Un delitto eclatante

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Di Giuseppe Esposito-

“Un’Europa unita è il miglior modo per garantire Libertà e Pace.”(Altiero Spinelli)-

Nel giugno del 1941, nel pieno dunque del secondo conflitto mondiale si ritrovano, confinati a Ventotene, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, entrambi reduci da vari anni di prigione in quanto antifascisti, sebbene provenienti da mondi politici diversi. Tra i due inizia un confronto che prende spunto da uno scritto pubblicato da Luigi Einaudi una ventina d’anni prima, con lo pseudonimo di Junius e dagli scritti di alcuni federalisti inglesi. Da quei testi parve a Spinelli di poter intravedere una visione di Europa che si concretava non in una nuova ideologia, ma in una proposta di un potere democratico che portasse alla scomparsa di ogni forma di autarchia. Lo scopo era quello di garantire, a guerra finita, la convivenza della Germania con gli altri stati nazionali del vecchio continente. Un problema questo che si trascinava fin dal lontano 1870.

Da queste letture e dal confronto tra due esperienze politiche assai diverse, ex comunista Spinelli e liberale il Rossi nacque l’idea di dar vita ad un Manifesto per l’Europa libera e unita. Nella fase di elaborazione si aggiunsero ai primi due Ernesto Colorni ed Ursula Hirshmann. La tesi del documento che venne fuori si può sintetizzare nell’affermazione che: “Il fine della politica non doveva più essere la conquista del potere in ambito nazionale, ma la creazione di un solido stato internazionale.” Un partito rivoluzionario federalista avrebbe dovuto prendere il posto dei partiti tradizionalmente intesi. Forse un’utopia. Ma il documento portato fuori dall’isola dalla Hirshmann prese a diffondersi tra le fila dell’antifascismo in Italia ed in Europa.

Esso portò nel 1943 alla fondazione a Milano, in via Poerio, Del Manifesto Federalista Europeo e nel marzo del 1945, a Parigi, alla Prima Conferenza Federalista d’Europa. Le basi per una Europa unita erano state gettate. Si giunse poi nel 1957 ai Trattati di Roma. Si era ormai nel dopoguerra ed il tempo dei sogni era cominciato. Quei sogni hanno regalato al vecchio continente il più lungo periodo di pace e di prosperità della storia. Sembrava che l’utopia di quel documento potesse avverarsi e dare davvero alla politica  un’impronta di libertà e di solidarietà.

Purtroppo col passare del tempo e con l’affermarsi di uno sfrenato liberismo di marca anglosassone l’Europa ha preso ad allontanarsi dai suoi principi fondanti. La tentazione delle autarchie nazionalistiche hanno ripreso ad affiorare, soprattutto nei paesi del centro Europa. Da sotto la cenere sono riemerse braci di vecchie derive e suggestioni a mettere in pratica concretamente le parole  dell’inno Deutschland über alles. È come se residui antichi di germi di nazionalsocialismo stiano di nuovo germogliando. Così oggi nel pieno di una crisi senza precedenti e simile, negli effetti, ad un terzo conflitto mondiale, l’egoismo di paesi quali la Germania ed un paese piccolo, popolato da, pochi, cinici mercanti, quale l’Olanda si sono messi di traverso ed impediscono all’Europa di prendere quelle misure che le impediscano di precipitare in un baratro immane, peggiore di quello dal quale il sogno di Spinelli ci permise di riemergere.

Nemmeno un  personaggio del calibro di  Mario Draghi, molto apprezzato dagli stessi sostenitori del liberismo e definito, a suo tempo, dall’ex presidente Cossiga: “un vile affarista e liquidatore dell’industria pubblica” ma che  ha cercato di spiegare a tedeschi ed olandesi che il loro egoismo può essere letale per il continente tutto, è riuscito a smuovere il loro ottuso rigorismo. In ogni  modo  dobbiamo attenderci ormai che l’omicidio  dell’ Europa sarà commesso impunemente, coram populo, in maniera stolta ed eclatante. A ben considerare quella che anima quei paesi sembra davvero una follia e si sa, da sempre, come “Deus dementat quos perdere vult”. (A coloro che vuole rovinare, Dio toglie prima la ragione). Purtoppo con essi saremo persi pure noi. Che dire? È possibile che essi si ravvedano in limine mortis? Non ci è dato sapere con certezza, ma ancora una volta l’esperienza dei padri ci supporta: Spes ultima dea, essi dicevano.

 

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