Vivere per … “postare” ?

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“Vorrei ma non posto”- Eccolo il tempo in cui viviamo: si corre, ci si lamenta dei valori che si sono persi, ma il tempo per condividere qualsiasi post sui social network c’è; WhatsApp, Facebook sono i compagni delle giornate di tantissimi, colmi di foto, fotogrammi rubati alla quotidianità. “Mia madre ha trascorso la vigilia e Natale su Facebook” mi disse un bimbo parlando della sua mamma. Vite sempre più simili a film, sempre meno vere. Adulti come eterni Peter Pan, alla ricerca di isole che non ci sono….

Si “posta” tutto : dalla pietanza al ristorante chic, alle scarpe tacco dodici griffate, acquisto dell’ultimo week end parigino. Dal compleanno, festa, brillante ricevuto nella Grande Mela, postiamo persino la torta fatta portare dall’ hostess in aereo per il compleanno della persona amata. Parola d’ordine : “condivisione”
Tutti devono sapere tutto di noi, anche le cose più intime. Devono sapere che il nostro tenore di vita è “da sballo”. Noi viviamo se ci mostriamo, se mostriamo come viviamo. La foto non manca nell’ attimo in cui firmiamo il contratto con l’editore, il passaggio di ruolo … Mi chiedo come si faccia ad avere sempre qualcuno pronto alla scatto, ma che dico, c’è il selfie! Un intreccio, dunque, di “scena” e “retroscena” che farebbe inorridire Erving Goffman; la “vita quotidiana” non sarebbe più dunque una “rappresentazione”, ma una totale condivisione.

E si finisce col vivere per … “postare”.

“Poi lo sai non c’è un senso a questo tempo che, non da un giusto peso a quello che viviamo, ogni ricordo è più importante condividerlo che viverlo … vorrei ma non posto… ” avrà capito tutto solo la coppia del tormentone estivo J- AX & Fedez ? “E come faranno i figli a prenderci sul serio con le prove che negli anni abbiamo lasciato su Facebook ? ”

E visto che ci siamo, postiamo anche la nostra vita intima.
E’ quanto accaduto a Tiziana Cantone, 31 anni di Casalnuovo, bella, libera e disinibita, impiccatasi con un foulard nello scantinato dell’abitazione in cui viveva con la mamma, suicida per non aver retto alla vergogna.
E’ questa una storia di “revenge porn”, diffusione di video hard in rete da parte di un ex partner o di un nemico. Lo scopo? Pura vendetta. E’ la storia intricata di questa giovane donna, del suo fidanzato, di altri uomini coinvolti nelle riprese, di filmini divenuti virali. La domanda “Stai facendo un video? Bravo!” diviene un “meme”, un’ “ idea, stile o azione che si propaga attraverso la rete Internet, spesso per imitazione e diviene celebre”. E’ stesso la giovane donna a condividere inizialmente su WhatsApp i filmati “osè” con cinque persone, poi, a sua insaputa, il tutto è stato messo in rete. A divenire più famosi dei filmini stessi sono i “cascame”, prodotti deformati, parodie.

Di qui l’apertura dell’inchiesta, la violazione della privacy, la depressione di Tiziana, la voglia di fuggire e ricrearsi una vita sconvolta dai commenti, epiteti, vessazioni, tutto tremendamente ossessivo, che si moltiplica in modo esponenziale nel mare magnum della navigazione in rete. Fino ad affondare, lei.

A nulla servono le sue fughe in Emilia Romagna, Toscana, poi Mugnano. Due i tentativi di suicidio scongiurati nel 2015, poi l’udienza a giugno, la sentenza a settenbre : il materiale in rete deve essere eliminato, i social network pagano le spese legali, ma lei deve circa ventimila euro ai social “perché consenziente”.
Non ha retto e si è uccisa. Ma i commenti incalzano nonostante la tragicità dell’epilogo.
Commentare tutto, ad ogni costo.
Ha fatto scalpore e creato disgusto, quanto postato sulla morte di Tiziana dal musicista di Giffoni Valle Piana facente parte della formazione dell’ Orchestra Sinfonica Claudio Abbado di Salerno. Il post è stato rimosso, le scuse sono arrivate con un post dai toni dimessi, la pagina oscurata, ma l’Orchestra ha preso le distanze e le intenzioni sono di allontanare il musicista dalla formazione stessa.

Ci meravigliamo davvero che a Rimini una 17enne, in totale inerzia per l’alcool, trascinata in un bagno di una discoteca da un giovane albanese, abbia subito un rapporto sessuale, mentre le sue amiche la riprendevano con un cellulare, invece di aiutarla?

A salire sul banco degli imputati deve essere la rete, il web, o l’uso che se ne fa?

Claudia Izzo

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