Sabato Libri: “Non vi lascerò orfani” di Daria Bignardi

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-di Claudia Izzo-

La morte di una madre è dura da raccontare e ancor di più da accettare. E’ la vita che finisce e che continua in quella dei figli. Pur parlando di una morte, quella della propria madre, Daria Bignardi ne “Non vi lascerò orfani” finisce col parlare di vita. E d’amore. Perché nella vita è sempre meglio dare che non dare.

Capisci che l’unica cosa che conta nella vita è l’amore che puoi dare a chi te lo chiede, che siano figli, i nonni o la prima persona che incontri per strada. Che essere gentili e pazienti conviene, perché quello che non abbiamo dato pesa più di qualunque cosa possiamo aver perso, tempo, divertimento, riposo. Ti illudi che ora che l’hai capito passerai il resto della vita ad amare gli altri.

Forse lo farai. Forse no.

La figura attorno a cui ruota il romanzo è Giannarosa, insuperabile latinista, madre di Daria Bignardi e di  sua sorella Donatella.

 E’ stupido ma è così: ci ho messo decenni a scendere a patti con l’evidenza di non avere una madre complice, ma, in un certo senso, nemica... una donna che la vita ha trattato male, come maltratta tutti, ma lei non aveva saputo reagire…Anche se non ho messo mai in dubbio il suo amore…quanto avrei desiderato una madre che almeno mi dicesse -Vai in quel posto? Che bello, come sono contenta per te-

Il libro si infittisce di ricordi, lo stile è asciutto,  la trama  si allarga ai nonni repubblicani, ai parenti fascisti, allo zio santo, alla casa di San Pietro senza acqua calda, alla nebbia della Pianura Padana, al gatto Alonzo, allo scheletro del soldato in cantina, ai crepuscoli ...che sono ancora lì, perché tutto ciò che si è vissuto contribuisce a formare ciò che siamo.

Ed ecco il delicato rapporto madre-figlia fatto di identificazione e di bisogno di separazione per affermare se stessi.  Un romanzo fatto di ricordi, questo della Bignardi, di foto che diventano color seppia quando a morire è la propria madre creando orfani adulti eppure, “Non vi lascerò orfani” dal Vangelo di Giovanni, è anche la frase presente su una lapide, ed è l’unica sicurezza che una madre lascia quando muore. Una madre sarà sempre con noi.

 

 

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