Presentato all’Archivio di Stato “Il Paradiso di Pastena-Storico Casale di Salerno”

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 di Michele Bartolo-

Dopo la presentazione al Salone dei Marmi a Palazzo di Città, nella prestigiosa sede del Comune di Salerno, il libro “Il Paradiso di Pastena- Storico Casale di Salerno”, scritto dalla professoresse Clotilde Baccari Cioffi e Maria Antonietta Del Grosso, è stato nuovamente al centro di una manifestazione pubblica, tenutasi  presso l’Archivio di Stato di Salerno, moderata da Claudia Izzo, direttrice di Salernonews24.

In questa occasione, alla presenza delle autrici, hanno parlato delle tematiche trattate nel testo la dott.ssa Fernanda Volpe, Direttrice dell’Archivio di Stato di Salerno, il Professore Giuseppe Cacciatore,  Presidente della Società Salernitana di Storia Patria e lo scrivente avv. Michele Bartolo, autore di un piccolo contributo al testo in tema di diritto agrario, unitamente a Cassandra Edmondo D’Amato, che si è invece occupata di aneddoti e storie di vita contadina.

Il libro è stato giustamente considerato dai presenti un fondamentale contributo alla storia di Salerno, molto spesso trascurata e non conosciuta, nella prospettiva di sensibilizzare le nuove generazioni alla conoscenza delle radici della nostra civiltà, esaltando la vocazione agricola del nostro territorio e la dimensione rurale del borgo.

Da questo punto di vista, infatti, nel libro, diviso per capitoli, si ripercorre la genesi e la storia dei casali, dei borghi, delle ville e delle chiese situate nell’area lussureggiante e fertile della zona orientale di Salerno, sino a San Leonardo, talmente ricca di vegetazione e di corsi d’acqua da meritare l’appellativo di Paradiso di Pastena, fulgido esempio della “Campania Felix”, decantata da Plinio nel Naturalis Historia.

Lo schema seguito dal pregevole ed appassionato lavoro di ricerca ed approfondimento delle autrici parte da una descrizione dei luoghi e degli edifici rurali nella loro valenza storica ed architettonica, per poi ripercorrere la genealogia dei proprietari dei fondi, ove essi sono ancora allocati, attraverso un certosino lavoro di selezione e studio della documentazione acquisita presso l’Archivio di Stato, l’Archivio notarile, il Catasto Onciario, l’Apprezzo generale del territorio salernitano, nonché tramite le numerose testimonianze dei discendenti di tali nobili famiglie, espressione della borghesia terriera del nostro territorio. Il lavoro viene arricchito da un preziosissimo corredo di materiale fotografico, realizzato con  passione ed esperienza da  Marco Vitale e Raffaele Cioffi, il cui generoso contributo rende il testo ancor più interessante e coinvolgente.

La ricchezza di notizie raccolte e le molte questioni trattate determinano un costante intreccio tra argomenti di carattere giuridico, storico, architettonico e paesaggistico, tanto da meritare l’attenzione e il convinto sostegno espresso dalle istituzioni civili e religiose, nella persona del Sindaco di Salerno e dell’Arcivescovo Metropolita della città, nonché l’ulteriore arricchimento del lavoro con l’inserimento di riflessioni e testimonianze da parte del Presidente dell’Ordine degli Architetti, arch. Pasquale Caprio, del Presidente dei Dottori Agronomi e Forestali dott. Carmine Maisto, del dott. Pasquale Andria, già Presidente del Tribunale per i Minori di Salerno e del prof. Francesco D’Episcopo, critico letterario.

La frase che ben sintetizza la profondità del messaggio consegnatoci dal lavoro delle professoresse Clotilde Baccari Cioffi e Maria Antonietta Del Grosso è contenuta nell’introduzione scritta dall’on. prof.ssa Eva Avossa, già assessore alla pubblica istruzione del Comune di Salerno: “(..)un’opera che auspico possa essere adottata dalle scuole della nostra città: uno strumento così prezioso ed efficace può trasmettere ai più giovani il gusto della conoscenza e l’orgoglio di appartenenza al territorio(..)”

Non a caso, nella parte finale di ogni capitolo, le autrici mettono a confronto la realtà urbana, economica e sociale attuale con il paesaggio agrario, le relazioni interpersonali e la dimensione del borgo della civiltà contadina di allora: l’insegnamento, rivolto soprattutto alle nuove generazioni, è quello di preservare e riscoprire la purezza e la semplicità della vita  rappresentata da quelle strutture e da quei borghi, spesso dimenticati e offuscati da un processo di  urbanizzazione ed industrializzazione che ha alterato il paesaggio storico, artistico e culturale della nostra terra.

Le autrici ci ricordano che i rapporti, dimensionali e proporzionali, tra i vari elementi del borgo, evidenziavano una forte centralità umana, mentre una civiltà che si trasforma e corre verso la modernità, senza saper proteggere la ricchezza del proprio passato ed integrarla con essa, rischia  di costruire una società in cui l’uomo non è più al centro, ma relegato ai margini dell’esistenza, più fragile, più povero  ed infinitamente solo ed infelice.

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