Verdi al Verdi. Centocinquanta anni di esecuzioni a Salerno

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Nel 1871 i napoletani accarezzarono seriamente l’idea di avere Giuseppe Verdi come Direttore del Conservatorio San Pietro a Maiella. Se fosse avvenuto; se Verdi non avesse opposto un “No” alle proposte di Francesco Florimo e di tanti altri, il Meridione del Regno d’Italia avrebbe condiviso, con il resto della Nazione, l’opera giornaliera e l’”insegnamento assiduo” (cit. G. Verdi) del più illustre compositore dell’epoca, facendo letteralmente impazzire di gioia i suoi amici napoletani di lunga data e superare quelle “diffidenze” che, non possiamo negare, furono riservate a Verdi in alcuni ambienti napoletani quali, ad esempio, la stessa impresa teatrale che lo ingaggiò per l’Alzira e Luisa Miller; oppure, l’atteggiamento repressivo degli uffici della censura borbonica,  inaspritasi sul finire del regno di Ferdinando II di Borbone, che decretò, di fatto, nel 1858, la mancata messa in scena di Un ballo in maschera e de La battaglia di Legnano.

Nello stesso anno, però,  la censura non aveva impedito di mettere in scena al Teatro “La Flora” di Salerno Rigoletto con il titolo Lionello (mentre a Napoli era andato in scena nel 1853 come Clara di Perth attraverso il rimaneggiamento di Leone Emmanuele Bardare).

Al principio degli anni ’70 dell’Ottocento, inoltre,  un amico di Verdi frequentava Salerno: il pittore napoletano Domenico Morelli che già nel 1868 era stato contattato da Gaetano D’Agostino – aggiudicatario dell’appalto per la decorazione del costruendo Teatro Municipale – per essere destinatario della proposta esecuzione del gran sipario.

Morelli, infatti,  poteva annoverarsi tra gli amici napoletani di Giuseppe Verdi della “prima ora”. Nel 1858-59 aveva realizzato un ritratto del Maestro talmente realistico che, si diceva, gli avesse “tagliato la testa”: un detto, una vicenda, divenuti  persino una caricatura di Melchiorre De Filippis Delfico.

La storia “verdiana” a Salerno inizia così:  dall’”infausto” 1858 all’intitolazione del Teatro. Una tappa fondamentale fu, certamente, l’inaugurazione del Teatro, il 15 Aprile del 1872, che ripropose Rigoletto e si chiuse con la prima assoluta del  melodramma in quattro atti di Bardare-Marzano I Normanni a Salerno:  un “libretto originale” versificato su fonti storiche che, nel finale, evocava – non a caso – un’altra opera verdiana: La battaglia di Legnano.

Grazie anche alla paziente ricerca di Pippo Martelli possiamo dedurre dalla cronotassi delle esecuzioni teatrali delle prime stagioni del Teatro, in particolare,  la predilezione salernitana  per l’esecuzione di opere verdiane, frutto anche di ingaggi e scelte d’Impresa che, spesso, prevedevano le “prime” nei teatri napoletani e, successivamente, la circolazione, nei teatri delle Provincie, delle messe in scena della stessa compagnia o dai principali interpreti del momento.

Rigoletto della stagione  inaugurale, infatti, fu interpretato da Guglielmo Morghen, già protagonista al Politeama di Napoli. Nel periodo dal 1879 al 1945 su sessantasei titoli, ventisei erano riservati a Giuseppe Verdi. Non meraviglia, invece, che nel ventennale dalla prima di Aida a Il Cairo, la stagione 1890-1891, l’opera era anche nel ‘cartellone verdiano’ di Salerno di quell’anno,  in cui spiccavano ulteriormente Il trovatore e La forza del destino.

La fine del secolo donava  alla  città l’aurea di  “ultima” piazza verdiana (in senso cronologico), fecondando il terreno per l’intitolazione del nuovo teatro salernitano a Giuseppe Verdi, avvenuta a tre anni dalla morte del Maestro.

 

Il ritratto di Verdi, caricatura di Melchiorre De Filippis Delfico, 1858da http://www.defilippis-delfico.it

 

 

 

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