È morto Douglas Kirkland

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Un altro grande fotografo ci ha lasciato.

Sembra che da qualche tempo a questa parte, chi pratica la fotografia a vari livelli, sia obbligato ad assistere al definitivo passaggio generazionale. I “grandi vecchi” di quest’arte siamo costretti a ricordarli attraverso le parole e la testimonianza di quanto hanno prodotto lungo il percorso della loro luminosa carriera.

Eleganza. È solo con questo aggettivo che è possibile definire il lavoro di Kirkland, divenuto famoso sicuramente per avere avuto la fortuna di immortalare alcune tra le più importanti celebrities del nostro secolo (e non solo). Molti in queste ore lo ricordano, giustamente, per le immagini intense ed iconiche realizzate a Marylin Monroe. Fotografie che fanno parte dell’immaginario collettivo di tutti noi e che difficilmente potremo dimenticare: il mistero e la magia di Marylin avvolta da un lenzuolo bianco è sicuramente l’immagine più volte usata per raccontare la vita, i tormenti e le passioni di Norma Jean. Propria quella immagine lo riconduce alla scuola di Irving Penn di cui fu allievo.

Kirkland è stato “special photographer” per 2001 Odissea nello spazio, capolavoro di Stanley Kubrick; il regista lo volle non come fotografo di scene ma lasciò libero il fotografo canadese di sentirsi libero di raccontare quello che accadeva sul set di quella pellicola, consapevole che stesse lavorando ad un film difficile e fuori dagli schemi, pellicola universalmente considerata uno dei capolavori della cinematografia.

Tra le celebrities immortalate Brigitte Bardot, Michael Jackson, Sofia Loren, Catherine Deneuve e Angelina Jolie. Alla Mostra di Venezia nel 2014 A life in pictures, fu una mostra-evento da lui stessa inaugurata, prodotta da Vanity Fair, rivista con la quale collaborò a lungo. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra i quali LUCIE Award for Outstanding Achievement in Entertainment Photography. L’archivio di Douglas Kirkland raccoglie una serie sterminata di testimonianze visive sulle celebrità di Hollywood e la sua cultura degli ultimi 50 anni.

Le immagini di Kirkland diventano importanti nella cultura contemporanea non solo per il valore dei personaggi ritratti, ma per la semplicità e l’eleganza che le immagini contemporanee sembrano avere smarrito. L’uso del bianco e nero per raccontare l’essenza delle cose, senza fronzoli e senza sovrastrutture, il colore avrebbe disturbato la sua idea di composizione e bellezza.

Un ritorno alla sobrietà e alla semplicità, questa in definitiva è l’eredità che lasciano le sue immagini.

Umberto Mancini

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