Il racconto della domenica di Giuseppe Esposito

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Le radici napoletane della costituzione americana- di Giuseppe Esposito-

Nella seconda metà del Settecento, mentre gli americani erano impegnati nella guerra di Indipendenza dagli Inglesi, a Napoli, da una tradizione che aveva radici millenarie nel campo del diritto e della filosofia, era nato il cosiddetto Illuminismo napoletano. Napoletano poiché non assimilato dall’esterno, ma prodotto originale della città che, nel corso del Settecento si era dimostrata come uno dei maggiori laboratori di idee d’Europa. In essa, come in tutte le altre grandi capitali, quali Londra, Parigi, o San Pietroburgo continuavano ad esistere i privilegi feudali ed il lusso sfrenato di nobiltà e clero, mentre la massa plebea continuava a vivere nell’ignoranza. Potremmo quasi parlare di una questione meridionale ante litteram poiché quei privilegi impedivano non solo il progresso, ma mettevano in discussione l’esistenza stessa di una civiltà, essendo il tessuto sociale ridotto a brandelli.

La figura di maggior spicco in quel contesto fu quella di Gaetano Filangieri, con le sue idee riformatrici e innovative diffuse, ancor prima che la rivoluzione francese affermasse universalmente le idee di libertà, uguaglianza e fratellanza. A partire dal 1780 Filangieri dette alle stampe un trattato innovativo, in otto volumi, dal titolo: “La scienza della legislazione” in cui analizzava le linee essenziali  di una scienza pratica che doveva servire da guida nelle riforme legislative da adottare, basata sulla felicità individuale del cittadino, presupposto ineludibile per uno Stato buono. L’opera fu condannata nel 1784 dalla Congregazione dell’Indice, ma ebbe una enorme fortuna in tutta Europa con traduzioni in tedesco, francese, russo, spagnolo e svedese.

Nel frattempo, dall’altro lato dell’Atlantico la guerra di Indipendenza americana, iniziata nel 1775, si concludeva nel 1783, con la sconfitta degli inglesi e col Trattato di Parigi. Nel frattempo si andava elaborando una costituzione di cui dotare la nuova nazione costituita, allora, da solo 13 stati. Il principale estensore di quel documento, oggi considerato uno dei massimi esempi di libertà istituzionale, fu Benjamin Franklin, già ideatore della Dichiarazione di Indipendenza del 1776.

Franklin conosceva l’opera del Filangieri fin dalla pubblicazione del primo volume della Scienza e la considerava un modello cui ispirarsi sia nella redazione della legislazione criminale in Pennsylvania sia per la più impegnativa missione di elaborare la costituzione del nuovo stato.  I due non si incontrarono mai ma ebbero un fitto scambio di corrispondenza tra il 1781 ed il 1788. Si preoccupò di far pervenire al napoletano una copia del testo: “Constitutions des treize États Unis de l’Amerique”. Tale copia commentata, di suo pugno, dal Filangieri andò distrutta nell’incendio e nel saccheggio del Palazzo Filangieri , in largo Arianello, avvenuto alla caduta della Repubblica Napoletana nel 1799.

Il tramite tra i due fu l’attachè della ambasciata napoletana a Parigi Luigi Pio, che ebbe modo di conoscere Franklin, inviato a Parigi quale delegato per accreditare la Nuova Nazione presso il re di Francia Luigi XVI. Ma i contatti furono anche facilitati dalla comune appartenenza alla Massoneria che aveva costruito in tutta Europa ed anche in America una fitta rete di affiliati. Luigi Pio oltre che far da tramite tra il suo connazionale Filangieri e Franklin ebbe anche a tradurre integralmente molti passaggi della Scienza della legislazione che furono poi inseriti integralmente nella nuova Costituzione Americana. Il luogo di incontro tra Luigi Pio e Franklin era il gran Caffè parigino, Le Procope, celebre ritrovo degli intellettuali francesi dell’epoca, rimasto ai giorni nostri immutato e nel quale una targa ricorda la bella storia tra l’illuminista napoletano ed il legislatore americano.

L’ultima lettera, con cui Franklin accompagnava una copia della Costituzione americana, raggiunse Filangieri ormai morente nel luglio del 1788. A rispondere all’amico americano sarà la vedova che dovette comunicargli il triste evento.

 

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