Fotografia, Memoria e Famiglia

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Questo tempo lento che siamo stati costretti a vivere, ha sicuramente avuto molti lati negativi, soprattutto sulla nostra società.

Ma, mi sono chiesto, possibile che fermarsi, stare a casa, rallentare i nostri ritmi, godere delle piccole cose ed apprezzare la quotidianità non abbia lati positivi? Risvolti piacevoli?

Riprendere in mano le redini del tempo e rallentare la corsa, personalmente, mi ha riportato indietro negli anni e soprattutto ho avuto modo di ripercorrere l’albero genealogico della mia famiglia attraverso le immagini dimenticate negli scatoloni del ripostiglio.

È un tema che ho già affrontato più volte ma che “grazie al Covid” ho avuto modo di verificare la certezza dei miei pensieri.

Ho riaperto con piacere queste scatole ed ho scavato tra foto in bianco e nero che non conoscevo e che avevo dimenticato per pigrizia e mancanza di tempo, ma soprattutto perché la cosa non mi incuriosiva più di tanto.

Invece, mi sono trovato costretto a ricordare il mio passato, le mie radici e la mia memoria. Ho ripercorso le radici lucane della mia famiglia attraverso immagini antiche, altere, seriose e mai spiritose perché a quei tempi (parliamo di anni 50 e 60) fermare la memoria era una faccenda tremendamente seria e fondamentale. Chi scattava sentiva il dovere di fermare il tempo su di un pezzo di carta e sapeva che quel pezzo di carta (la fotografia) diventava la preziosa testimonianza di un momento fondamentale del soggetto immortalato. Chi veniva fotografato era consapevole che stava consegnando al tempo una parte fondamentale di sé e cercava di farlo al meglio esibendosi e mettendosi in posa nel migliore dei modi.

Fare una fotografia non era un facile istante frutto di un veloce click che si poteva cancellare nella memoria di uno smartphone. Fare una foto voleva dirsi mettersi in posa, aggiustarsi, esibirsi e poi portare i rullini a sviluppare ed aspettare diversi giorni prima di verificare la bontà e la qualità del risultato.

Ho capito che i nostri parenti ci tenevano incredibilmente a far capire chi erano, e sapevano che con una testimonianza cartacea stavano facendo qualcosa di importante da trasmettere alle generazioni future. Forse non erano colti, laureati ed in pochi avevano studiato. Ma erano saggi, intelligenti e pratici; consapevoli che il tempo non va cancellato ma fermato e ricordato per far conoscere ed apprezzare i tempi a venire.

In sintesi: stampate le fotografie, conservatele, curatele e trattatele bene: sono la memoria dei vostri parenti e racconteranno al futuro la storia dei tempi che stiamo vivendo

Umberto Mancini

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