Dal metaverso al nuovo paradigma della finanza: come cambia il mondo

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di Antonino Papa-

Dopo la pandemia che ha fatto da spartiacque tra il mondo “analogico” e quello digitale, o virtuale, sono mutati gli approcci a tutti i settori e la sfera inerente la finanza si rimodella per continuare a dettare le regole.

Silicio, gas, auto elettriche e trasporti a velocità supersonica come Hyperloop, mondi virtuali con transazioni finanziarie reali: sembra fantascienza ma questo presente è già l’inizio del futuro a noi più prossimo.

Un nuovo mondo però che non ha ancora reciso i legami con alcuni elementi primordiali materiali, come appunto silicio e gas principalmente, dei quali non si può ancora fare a meno, risorse fondamentali per muovere gli ingranaggi necessari alla produzione di beni e servizi, ovvero: energia, microchip e dispositivi elettronici.

Probabilmente, quando il metaverso prenderà piede come gli smartphones, faremo a meno anche di parte dell’energia e delle risorse naturali visto che nella realtà virtuale (anche aumentata) vengono riprodotti fedelmente tutti gli ambiti della vita pubblica, privata, sociale, produttiva e finanziaria.

Ma come sempre accade, da quando esiste la moneta, ora elemento essenziale per vivere e sopravvivere, al pari di acqua, aria e pane, anche la cosiddetta finanza globale interconnessa dovrà necessariamente mutare forma ed approccio nell’erogazione dei servizi, soprattutto nella gestione dei capitali e del credito, e confrontarsi con investitori che hanno algoritmi al posto dei consulenti ed aziende ai cui vertici esiste un CEO coadiuvato da intelligenze artificiali.

Sono andato troppo oltre? Assolutamente no se soltanto facciamo un salto nel passato per guardare dal futuro (oggi) come funzionavano le cose nel mondo di prima (o analogico), soprattutto quando non esistevano strumenti finanziari evoluti, consulenza, private e corporate banking in settori specializzati e quando le transazioni sui mercati erano trascritte a mano e richiedevano ore anziché una frazione di secondo come accade oggi.

E soprattutto quando non esistevano le carte di credito (che oggi sono anch’esse virtuali) e non si veniva spinti al consumismo sfrenato con mega offerte da pagare a rate … ovvero ciò che ha fatto indebitare quasi tutti gli abitanti del pianeta e che li ha resi dipendenti dal debito a tal punto da indirizzare la loro vita in funzione di esso.

E poi ci sono i piani alti, le stanze dei bottoni dove i nostri soldi vengono convogliati tramite banche ed SGR (società di gestione dei risparmi) in grandi contenitori che fanno il giro del mondo per poi ritornare sui nostri conti correnti con annessi profitti o perdite. I nostri soldi tengono in piedi le banche che sono le istituzioni finanziarie che tengono in piedi il tessuto produttivo. Sembra un circolo vizioso ma se ci pensate è proprio così.

Come cambia la finanza per restare al passo con i tempi? È questa la domanda chiave ed è questo il tema principe del prossimo decennio; l’innovazione degli strumenti finanziari e dei servizi, i nuovi metodi relazionali tra consulenti (o robo-consulenti) e clienti, tra banche ed utenti.

In verità questa via è stata già intrapresa da tempo nel mondo del credito lasciando decidere ai software (e non più alla conoscenza diretta dei clienti) il merito creditizio, nessuna eccezione se non dettata dai governi per ragioni di emergenze nazionali.

Da qualche anno a questa parte anche l’altra faccia della luna si sta adattando con i questionari auto-compilati dai clienti che da casa e con pochi click (anche se a digiuno di finanza) decidono il loro profilo di rischio e software sofisticatissimi delineano l’investimento ideale che il consulente (o procedure automatizzate) propongono al cliente inviando una notifica tramite la app della banca alla quale il cliente risponde, sì o no, firmando con lo sguardo o l’impronta digitale.

Questa è la finanza del futuro cui dovremo abituarci, impersonale e senza banche fisiche, considerando che la digitalizzazione è inversamente proporzionale alle filiali sul territorio e va di pari passo con la riduzione dei costi immaginate quanti milioni di euro al mese verranno risparmiati eliminando gli sportelli bancari fisici.

Saranno presenti soltanto uffici di rappresentanza la cui locazione sarà a carico di manager territoriali e consulenti dando per assodato che spariranno del tutto in una decina d’anni, o anche meno, i dipendenti bancari a stipendio fisso con prepensionamenti o riconversione in agenti pagati in base alla produzione ed al management di clienti ed investimenti.

Altro aspetto che contribuisce già da un quinquennio all’eliminazione delle filiali fisiche è la totale assenza di documentazione cartacea, o quasi, che consente di aprire conti correnti a distanza ed operare, tornando al concetto di metaverso, da casa attraverso app e computers, come se fossero filiali virtuali tramite le quali eseguire ogni genere di transazione, anche per milioni di euro.

Naturalmente l’unica cosa che ancora rimane da virtualizzare è il cosiddetto cash, ossia il denaro contante, cartaceo, da anni diventato nemico di banche, agenzie delle entrate e banche centrali e pian piano sostituito da carte di credito o debito e da vera e propria valuta digitale (da non confondere con le cripto-valute che sono state un tentativo mal riuscito e non regolamentato a livello internazionale).

Si andrà così anche verso l’eliminazione degli ATM che non avranno più ragion d’essere, quindi altri costi che vengono eliminati.

Ma perché tutta questa corsa all’eliminazione dei costi? Se ci pensate eliminazione di costi significa anche disoccupazione, non solo nel sistema finanziario ma in ogni ambito.

La risposta è semplice:  i cosiddetti margini di profitto si sono assottigliati a tal punto che banche non possono permettersi il lusso di mantenere i dipendenti in quanto per ogni prodotto o servizio venduto il profitto non è più al 100% della banca (o società) ma solo una parte di esso ed il resto diviso nella filiera del collocamento dei prodotti tra agenti, sub agenti, consulenti e società di intermediazione.

Siamo al fatidico bivio in cui bisogna scegliere se produrre pensionati e disoccupazione che non possiamo mantenere o rinunciare a parte della tecnologia e tenere i dieci dipendenti al posto di un computer, e magari redistribuire i profitti in maniera più equa.

Purtroppo non si può perché il processo è già allo stadio avanzato e smantellare tutto per tornare indietro costerebbe cifre improponibili e pertanto, la soluzione, dettata dalla logica, anche se dura da accettare sarà il controllo delle nascite perché la ricchezza è mal distribuita e non è possibile sfamare tutti.

Pertanto, l’altra faccia della medaglia della rapida ascesa della tecnologia che ha prodotto digitalizzazione è dura da digerire e lo è di più se in ambito finanziario perché, come affermato in precedenza, tutto questo mondo è costruito con migliaia di miliardi di noi comuni mortali che sostengono grandi banche d’affari, società finanziarie e di gestione dei risparmi, banche corporate e così via.

Ed il paradosso è che per usare i nostri soldi dobbiamo sottostare alle regole di istituzioni che hanno fatto la loro fortuna su di essi e che hanno automatizzato a tal punto i procedimenti, ed i governi legiferato in loro favore, che la pratica coincide con l’antichissimo detto … non siamo padroni dei nostri soldi ed io mi permetto di aggiungere neanche della nostra vita.

In realtà è proprio così, benvenuti nella finanza globale di terza generazione.

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