Ci ha lasciato il più importante fotografo del secolo: è morto Robert Frank

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Settimana terribile per il mondo della fotografia.-di Umberto Mancini-

Dopo la morte di Lindbergh ci ha lasciati Robert Frank. Non ci sono molte cose da dire: è morto il più importante fotografo del Novecento.

Si spegne a 94 anni il fotografo che più di molti altri ha ispirato milioni di professionisti di questo settore. Confesso che, io per primo, devo il mio amore per la fotografia alle immagini di Robert Frank.

Svizzero di nascita ma americano di adozione, il merito principale di Robert Frank è stato quello di reinterpretare il “carpe diem” che è la vera essenza dell’arte fotografica. Lui non solo cercava di cogliere l’attimo, ma imprimeva ad i suoi scatti il suo istinto, la sua sensibilità, la sua visione delle cose. Imprimeva all’ attimo che raccontava quella che provava nel vedere le cose, non si limitava ad esserne semplice testimone. Se a Cartier Bresson è universalmente riconosciuta la capacità di cogliere l’attimo, Frank cercava nel mondo immagini che raccontassero il suo modo di vedere.

Classe 1924, era amico di Jack Keroauc a cui chiese di scrivere l’introduzione a THE AMERICANS, quello che in molti considerano il capolavoro del fotografo svizzero.

Il volume è uno spaccato dell’america e della provincia americana fatto in bianco e nero ed in maniera asciutta, sobria, essenziale, Frank scarnifica il mito americano e ci restituisce l’essenza delle cose nude e crude. E’ la prima volta che l’america viene raccontata attraverso luci ed ombre come nessuno aveva mai fatto.

Mentre William Klein la racconta usando in maniera estrema il grandangolo esaltando la scena e rendendo il lettore protagonista, Frank racconta un’altra america, la depressione e la provincia in netto contrasto con la grandezza sempre sbandierata degli Stati Uniti.

Altro capolavoro è BLACK, WHITE AND THINGS. Libro diviso volutamente in tre parti, tre corpi completamente diversi tra loro ed in netta antitesi. Ma la capacità visionaria del fotografo svizzero, attraverso questi scatti apparentemente distanti, ci vuole raccontare in che modo gli opposti raccontino comunque la medesima visione delle cose.

Nel 1996 la fondazione HASSELBLAD gli riconosce il premio come miglior fotografo dell’anno e FLAMINGO (edizioni Scalo) è il modo in cui Frank ringrazia chi gli ha voluto dare questo riconoscimento.

Negli ultimi anni si era trasferito in Nova Scotia, in Canada. I suoi ultimi scatti realizzati per lo più in Polaroid sono una testimonianza di come in maniera semplice e potente si possa raccontare quello che vediamo.

Potrei stare qui a parlare a lungo di quanto potenti siano le sue immagini, ripeto, personalmente posso dire senza alcuna esagerazione che è morto una delle menti illuminate di quest’arte. Se amate la fotografia vi invito ad approfondire la sua conoscenza. Non ve ne pentirete

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