Le disavventure di un libro che si è trasformato in un best seller

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Qualche giorno fa la BBC, il principale canale televisivo britannico, ha ufficialmente comunicato attraverso i suoi canali social, di aver chiesto a Douglas Stuart di adattare per il piccolo schermo il suo libro LA STORIA DI SHUGGIE BAIN vincitore del Booker Prize 2020.

Uno libro di successo, un testo pubblicato in tutto il mondo che si trasforma in un prodotto per il piccolo schermo. Nulla di nuovo, tutto sembra già visto. Eppure, questa notizia apparentemente priva di qualsiasi clamore ci racconta qualcosa di molto importante.

Il libro di cui parliamo, prima di essere pubblicato, è stato rifiutato per 40 volte. 40 figure professionali della filiera editoriale non hanno capito il valore e le potenzialità del materiale che avevano tra le mani. Un manoscritto letto da oltre quaranta professionisti che non hanno ritenuto opportuno dare vita ad un libro che si è rivelato essere un best seller. L’autore ha più volte dichiarato che la stesura del testo ha richiesto oltre dieci anni di lavoro: difficile immaginare che un periodo di tempo così dilatato non consenta di curare al meglio la stesura di un manoscritto.

Questa storia, dal mio punto di vista ci dice molte più cose di quello che immaginiamo.

Sicuramente il primo insegnamento che possiamo trarne è che bisogna sempre credere nel proprio lavoro. Douglas Stuart non ha accettato compromessi, non ha ascoltato consigli, non ha accettato tagli svilenti il faticoso lavoro da lui creato. Ha seguito la sua strada credendo fermamente nel suo lavoro, e ha fatto bene.

Questa storia rivela i troppi punti deboli dell’editoria. Un comparto che di certo non influisce sul Pil della nostra economia, ma i risvolti della pubblicazione di Shuggie Bain sono un segnale che svela la poca cura nel lavoro a cui si è preposti: tutti i professionisti dell’editoria (americana, meglio specificarlo) non ne escono bene. Non conosco i meccanismi di questo settore nel nostro paese, ma voglio sperare che tutti tengano bene a mente la storia di Douglas Stuart.

Per contro bisogna dire che c’è un eccesso di produzione di libri che non consente di valutare al meglio i manoscritti che arrivano più numerosi di quanto immaginiamo negli uffici delle case editrici. La scrittura resta uno tra i settori che hanno sempre affascinato giovani e non solo, a questo aggiungiamo che la diffusione dei social, che consente di far conoscere e pubblicizzare il proprio lavoro; il fenomeno del “Self-Publishing” che oramai è diventato un mercato parallelo con tutti i suoi pregi e difetti, testimoniamo quanta vitalità ci sia in un settore ancora per pochi: ho 55 anni e già ai tempi in cui frequentavo il liceo si parlava di quanto poco si legge nel nostro paese. Non credo che la situazione sia cambiata, ed il mancato approfondimento incentivato dalla moderna fruizione della tecnologia, croce e delizia dei nostri giorni, di certo non stimolano la lettura che resta un momento di approfondimento e di conoscenza propria e degli altri. Sarebbe il caso che la scuola spieghi il profondo senso della lettura ai ragazzi.

In ogni caso, non volendo e non potendo, approfondire le dinamiche dietro la storia del lungo viaggio del piccolo Shuggie, la principale lezione che possiamo trarre da questa storia è che bisogna sempre credere nei propri sogni, nel proprio lavoro e non arrendersi mai.

Grazie alla determinazione di un ottimo scrittore possiamo conoscere Glasgow e la grande vitalità di un personaggio difficile da dimenticare, e che presto vedremo in carne ed ossa sul piccolo schermo.

Umberto Mancini

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