Sotto il cielo della Città Eterna sessantamila cuori rossi per “The Boss”

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Energia e grinta, ricordando Nizza-

“ Solo” in sessantamila ad ascoltare The Boss al Circo Massimo.

L’Arena è un luogo magico per una voce magica, quella di Bruce Springteen, gladiatore tra i gladiatori, sessantasettenne che “combatte” con un’energia ed un entusiasmo da vendere.

In un tramonto tinto d’ocra da un sole caldo e splendente, una voce calda ed avvolgente sparge gioia e gusto di vivere nella Città Eterna. Mai luogo è stato più adatto per un concerto che è servito non solo per ascoltare splendida musica ma, soprattutto, per esorcizzare i demoni cattivi che ultimamente con insistenza si presentano alle porte dell’occidente, credendo di riuscire ad annientarci. Impaurirci, si ci sono riusciti, perché la paura è il sentimento che fa più presa sull’ animo umano.

Siamo impauriti, perché il nostro cuore non è invaso da isterismi religiosi, non ci crediamo imbattibili e non contiamo su premi paradisiaci. Ma siamo forti abbastanza da riuscire a vincerla questa paura, aiutandoci anche con la voce e con le parole del Boss che ci ha fatto dimenticare per qualche ora gli orrori che sono intorno a noi. Naturalmente Bruce Springsteen ha dedicato il concerto all’ attentato avvenuto a Nizza, ai fratelli francesi, come lui li ha definiti.

Le canzoni scorrono a lungo, quattro ore di spettacolo ininterrotto, tanti mattoni per costruire una strada che ci porti in cima al mondo, in un paese splendido dove per una volta a vincere sono i buoni!

Springsteen è a Roma per ricordare a tutti il forte impulso vitale delle sue melodie e del suo rock. Esordisce nel suo italiano dal forte accento americano “ si, vi amo … Roma” accompagnato dalle prime note di “ C’era una volta il West” di Ennio Morricone, ed il pubblico impazzisce.

Il pubblico, coinvolto come solo lui riesce fare, ha subito sventolato i cuori rossi in carta, sessantamila cuori, un mare di cuori che sembrano battere all’ unisono sulle note di “New York Serenade”. Più di 30 brani in scaletta per “ The River Tour”. Canzoni che raccontano l’iniziazione alla vita, la ricerca della felicità, canzoni che parlano delle esperienze di questo ragazzo della profonda provincia americana e delle infinite emozioni che l’hanno segnato. Ha superato se stesso in una lunghissima versione di “ Drive all night” che ha cantato con una intensità tale che tutto il meraviglioso e composto pubblico del Circo Massimo, lo ha accompagnato con entusiasmo.

Un’emozione dopo l’altra, ed anche se la voce di Bruce, a fine concerto cala un po’, il Boss non delude nessuno, e quando arriva il momento la folla si carica, le mani alzate a mostrare il proprio “ cuore palpitante” a urlare a squarciagola a seguirlo sempre, perché quello che regala la musica è qualcosa di incredibile perché nella musica non c’è divisione, tutti sono presenti con il solo obiettivo di divertirsi, di lasciarsi avvolgere dalla sua magia e di lasciarsi stregare dalla splendida notte romana. Il Boss è generoso con il pubblico, raccoglie i cartelloni che i fans gli sventolano sotto il palco e ne invita alcuni a salire e ad esibirsi con lui. Come il ragazzo di tredici anni che voleva suonare la batteria perché la sta studiando ed al quale Max Webster ( batterista storico della band di Springsteen) ha regalato le sue bacchette.

Bruce rimane lì sopra per ore, canta, conversa con il pubblico, provoca, lenisce le ferite che ognuno di noi si porta dentro, con canti dolcissimi e malinconici creando un’alchimia stabilendo un impareggiabile clima di condivisione, un senso di comunità che raramente si può vivere ad un concerto con la stessa intensità.

Alla fine Bruce Springsteen fa un regalo fuori programma al suo pubblico, scende a sorpresa, si butta, si fa toccare, non si lascia turbare, si fa i selfie con l’intento di rimanere idealmente in mezzo alla gente, al pubblico, al suo pubblico dal quale si congeda con un :” è bello essere nella città più bella del mondo. Roma …daje” .

E la citta più bella del mondo, con la gente più bella del mondo ringrazia! Alla prossima … Boss.

Rosanna Palumbo

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