Al via il Salerno Jazz and Pop Festival

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di Pierre De Filippo-

È iniziata ieri sera, 19 maggio, la tredicesima edizione del Salerno Jazz and Pop Festival, ospitata dall’accogliente Teatro Augusteo. Un’edizione di “rottura”, così l’hanno definitiva gli organizzatori, che è stata inaugurata dall’esibizione di Paolo Fresu e del suo Devil Quartet, che hanno entusiasmato la platea con le loro sonorità, e dai ragazzi del Conservatorio Martucci di Salerno, diretti dal Maestro Guglielmo Guglielmi.

All’Augusteo la sala è gremita e raccoglie la varia umanità: tante famiglie, tanti giovani, tanti gruppi organizzati, un segnale che fa ben sperare perché consente due riflessioni: il ritorno alla vita normale dopo gli anni della pandemia ed un riavvicinamento, forse dovuto proprio alla pandemia, a quegli eventi culturali troppo spesso poco considerati e sviliti, sostituiti dallo zapping televisivo.

Altra nota interessante: aprono il concerto i ragazzi del Conservatorio Martucci e incantano la platea. Sono giovani, sorridenti, bravi (anche a parere mio, che certo non sono un esperto). Stanno sul palco che è un piacere ed entusiasmano tutti. Voci, chitarre, tromba, sex, pianoforte, batteria, il New Generation Jazz che propongono è un omaggio ai più importanti interpreti del jazz contemporaneo, riveduto e adattato per l’occasione.

Guglielmo Guglielmi li dirige con la passione e la dedizione di sempre e loro riescono perfettamente a trasmetterla al pubblico. Coinvolgenti.

Poi arriva Paolo Fresu col suo quartetto: oltre a lui, tromba e flicorno, ci sono Bebo Ferra alla chitarra, Paolino Della Porta che incanta tutti col suo contrabbasso, e Stefano Bagnoli, batterista e showman.

L’atteggiamento simil-serioso, che il jazz trasmette, viene spaccato da una signora della platea che urla “facci sognare”, che non sarà come lanciare i reggiseni ai concerti rock ma poco ci manca.

Il quartetto fa tacere le parole e fa parlare solo la musica, il suono, l’acustica. Forse anche questo ci fa bene perché “dove non arrivano le parole la musica parla” dice Beethoven, ampiamente citato.

Così come sono tanti gli omaggi, che Fresu introduce con grande ironia: da Giulio Libano – “uno dei più grandi e, puntualmente, uno dei meno conosciuti”, al quale il gruppo ha dedicato un pezzo – a Chet Baker, tra i trombettisti più grandi della storia e, come spesso accade, personaggio ambiguo e pieno di fragilità.

Prima di concludere, un appello importante, che Paolo Fresu lancia dal palco e che io rilancio qui: da oggi, sul suo sito ufficiale, è possibile acquistare dei cd prodotti nel 2013 in occasione dell’alluvione che colpì la Sardagna, la sua terra. Tutti i proventi verranno devoluti all’amministrazione di Cesena, duramente colpita dall’alluvione – l’ennesima – che ha colpito la Romagna in questi giorni.

Un gesto di solidarietà e di attenzione. Un’altra nota positiva in una serata che ne è stata ricca.

E stasera si replica: c’è Ron, col suo grande repertorio, che presenta il suo ultimo tour intitolato “Sono un figlio”.

Ore 21.30, Teatro Augusteo.

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