Al Salone dei Marmi, i Sanseverino Principi di Salerno protagonisti dell’ultimo libro di Maria Antonietta Del Grosso

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Sarà presentato sabato 11 settembre alle ore 18.00, presso il Salone dei Marmi del Comune di Salerno, il libro di Maria Antonietta Del Grosso “La Corte rinascimentale dei Sanseverino Principi di Salerno”, Francesco D’Amato Editore.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco del Comune di Salerno, Vincenzo Napoli e dell’Assessore alla Cultura del Comune di Salerno, Antonia Willburgher, interverranno Giuseppe Cacciatore, Accademico dei Lincei, Presidente della Società Salernitana di Storia Patria, Giuseppe Cirillo, Professore Ordinario di Storia Moderna, Università degli Studi della Campania “L. Vanvitelli”.

Coordina la giornalista Claudia Izzo.

Il testo, frutto di grande passione, è un corposo volume che approfondisce con infinita cura i temi della filosofia politica tardo-umanistica sviluppatasi alla corte signorile dei Sanseverino di Salerno con il Principe  Ferrante e la consorte Isabella Villamarina, grazie agli intellettuali Agostino Nifo e Bernardo Tasso.

Al di là delle Corti rinascimentali settentrionali dei Gonzaga a Mantova, Sforza di Milano, Estensi di Ferrara, Medici di Firenze, Montefeltro di Urbino, vi sono state le corti signorili del Mezzogiorno d’Italia: gli Avalos, i de Cardona, i Cavaniglia, i  Gesualdo, i Sanseverino, “che poco o nulla avevano da invidiare a quelle  assai più famose e celebrate dell’Italia centro-settentrionale” come afferma Francesco Barra, professore emerito di Storia moderna, nell’introduzione del testo.

Le Corti Rinascimentali ci vengono rappresentate dalla scrupolosa e attenta autrice come totale espressione di civiltà, vere fucine, “scuole di comportamento, sedi di alta formazione filosofica, luoghi deputati alle decisioni politiche, palcoscenico delle rappresentazioni del potere e dell’onore, spazio dove chi comandava, esponenti di famiglie principesche, e chi diffondeva la cultura, ovvero i sapienti umanisti, vivevano a stretto contatto, in un rapporto di felice collaborazione, che consentiva di allargare facilmente gli orizzonti del sapere”. Ecco che la forza ed il potere degli “optimi principes” veniva dimostrata non solo con le armi ma attraverso il primato della cultura”; “uomini litterati e di spada”, dunque, che diffondevano bellezza, raffinatezza e consolidavano il rapporto etica-politica. Di qui la bellezza delle opere artistiche, architettoniche e letterarie che venivano commissionate, in uno spazio temporale in cui la filosofia assurgeva a guida per governare, tra teatro, scuole di musica, di ballo. Di qui l’importanza fondamentale dei testi classici e dei loro valori etici che dovevano essere una sorta di freno all’eccessivo potere politico a favore della giustizia e della clemenza dei regnanti.

L’autrice conduce i suoi lettori per mano alla ricerca della presenza dei Sanseverino nella città di Salerno, tra la Scuola Medica Salernitana e i giuristi dello Studio salernitano, tra la residenza urbana ed i fitti legami con l’abbazia palatina di S. Pietro a Corte. Tra antispagnolismo e correnti evangeliche, l’autrice ci restituisce uno spaccato dei Sanseverino che furono conosciuti e apprezzati nelle Corti di tutta Italia fino alla ribellione  dell’ultimo principe di Salerno a Carlo V, “l’aperta ribellione alla Spagna del primo Barone del Regno”. Se sullo sfondo vi è la rivolta napoletana del 1547 contro l’introduzione dell’Inquisizione, assistiamo alla insidiosa persecuzione di Ferrante  da parte del Vicerè don Pietro de Toledo, la  fuga ed il tradimento di Ferrante stesso con la presunta gravidanza della principessa Isabella.

Dunque Ferrante, buon sovrano secondo i canoni della filosofia umanistica, rispettoso della nobiltà, delle autonomie amministrative di ogni città del Regno, sostenitore della concezione politica del baronaggio partenopeo, dimostrando la sua opposizione all’assolutismo dell’Imperatore Carlo V e del viceré di Toledo, resta nella storia il vero portavoce della feudalità meridionale.

 

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