Un autunno pieno di incertezza. Ma era davvero inevitabile?

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Tra contagi e probabili lockdown- di Claudia Izzo-

Probabilmente c’è solo da dover ammettere che la pandemia non è mai finita e che non tutti l’hanno capito. Questa estate è’ stato più semplice chiudere gli occhi sotto il sole, andare in discoteca per stordirci e non pensare all’ultima primavera trascorsa in isolamento forzato. Ma l’autunno è arrivato. Mentre i contagi aumentano quotidianamente con una curva epidemiologica che si impenna in modo stabile, c’è chi pensa che sia tutto un grande al bluff del Governo per restare al potere.

Il virus faceva il suo percorso, mentre lentamente si procedeva a creare una macchina  organizzativa per fronteggiarlo.  Si sapeva che sarebbe andata cosi. In primavera il virus stava  già scrivendo la sua storia per questo autunno. Ma era poi così difficile prevenire? Tutti troppo impegnati ad organizzare elezioni…?

Il primo lockdown fu ingoiato dal Paese perchè innanzi ad un virus sconosciuto. Oggi, mesi dopo, si sperava di non dover ripensare ad un lockdown. In Lombardia si prevedono 600 ricoverati in terapia intensiva in questi giorni; in tutta la regione  ve ne sono 900 tra pubblici e privati. Giusto per fare un esempio.

Forse ci si aspettava politici meno improvvisati che danno ancora oggi l’idea di non sapere dove mettere le mani. Sottovalutate le previsioni della contagiosità del virus, nonostante i quotidiani interventi di illustri e meno illustri virologi sui canali televisivi, non si è creata  a  una barriera a questo virus con corona, fatta appunto di organizzazione, forza lavoro, strategie. La parola d’ordine doveva essere “arginare i contagi”, prima che l’autunno venisse.

Ora tutto si riversa sui cittadini. Troppo facile chiudere tutto. Questa doveva essere la seconda fase a contagi ridotti, non l’unica cosa da fare perché non si è saputo fare altro. E tutto ricade soltanto sui cittadini stanchi, impauriti e destabilizzati e su coloro che stanno in prima linea, medici, infermieri, insegnanti, sindaci. A noi giornalisti il compito di cercare di interpretare la quotidianità che ci circonda, i fatti che accadono, in modo lucido ed obiettivo. Difficile anche descriverlo questo senso di confusione che si percepisce, dove spesso sono le proprio le idee sul da farsi, da parte dei governanti, a non essere chiare.

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