Mancini

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