Differenze fra selfie ed autoscatto: ROBERT MAPPLETHORPE

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In alcuni articoli proverò a spiegare la differenza sostanziale fra selfie ed autoscatto, ovvero il “selfie” ante litteram.

Partiamo da autoscatti celebri e famosi che in qualche modo raccontino di più del fotografo immortalato dallo scatto in questione.

Quello che vi presento qui è un autoscatto di Robert Mapplethorpe del 1988. Il celebre fotografo americano morirà nel 1989 a Boston, ovvero un anno dopo circa aver realizzato questa immagine .

Mapplethorpe ha il merito di non aver mai nascosto nulla della sua vita ed in particolare del suo privato, non ha mai mascherato i suoi gusti sessuali e dei suoi eccessi ne ha fatto una chiave di lettura per conoscere il suo percorso artistico.

Un vero rivoluzionario che nelle contraddizioni tipiche della cultura americana, sceglie di esibire la sua natura senza fronzoli e senza orpelli. Racconta in maniera chiara e precisa della sua omosessualità senza paura del giudizio degli altri. Racconta con altrettanta chiarezza e precisone tutto il mondo nascosto dei locali notturni del mondo gay degli anni ottanta e lo fa con immagini a volte crude ma necessarie, perché solo quella che lui sceglie è la strada migliore per raccontare quel mondo.

Un uomo i cui eccessi vengono esibiti nelle più rinomate gallerie ed istituzioni museali del pianeta, perché dietro immagini rigorose, geometriche ed essenziali, nessuno può immaginare si nasconda un personaggio la cui vita è caratterizzata da eccessi e follie.

I corpi fotografati da Mapplethorpe sono più volte collegati alla cultura greca, al senso estetico del corpo e della bellezza che possiamo ritrovare nelle sculture di Zenodoro o Pitagora di Samo, perché quello che vuole raccontare è la vita oltre il sesso ed oltre il piacere, nella bellezza lui vede la vitalità che solo un corpo senza veli può raccontare. Nei suoi scatti c’è il desiderio ma anche le legittime pulsioni vitali di un uomo che aveva necessità di sentirsi vivo e presente.

In questo autoscatto c’è tutto questo: consapevole dell’arrivo imminente della sua fine decide di ritrarsi in maniera essenziale nel suo stile.

Un fondo nero che esalti e metta in risalto i pochi elementi dell’immagine (il suo volto ed il teschio) ma in primo piano c’è un bastone la cui estremità è un cranio perché sa che quella è la sua prossima tappa.

Un immagine semplice e potente che ci racconta la forza di un uomo che vuole mettersi in gioco anche nel momento più atroce della sua vita e soprattutto nella consapevolezza dell’arrivo della morte.

Questa è le differenza fra un selfie ed un autoscatto: il primo resta un’esibizione narcisistica di un momento, l’autoscatto è un racconto profondo e meditato dove l’autore rivela la sua natura attraverso il suo senso estetico.

L’immagine a corredo è stata presa dal web ed è coperta da copyright, l’uso nel presente articolo è a solo scopo divulgativo e non ha alcun fine di lucro

Umberto Mancini

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