A Salerno il noir si fa donna con “L’uomo di casa”

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Le interviste di Barliario: Romano De Marco.-

Romano De Marco, classe 65, abruzzese, coinvolgente e brillante è stato il secondo protagonista  della rassegna noir più attesa della primavera: “Le Notti di Barliario”,  il SalerNoir Festival, ideato e capitanato da Piera Carlomagno, realizzato insieme ai membri dell’Associazione “Porto delle Nebbie”.

Qui a Salerno, De Marco ha presentato “L’uomo di casa” (Edizioni Piemme), suo ultimo lavoro editoriale, in cui si cala nei panni di Sandra vedova trentanovenne, costretta dalla vita a dover rimettere insieme i pezzi di un puzzle ormai difficile da ricomporre. Sullo sfondo si apre la bella casa di Bobbyber Drive e, su un diverso piano temporale,  a Richmond, in Virginia, la tetra storia dei neonati uccisi.

Ma conosciamo davvero chi ci vive accanto? In un incrocio di presente e passato, verità ed omissioni, bugie e misteri, De Marco passa dal thriller” al noir. Con maestria.

-Se il thriller è un “lunghissimo prologo dell’esplosione di una inquietudine” quanto l’inquietudine stessa può essere produttiva per scrivere?

“E’ davvero fondamentale insieme alla creatività ed all’impegno.”

-Gusto dei particolari, delicatezza espressiva in quest’ultimo noir. A chi o cosa si è ispirato?

“Il noir è ambientato in America, quindi è la successione di questi quartieri americani dell’alta borghesia, la frequentazione di questi luoghi ad avermi ispirato. Poi, una storia nasce da sé”.

-Narrazione al femminile in quest’ultima avventura editoriale: quale il suo rapporto col mondo femminile?

“E’ stato bello. Il cuore di tutte le storie sono le donne. In questo mio ultimo lavoro ho voluto sovvertire le regole, ho giocato con gli stereotipi, per cui la donna di casa diventa “L’uomo di casa” e la donna non è più un corpo contro cui un serial killer si deve accanire. Non abbiamo l’uomo nei panni dell’investigatore come protagonista, ma una donna, Sandra, una donna che lavora ed ha dei figli e vede crollare tutte le sue certezze. Il  male qui passa attraverso una figura maschile. Lavoro benissimo con le donne; ricordo Chiara Beretta Mazzotta editor del mio primo romanzo e credo che le donne nel mondo dell’editoria siano le migliori; il mio agente letterario della casa editrice Piemme è una donna. Per la stesura del romanzo ho avuto utili consigli da … donne ! In primis  da una mia amica, poi da un collettivo di lettura che si riunisce in provincia di Bologna. E’ stata davvero una bella esperienza!”

-Cosa pensa dopo aver scritto un romanzo?

“Scrivo per comunicare.  Dico la verità: tra un solo lettore e grandi guadagni o un milione di lettori ed un euro, davvero preferisco a seconda ipotesi. Dopo aver scritto mi chiedo se sia stato convincente”.

-Più che al crimine in sé, Lei è interessato alle conseguenze del crimine…

“I personaggi chiedono profondità psicologica. L’empatia col personaggio è la chiave del successo di un personaggio. Ho cercato di raccontare personaggi reali, renderli più reali possibile”.

-Prossimi progetti nel cassetto?

“Ho deciso di parlare di tematiche forti: malattia fisica e mentale, episodi di cronaca. Siamo ancora capaci di restare sconvolti e voglio cristallizzare tutto questo”.

-Il prossimo thriller su cosa verterà?

“Parlerò della solitudine della donna tra avventure e chirurgia plastica”.

-Cosa pensa di questo Festival noir salernitano e della città?

“Bellissima iniziativa, un festival organizzato davvero bene, basti vedere i nomi che sono stati coinvolti! Davvero bello, come Salerno. Tornerò! Sono un uomo di mare come voi salernitani”.

Claudia Izzo

 

 

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