Un periodo di incagli

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-di Pierre De Filippo –

È stato un vento di eccezionale potenza a far incagliare la Mv Ever Given, cargo della compagnia Evergreen, nel Canale di Suez, nella notte tra il 23 ed il 24 marzo.

Un esserino di 400 metri di lunghezza e 59 di larghezza che si è piantato – tronfio e placido – di traverso in quella che resta una delle rotte commerciali più importanti al mondo, collegando l’Asia col Mediterraneo attraverso il Mar Rosso.

L’incaglio della nave, partita dalla Cina e che avrebbe dovuto arrivare a Rotterdam, in uno dei porti più trafficati d’Europa, sta chiaramente impedendo il transito di centinaia di altri mezzi che, a vario titolo, avrebbero dovuto passare di lì. Secondo l’Authority che gestisce il Canale “le perdite ammontano già a 100 milioni di dollari” ma, dopo aver compreso la difficoltà nello sbloccare la maestosa matassa, alcuni osservatori teorizzano e temono che il costo finale potrà toccare anche i 10 miliardi di dollari.

Un bel salasso.

Chi ha visto le immagini non può non essere rimasto stupito: una nave enorme incagliata in mezzo al nulla, se non a due piccole rive di terra, minuscole, infinitesimali rispetto alla mole del cargo.

Strano che qualche complottista non abbia già cominciato a teorizzare qualche magheggio, qualche macchinazione dietro questa sorta di illusione ottica, di allucinazione.

Sarà il nuovo Presidente USA Biden a voler boicottare il commercio cinese con l’Europa? Sarà sempre Biden a volersi vendicare con i mezzi di trasporto, rei di tendergli delle trappole e di farlo cadere – non dalla carica, fisicamente proprio –, saranno le lobby gay?

Sarà quel che sarà ma sta di fatto che la nave è lì e, pare, ci resterà ancora per un po’ di tempo.

Gli incagli, però, sono anche politici e, soprattutto questi, sono sempre dietro l’angolo: prosegue il nuovo corso del governo Draghi, con nuovi nomi per posti di responsabilità ma con una situazione ancora troppo delicata e poco rassicurante.

Chi si incaglia?

Si incaglia  Matteo Salvini, che predica sicure aperture ad aprile e che riceve la piccata risposta del Premier: “se è pensabile o meno [aprire ad aprile], lo dicono i dati…”, che per uno che non parla mai è una bella risposta.

Si incaglia Andrea Scanzi, giornalista de Il fatto quotidiano e negazionista della prima ora, che ha approfittato di una dose senza proprietario per farsi vaccinare, con buona pace delle liste di attesa, delle persone fragili e degli anziani.

S’è incagliata – e questa purtroppo non è una notizia – la regione Lombardia: un disastro senza fina che inizia in primavera con l’accoppiata vincente Fontana-Gallera e prosegue, come un remake con attori diversi, in autunno con Moratti-Bertolaso.

Un vero strazio.

Si incaglia Più Europa, il piccolo partito liberare ed europeista di Emma Bonino, che – come nei migliori parricidi politici – ingurgita il suo leader, che lascia, e delegittima il suo segretario, Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri.

C’è, però, un incaglio che merita più attenzione di altri: quello dell’Unione Europea con i vaccini. È, questo, un argomento sul quale occorre chiarezza e puntualità: la pandemia ci ha colti di sorpresa, non c’è dubbio; nessuno di noi era pronto ad una simile prova e il fatto che in meno di un anno sia stato prodotto un vaccino – inteso come siero, non come “marca” – valido e funzionante deve rincuorarci.

La Commissione europea ha deciso di farsi garante dell’equità sanitaria e di diventare una sorta di grande centrale di acquisti per tutta l’Unione, salvo poi fare caos, disordine e tanti danni.

Le 29 milioni di dosi AstraZeneca, trovate ad Anagni, sono l’ennesimo scivolone: okey, rimarranno in UE, non veleggeranno verso l’Inghilterra, evitando così l’ennesimo schiaffo ma chi avrebbe dovuto controllare, vigilare, sorvegliare 29 milioni di dosi di un vaccino vitale non bel mezzo di una pandemia?

Sono 29 milioni di dosi, mica moscerini.

Il punto, però, rimane sempre lo stesso: le istituzioni europee non godono di piena legittimità, di pieno riconoscimento internazionale perché sempre troppo esposte alle intemperie delle istituzioni nazionali, alla ricerca di consensi e allo scarico di responsabilità.

Finché non si ovvierà a questo problema, l’integrazione europea rimarrà sempre e solo un miraggio.

 

 

 

 

 

 

 

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