Violenza sulle donne, Trivelloni: «Snellire burocrazia, troppo tempo dalla denuncia alle misure»

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di Edoardo Sirignano-

Serena Trivelloni, vice presidente Fidapa Sez. Roma Campidoglio, presentando “Liberi di dire”, iniziativa che si terrà nello Spazio Europa a Roma domani, 25 novembre, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, spiega come il vero problema «non è la mancanza di leggi, ma il tempo che passa dalle denunce, ormai sempre più numerose, all’applicazione nei fatti della misura che dovrebbe aiutare la vittima a stare più tranquilla. Basti pensare allo stalking dove dovrebbero esserci provvedimenti immediati o allo stesso allontanamento, che spesso perché in ritardo può risultare fatale. Troppe volte la burocrazia è il mostro da sconfiggere».
 Violenza sulle donne, è in crescita il fenomeno e si sta facendo di più per contrastarlo?
 «Si sono compiuti molti passi in avanti, ma sicuramente le donne non vivono meglio. Durante il Covid si sono accentuate tante problematiche come la violenza domestica. Molte donne hanno perso il lavoro e si sono dovute confrontare con gravi problemi in famiglia. C’è stato, purtroppo, un incremento negli ultimi due anni dei fenomeni di violenza, ancora di più nel 2021. Solo dall’inizio dell’anno sono più di un centinaio i femminicidi. Circa ogni due giorni viene uccisa una donna».
 Oggi c’è un esecutivo alla guida del Paese che tutela e difende le donne?
 «L’attuale governo e il ministro Bonetti, che ho incontrato e con cui abbiamo discusso, si stanno muovendo molto, sia con il Family Act che con il reddito di libertà, uscito pochi giorni fa, che assegna quattrocento euro mensili alle vittime di violenza, sia con altre forme di reinserimento sociale e lavorativo. Non dobbiamo dimenticare che il problema è la prevenzione, ma anche il dopo, ovvero serve assicurare alle vittime un futuro dignitoso. Non è facile, soprattutto dal punto di vista pratico. Mi sembra, pero, che l’attuale esecutivo stia attivando delle misure in tal senso».
 Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a organizzare questo convegno e perché è diverso dalle tante altre iniziative?
 «La sezione Fidapa Roma Campidoglio è molto sensibile al tema. In realtà ogni anno proponiamo un convegno su tale argomento, affrontandolo con sfumature diverse. In particolare abbiamo inteso soffermarci sulla condizione della vittima prima e dopo la violenza. Si differisce dalle altre iniziative, probabilmente, perché stiamo parlando di tutte persone sensibili al problema, avendolo vissuto in prima persona. Anche io sono stata vittima di violenza. Stiamo parlando di chi sa di cosa parla, di chi opera a livello associativo tutti i giorni. Ci sarà Vite Senza Paura Onlus, ad esempio, che è attiva h24 nell’aiutare chi ha bisogno. C’è anche un numero verde a cui si può chiamare e a cui rispondono degli esperti».
 Da vittima di violenza, cosa consiglia a chi purtroppo lo è stato come lei?
 «Nello specifico sono stata vittima di stalking. So cosa significa avere paura di aprire un computer e un telefono, avere il citofono che suona o avere una persona che in modo costante ti mette nel disagio di sentirti in difficoltà o sbagliata. Sono stati due episodi riferibili a dieci anni fa. Ero, quindi, molto diversa. Posso, comunque, consigliare alle donne di non chiudersi. In quella situazione non si può essere lucide e ci deve essere qualcuno che per noi o insieme a noi ci aiuta a uscire da quel momento. Non sono, infatti, le donne a essere in difetto, ma qualcun altro che come noi andrebbe aiutato a capire che qualcosa non va, potendo così risolvere il problema».
 Le donne rispetto a prima, però, sono più propense alla denuncia…
 «Sicuramente! Si parla moltissimo del tema. Lo scopo di queste iniziative, come quella di giovedì, è proprio lanciare un messaggio: bisogna denunciare, non fermandosi al primo schiaffo o al primo episodio di stalking. Non è utile giustificare, andare avanti perché col passare del tempo tutto diventa peggio. Le donne sono più disposte, ma il lavoro è ancora tanto. Le richieste di aiuto sono centinaia al giorno».
 Quale può essere il contributo delle istituzioni?
«Fare ancora più rete con le associazioni del territorio, che quotidianamente operano sul campo e sanno di cosa stiamo parlando e smaltire i processi burocratici con i quali si arriva all’attuazione delle leggi. Molto spesso quando si giunge a tutelare una vittima è troppo tardi. E’ indispensabile semplificare il processo burocratico di tutela della vittima».
 Nel fare squadra, sotto quale aspetto possono esserci miglioramenti?
 «La tempestività dell’applicazione di una legge. Quando una donna denuncia molto spesso l’arco di tempo che trascorre dal momento della segnalazione all’applicazione della misura di sicurezza, che può essere un distanziamento o quant’altro, è lungo. Questo dovrebbero farlo i magistrati o chi per loro. Un giudice stesso mi ha detto in un convegno che si sarebbe dovuti intervenire in tal senso».
 

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