Ursula sempre in piedi

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-di Pierre De Filippo-

Ci sono delle scene simboliche che rimangono nell’immaginario collettivo di ciascuno di noi; frame rapidissimi, schegge di ricordi indimenticabili, fermoimmagine riconoscibilissimi sempre e comunque.

Chi di noi non ricorda il marchesino Eugenio, in piedi e imbarazzato mentre la chiacchierona ciurma di Felice Sciosciammocca e di don Pasquale il fotografo siede su seggioline di paglia, traballanti e acconciate alla bell’e meglio? È cultura, è tradizione italica, è memoria collettiva.

Probabilmente, nessuno di noi, però, si sarebbe aspettati di rivivere la stessa scena a settant’anni dalla prima volta e, soprattutto, in una sede così istituzionalmente importante.

Cosa è capitato? È capitato che la Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ed il Presidente del Consiglio Europeo, il belga Charles Michel, sono stati invitati ad Ankara dal lidér maximo del Paese, Recep Erdogan.

La visita, più di cortesia che di sostanza, arriva in un momento particolare per Erdogan, che sente il suo potere vacillare e che teme che una nuova e devastante ondata di inflazione possa ridurre la loro Lira a poco più di papier hygiénique, sempre per citare Totò.

Poco dopo il loro arrivo presso i Palazzi di Ankara, Erdogan in testa, il gruppetto si è avviato verso la sala – sfarzosissima e sbrilluccicante – nella quale si sarebbe dovuta tenere la cerimonia. Sorrisi e chiacchiere di circostanza, finché giunti in prossimità delle poltroncine, Erdogan non ha fatto cenno ai suoi ospiti di sedersi.

Lui a sinistra, con dietro la bella bandiera turca; Michel – la cui poca galanteria è uno degli argomenti più in voga – a destra, con alle spalle la bandiera europea, e Ursula ad interpretare il povero marchesino.

Dalla bocca le è uscito solo un rumorosissimo “ehm”, come a dire “ci sono anch’io…”.

Erdogan, però, non si è alzato di scatto, urlando “uuuh, scusate. Una sedia alla marchesina Ursula”, no, è rimasto seduto e l’ha invitata a sedersi su un divanetto periferico e fuori da ogni protocollo formale.

L’hanno già chiamato “sofagate”, l’incidente che – riportano voci di Bruxelles – ha visto la Presidente molto offesa per l’imbarazzante situazione nella quale è venuta a trovarsi, sia con Erdogan – dal quale, probabilmente, non ci si poteva aspettare molto di più –, sia dal suo “collega” Michel che, candidamente, s’è seduto senza porsi alcuna domanda.

Oltretutto, volendo seguire il protocollo pedissequamente e volendo fare dei confronti istituzionali, è la Von der Leyen a detenere il potere esecutivo all’interno della UE e ad essere, in un certo senso, l’omologa di Erdogan.

Una gaffe, io credo, più voluta che casuale, più programmata che capitata.

Una “gaffe” che ci porta al vero elemento sostanziale di questa vicenda: l’assoluto svilimento del ruolo delle donne in un Paese che, vuoi o non vuoi, è la frontiera dell’Europa, il suo riferimento più vicino, il pivot del Mediterraneo.

Solo pochi giorni fa, infatti, Erdogan aveva portato fuori il suo Paese dalla Convenzione di Istambul, la sua città più rappresentativa, nata con lo scopo di prevenire e combattere la violenza contro le donne, gli stupri e le mutilazioni genitali femminili. Lo stesso Erdogan, nei primi anni, ne aveva fatto un vanto.

Poi è arrivato il 2016, l’anno del tentato, fallito e, molto probabilmente, inventato colpo di Stato ai suoi danni; un metodo – sostengono gli oppositori – per legittimare ciò che poi è stato: uno slittamento della Turchia verso l’autoritarismo e verso il radicalismo islamista, che ha relegato le donne ad una posizione di totale sottomissione e di esclusione dalla vita politica.

È utile chiarire un concetto: la radicalizzazione religiosa della Turchia è alla base dell’inasprimento dei suoi rapporti con tutto il mondo arabo; per quanto si possa immaginare il contrario, Paesi come l’Egitto di Al-Sisi, l’Arabia di Mohammed Bin Salman, gli Emirati Arabi Uniti e via discorrendo si sono sempre adoperati per evitare che al governo salissero fazioni religiose estremiste, ad esempio i Fratelli musulmani.

La regressione della Turchia è evidente, lo testimonia l’incerta separazione dei poteri, la sempre crescente confusione tra religione e politica. E lo testimonia soprattutto il ruolo, svilente e mortificante, al quale sta relegando le sue donne.

European Parliament from EU, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons

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