Un’ombra scura sul nostro futuro

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di Giuseppe Esposito-

Spente le orgogliose affermazioni dei primi giorni di clausura, durante i quali ognuno si affrettava ad affermare, chissà se con convinzione  meno: “Ce la faremo”, “Andrà tutto bene”, da qualche tempo quelle fiammate di ottimismo sembrano si siano spente.

La realtà ci ha obbligato ad aprire gli occhi e a guardarla in faccia. Ci stiamo accorgendo che il cimento che ci attende non è di poco momento. Il ritorno alla normalità sarà lungo e forse difficile. Non sappiamo nemmeno quale sarà la nuova normalità e sentiamo dentro di noi che non sarà più quella di prima. Anche perché insieme al cauto ottimismo suscitato in noi dal primo allentarsi della morsa del virus e con l’appiattimento della curva dei contagi si comincia a dover  fare i conti con l’economia.

Il lockdown prolungato sostenuto finora e che  ancora dovremo sostenere ha messo in gravi difficoltà l’economia tutta del Paese. Le imprese sono giunte al punto in cui non possono più reggere una ulteriore perdita di fatturato. I lavoratori sono allo stremo e rischiano di non potere più acquistare nemmeno quanto necessario alla sopravvivenza. Lo sforzo che lo Stato dovrà sostenere, per ovviare a tutto ciò,  è enorme, ma non v’è alternativa, se non si vuole che crolli tutto. La solidarietà dei paesi europei stenta ad affermarsi ma sappiamo, nel contempo che da soli non possiamo far fronte allo sforzo per la ripresa. Siamo dunque stretti in una tenaglia in cui rischiamo di rimanere schiacciati. Il pessimismo comincia a serpeggiare ed anche esponenti di spicco quale il leader dei socialisti e dei democratici al Parlamento Europeo, lo spagnolo Iratxe Garcia Perez, si lasciano andare ad affermazioni preoccupate, quali: “Il rischio è  che la crisi del Covid-19 potrebbe diventare una crisi politica dell’intera Unione.”  Parole preoccupanti ma che rispecchiano fedelmente quanto sta accadendo nei rapporti tra i vari partners europei. Non si riesce ad elaborare una solida risposta, alla crisi in atto, basata sul principio di solidarietà.  Il fallimento delle due conferenze dell’ Euroguppo amplifica gli scricchiolii che provengono dalle fondamenta dell’edificio della UE.

Molti sono quelli che scommettono nell’uscita dell’Italia dall’Unione una volta passata la crisi. Dopo tanto discutere l’unico strumento cui vogliono far ricorso i Paesi del Nord Europa, coi tedeschi in testa rimane il tanto famigerato MES. Ogni altra proposta è stata aprioristicamente respinta dai Paesi sostenitori del rigore, senza tener conto dei nuovi scenari causati dalla pandemia. Sembra sempre più che per noi non resti altro che accettare di far ricorso al diabolico meccanismo messo in piedi a Bruxelles. L’incognita risiede nelle condizioni che saremo costretti ad accettare per tale accesso. Senza poi considerare che quei finanziamenti che da soli non sarebbero nemmeno sufficienti a permetterci di far ripartire la nostra economia. Pur tuttavia non possiamo farne a meno. Il MES, come spiega l’ISPI ( Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) può imporre al paese debitore un suo programma contenti riforme, aumento delle tasse, privatizzazioni e molto altro.  L’Europa può cioè stabilire tempi e modi in cui il debito va ripagato, senza che il paese debitore possa aver voce in capitolo. Siamo quindi di fronte ad una vera e propria sottrazione della sovranità nazionale, ad una riduzione di un paese in stato di servitù. Una condizione che un  Paese come l’Italia non può certo accettare. Il fantasma che ci si para davanti è quello della Grecia costretta ad accettare le condizioni del MES nel 2015 e la povertà in cui l’intervento di BCE, FMI e Commissione Europea ha precipitato il paese.

La situazione è talmente grave ed assurda che perfino nella stessa Germania qualche voce contro gli atteggiamenti del governo tedesco comincia a levarsi. È il caso del quotidiano Der Spiegel che, per bocca del suo redattore capo, Steffen Klausmann, ha affermato che: “Il rifiuto tedesco degli Eurobond è non solidale, gretto e vigliacco.”

È dunque in coloro che negli stessi paesi votati al rigore che dobbiamo riporre le nostre speranze? Se è così il futuro si presenta davvero pieno di incognite e di un colore così fosco da far davvero paura. Quelle voci infatti sono per adesso voci di una minoranza di  intellettuali onesti e forse non molto ascoltati dalla maggioranza dei tedeschi che hanno sui paesi del sud Europa non pochi pregiudizi. Per molti di loro infatti, in Italia la mafia sta aspettando quei finanziamenti fregandosi le mani e preparandosi ad approfittarne lautamente. Non ci rimane dunque che affidarci all’Altissimo ed invocare “Domine exaudi vocem meam”?  Mi sembra davvero l’ultima spiaggia e spero ardentemente che si sia ancora in tempo per evitarla.

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