Giuseppe Tecce presenta a Napoli “Tramonti Occidentali”, tra speranza e rinascita

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di Emanuela Liaci-

“Nel mondo incantato di gioventù, mia piccola stella, sei un raggio di virtù.
Così inizia la filastrocca che Gianna, moglie di Peppe, inventa al momento per coccolare la piccola Fatima, di origine nigeriana, rimasta orfana a soli  nove anni per un destino avverso.

Giuseppe Tecce, autore beneventano del libro “Tramonti Occidentali”, (Graus Edizioni) racconta la storia di un padre nigeriano che decide di raggiungere l’isola di Lampedusa per dare un futuro migliore ai suoi cari.

Il testo verrà presentato oggi, in collaborazione con la produzione di Casa Bagaria, presso il Gran Caffè Cimmino, caffetteria storica nel cuore di Napoli, in via Gaetano Filangieri, alle ore 17.30.

Teatro della storia è l’isola di Lampedusa, tutt’oggi porto quotidiano per tutti i popoli che scappano dalla fame e dalla disperazione, sperando di trovare un futuro migliore.
Argomento attualissimo, dunque, che riempie le pagine dei quotidiani e dei talk show interessati a dar voce ad un problema sociale che non trova risoluzione: l’inclusione.

L’autore di questa storia costruisce una trama in cui un terribile naufragio diventa l’occasione di rinascita per più famiglie, ma, al tempo stesso,  diventa anche l’occasione per un ripensamento delle regole. Peppe Moccia, luogotenente della stazione dei Carabinieri di Lampedusa, un uomo di legge che sta dentro le istituzioni, si spinge al limite, aggira la burocrazia per aiutare Fatima, la piccola protagonista indiretta di questa storia, a non subire traumi, a trovare subito una dimensione familiare che possa accompagnarla nella scoperta dell’atroce verità: la perdita degli amati genitori.

Nell’aiutare Fatima, Moccia aiuta anche se stesso e la relazione con la moglie, levando l’aridità dal suo cuore sviluppata nel corso degli anni per l’assenza di un figlio. Nell’attuale condizione di necessità del mondo, è impossibile non apprezzare la verità che questo libro ci mostra, ossia la possibilità di comprendere quanto sia prezioso il dono della vita e quanto sia importante andare oltre le leggi vigenti che rappresentano un limite pratico ma soprattutto mentale.
Giuseppe Tecce ci insegna la bellezza delle piccole cose e la nobiltà d’animo.

 

BIOGRAFIA DELL’AUTORE. Giuseppe Tecce (Benevento, 1972) è laureato in Giurisprudenza e dal 2001 è presidente di una cooperativa sociale di Benevento che si occupa di servizi dedicati a persone svantaggiate ed emarginate, realizzando strutture residenziali di accoglienza per minori temporaneamente allontanati dal proprio nucleo familiare, per persone affette da disabilità psichica e per migranti. Tra il 2012 ed il 2018 è stato presidente del Consorzio di Cooperative Sociali ASIS nella Regione Campania, specializzandosi nella realizzazione di progetti europei. Si occupa di tutela del territorio, valorizzazione e conservazione del patrimonio culturale e di paesaggio tra il Sannio e l’Alta Irpinia, attraverso l’associazione “I Coccioni”. “Storia di un presidente che si credeva un topo” è il suo primo romanzo, dopo “L’agente della Terra di Mezzo”, il diario di un viaggio in bicicletta nella terra Irpina, e due raccolte di poesie.

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