Battaglia contro Battaglia

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Nella giornata dedicata per contrastare la violenza alle donne, credo sia giusto dire la nostra su quanto accaduto a Letizia Battaglia, sicuramente la più importante reporter italiana, donna.

Antefatto: Lamborghini, la nota casa automobilistica italiana espressione del lusso e del nostro stile, per realizzare una campagna promozionale dedicata a celebrare le bellezze del nostro paese, commissiona a venti fotografi italiani il compito di elaborare attraverso il loro sguardo un personale racconto del proprio territorio di appartenenza, infatti l’agenzia a capo dell’operazione sceglie un fotografo per ogni regione.

Per la Sicilia viene scelto, giustamente,  il nome di Letizia Battaglia che a 84 anni sceglie, come è nel suo stile di celebrare il marchio automobilistico secondo la sua visione.

Fin qui nulla di strano, un’operazione di marketing come tante altre.

Appena le foto realizzate in Sicilia appaiono sui social assistiamo ad uno dei più feroci attacchi ad una donna per il tipo di lavoro che aveva realizzato, tanto è vero che sia Lamborghini che la stessa Battaglia hanno scelto di cancellare le foto dai social, ma lo hanno fatto troppo tardi perché increduli di quello che stava succedendo ed in rete è facile trovare alcuni scatti realizzati per questa operazione. Anche le foto a supporto di questo articolo sono state prese dal web con l’unico scopo di documentare l’accaduto ai nostri lettori.

Cosa è successo tanto da scatenare le parole più feroci contro una tra le più importanti professioniste del nostro paese? Letizia Battaglia ha scelto, come sta facendo da anni, di usare per quegli scatti non delle modelle professioniste e tradizionali, ma delle bambine siciliane. In alcuni casi delle adolescenti la cui immagine è in netto contrasto con le auto della nuova collezione Lamborghini.

Faccio una premessa fondamentale: non credo che siano le foto migliori realizzate da Letizia Battaglia che ci ha abituato a lavori ben più feroci ed importanti che in alcuni casi hanno documentato pagine importanti della storia del nostro paese. Ma la fotografia in quanto forma d’arte può piacere o meno, e questo è normale.

La sensibilità degli “HATERS” in questo particolare episodio è stata ferita dall’utilizzo delle bambine. Vedendo quelle foto, personalmente, non ci ho trovato nulla di moralmente discutibile, ma in molti associando come al solito donne e motori, hanno visto in quelle immagini uno sfruttamento dell’innocenza. Io, quello che ho visto è che il prodotto da pubblicizzare (l’auto) viene annullato dai volti di queste ragazzine che hanno uno sguardo malinconico e distante, e sembrano a proprio agio davanti la macchina fotografica cercando in quell’apparecchio un momento di rivincita e di affermazione come spesso fanno i ragazzi della loro età strumentalizzando il selfie per affermare il proprio ego. Le automobili sono del tutto secondarie, forse è questo il problema di quelle foto: annullano il fine ultimo della pubblicità.

Ho visto dei volti che urlano la loro presenza rispetto all’immagine consumistica che doveva essere realizzata. Sono le foto di una nonna (Letizia Battaglia ha 84 anni ed è nonna, non dimentichiamolo) che vede negli sguardi di quelle bimbe la loro vita e ricorda, credo, i suoi desideri e la sua voglia di affermazione quando aveva la loro stessa età.

Tutto qui. Invece poiché ci siamo abituati ad urlare, a non approfondire e a non pensare, subito i social hanno dato voce a chi con grande incompetenza e mediocrità non ha avuto il buon senso di capire perché una nota fotoreporter avesse scelto di raccontare il proprio territorio attraverso l’innocenza, trasmettendo un messaggio forte e chiaro: il prodotto che volete comprare non vale tanto quanto il vostro futuro. Chiaramente foto di tale intelligenza e sensibilità, solo una grande donna come Letizia Battaglia poteva realizzarle.

Un risultato gli haters lo hanno ottenuto: in questa operazione ci hanno guadagnato in tre.

1-La fotografa: chi non conosceva le sue foto forse cercherà di approfondire la sua conoscenza

2-Palermo: una città splendida, raccontata attraverso la bellezza e non con scatti legati alla mafia

3-Il marchio: la campagna, in questo caso, è riuscita a rendere tangibile che il lusso è anche bellezza.

Cari haters, con il potere delle donne ci perderete sempre. La prossima volta prima di scatenare l’inferno, contate fino a dieci, è meglio.

Umberto Mancini

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